19/02/09 09:44 | autore: d. s. Stampa

Portalettere: un mestiere a rischio 0

Breve viaggio nella giornata di un portalettere, tra precariato e scarsa sicurezza sul lavoro

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La giornata di un portalettere comincia con il passaggio di una tessera magnetica dentro un piccolo lettore. È entrato, il suo ingresso è stato registrato. Si reca davanti a un casellario e recupera il primo giro della posta destinata alla sua zona. Riviste, giornali, stampa ordinaria. Conduce la pila di carte sulla sua scrivania, dove è montato il casellario delle singole strade che dovrà attraversare, sole o pioggia, fino a esaurimento di tutto quello che avrà incasellato. Poi, in un balletto isterico di passaggi, recupera da un terzo casellario le raccomandate e le assicurate del giorno. Deve registrarle su un apposito foglio, matricola per matricola, cifra per cifra. Deve separare i contrassegni dalle raccomandate semplici, le assicurate dai telegrammi, per i quali compilerà di suo pugno un registro a parte. Dopo la compilazione, deve aspettare che l'addetto alla registrazione si occupi della sua pratica; nel mentre, potrà dedicarsi al secondo giro di posta ordinaria che intanto affolla di nuovo il primo casellario. Dovrà essere bravo a ordinare la sua posta seguendo il percorso delle strade, così da non dimenticare nulla, da consegnare anche la più logora delle cartoline. Elastici, cinte, buste, cartelline, rituali impossibili da decifrare se non si è del mestiere.

Alla fine del percorso, carica quasi settanta chili di posta, se non di più, su un minuscolo carrello di plastica e ferro e si recherà al suo mezzo. Riempie così baule e borsa. Colloca tra le gambe qualche pacco magari troppo voluminoso. E parte, finalmente. I più abili, i più anziani che magari percorro lo stesso giro da anni, conoscono ogni singola situazione, ogni singolo nome, abitudini delle persone che contattano quotidianamente, orari addirittura per andare a colpo sicuro. Al ritorno dovranno consegnare registro e denaro, se ne hanno ricevuto, sottoscrivere decine e decine di moduli, C.a.n., C.a.d., e tutto quello che riguarda la posta giudiziaria, la più comploessa. Ecco. Alle 14.00, se tutto scorre come nel fiume eracliteo, ripasseranno la tessera nel lettore. Torneranno a casa. In realtà, sono pochi i privilegiati che hanno il tempo di imparare il mestiere di portalettere. Ormai, l'abitudine al precariato fa contemplare un orizzonte ristretto fatto di tre mesi di lavoro, al massimo sei, per poi aspettare una nuova chiamata, un'altra opportunità. E così a casa, a volte, si ritorna alle 16.00, quando la posta per il resto della città è solo un ricordo.

Incontriamo Mario Frongia, sindacalista della Cgil, già intervenuto sull'insostenibile congiuntura tra precariato e aumento dei volumi di lavoro riguardante molti degli impiegqati di Poste Italiane.

Qual è la causa di questa prima forma di "insicurezza"?

"L'azienda, per ovvi motivi, cerca personale flessibile. Ma le dinamiche risultano davvero inaccettabili. Allo scadere del contratto di un C.t.d. (lavoratore a tempo determinato ndr.) passano anche due settimane prima dell'assunzione di un nuovo precario: quindi, il lavoro che svolgeva il primo ricade inevitabilmente sulle spalle degli altri. I volumi di posta che arrivano negli Uffici di Recapito non sono certo calcolati sul numero di portalettere a disposizione! Una sorta di "cresta" sui tempi, quindi. La qualità del servizio, ovviamente, ne perde. Il portalettere è un mestiere complicato, e la clientela, per motivi che non è necessario spiegare, gradirebbe vedere la stessa persona a consegnare la posta. Esiste una graduatoria di circa diecimila elementi, ex C.t.d. che hanno fatto ricorso all'azienda e che poi vi hanno rinunciato in virtù di un accordo che prevede entro il 2012 la loro assunzione a tempo indeterminato, che attendono la chiamata dalle Poste. Questo è un serbatoio di personale dal quale evidentemente non si vuole attingere."

Di parere simile, ma da un'altra prospettiva, Massimo Coli, responsabile sicurezza per la Cgil.

Quanto è sicuro il mestiere di portalettere?

"Molto poco, purtroppo. I mezzi che adoperano i colleghi, i Liberty della Piaggio, non sono adeguati dal punto di vista strutturale, sia per il loro peso eccessivo che per la loro scarsa gestibilità: pesano 130 kg escluso il carico di posta. Ma il problema è a monte. In città, ma anche nelle provincia, questi mezzi sono custoditi all'aria aperta, senza riparo, e quindi sottoposti alle intemperie e al freddo, con tutti i problemi tecnici che ne conseguono. Le gomme troppo spesso risultano usurate, e non vengono sostituite nei tempi giusti. I parametri di valutazione dello stato delle gomme non tengono in considerazione che i carichi di lavoro, spesso sugli ottanta kg giornalieri, sottopongono le ruote a uno sforzo che mette a rischio la tenuta anche di una gomma non del tutto usurata.

Chi verifica lo stato dei mezzi?

La verifica sul mezzo viene fatta addirittura dal portalettere in persona. È lui che segnala l'usura e il malfuzionamento: non esiste un supervisore esterno. Poi, mancano i mezzi di sostituzione. Le moto sono appena sufficienti per i portalettere esistenti. Anche i lavoratori degli uffici postali sono esposti a rischio. Basti pensare che moltissime sedi non sono fornite di videosorveglianza, né di alcuna forma di controllo. Ormai le rapine a un ufficio postale non sono più condotte in "grande stile". Vengono compiute per piccole cifre e con grande facilità anche solo per mezzo di un coltello, di un temperino.

Federico Giusti, Confederazione Cobas di Pisa, chiude il quadro generale: "I lavoratori delle poste sono una delle categorie più a rischio in termini di sicurezza. La percentuale di incidenti sul lavoro in ambito postale è altissima, e d'altro canto, sono molto pochi i corsi di aggiornamento per evitare i sinistri e imparare a esprimere un rapporto più sicuro sul posto di lavoro. Ciò nonostante, i carichi di lavoro aumentano e il numero dei lavoratori diminuisce per disgraziate logiche di assunzioni che hanno come unico esito, oltre ad alimentare la piaga del precariato, quello di scaricare il lavoro in più sulle spalle di chi è stato assunto a tempo indeterminato. Come Sindacato di Base ci siamo occupati e ci occupiamo di molti dei ricorsi fatti dai lavorato all'azienda, con sportelli attivi sia a Pisa che a Firenze."

 

 

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