24/02/09 12:28 | autore: Stampa

Circoscrizioni, Lucia Mango: "le nomine dall'alto non servono" 0

Intervista alla ex presidente della circoscrizione 4: critiche al nuovo regolamento che reintroduce i consigli di quartieri

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Lucia Mango è stata Presidente del Consiglio di Circoscrizione numero 4, e in questa veste ha amministrato, nella scorsa legislatura, i quartieri nella zona Sud della città (Stazione, S. Marco, S. Giusto ecc.). La redazione di Pisa Notizie l'ha incontrata, per discutere della nuova proposta - in discussione proprio in questi giorni al consiglio comunale - di reintrodurre a Pisa degli organi di rappresentanza dei quartieri, dopo l'abolizione delle circoscrizioni nelle città medio-piccole.

Cosa pensi dell'esperienza delle circoscrizioni?

Personalmente, sono convinta che sarebbe davvero necessario ripristinare una qualche forma di partecipazione dei cittadini nel territorio. Lo dico anche alla luce dell'esperienza di questi primi mesi di mandato della nuova Giunta comunale: mi sembra palese la mancanza di collegamento tra l'amministrazione e i problemi reali, quotidiani, dei quartieri. E parlo dei grandi problemi, ma anche di quelli più spiccioli: la manutenzione delle strade, la pulizia...

Penso ovviamente alla mia esperienza, alla zona che ho amministrato io, nella parte Sud della città. Se si va a vedere, per esempio, il quartiere Stazione, c'è uno stato di degrado e di "trasando" totale: tutte le richieste che avevamo fatto come consiglio di circoscrizione - l'illuminazione, la manutenzione dei marciapiedi, l'allestimento di bagni pubblici - non sono state ascoltate, e la situazione è ulteriormente peggiorata. E mi sembra che questo sia successo in tutta la città. Si è dimostrato che le circoscrizioni, pur con evidenti limiti, svolgevano alla fin fine un ruolo prezioso di collegamento tra i cittadini e l'amministrazione centrale.

Oggi, la distanza tra gli amministratori e la città si è ulteriormente approfondita. Lo dico per esperienza personale, perché mi capita spesso di incontrare gente del mio quartiere che si lamenta perché la circoscrizione non lavora abbastanza: e ogni volta devo spiegare che la circoscrizione non esiste più. La mancanza di comunicazione è tale, che la gente alla fine non è stata adeguatamente informata sulla fine dei consigli di quartiere: mi è capitato persino di incontrare un poliziotto, che mi chiedeva della circoscrizione...

Come valuti il dibattito attuale in città, e le proposte di ripristino di forme di partecipazione dei quartieri?

Le proposte che sono emerse in questo periodo mi sembrano del tutto inadeguate e insufficienti. Di fatto si sta pensando ad una forma di nomina dall'alto, da parte del consiglio comunale o dei partiti, ma simulando la rappresentanza data dal voto.

Non mi sembra che in questo modo si favorisca la partecipazione: anzi, l'impressione che si ha - è brutto dirlo, ma alla fin fine è quello che viene da pensare - è che queste nuove circoscrizioni siano un modo per dare un posto, per "piazzare" uomini di partito esclusi da altre cariche. Per dare loro un ruolo che altrimenti non avrebbero. E non mi sembra che in questa maniera si risponda ai bisogni della città.

Tra l'altro, basta avere un po' di memoria storica per sapere che modelli di questo genere non funzionano. Prima dei consigli di circoscrizione sono esistiti, a Pisa, dei "consigli di quartiere" che non erano elettivi. Erano comunque una cosa molto diversa da quella che si sta pensando di fare oggi, perché c'era una presenza molto ampia di cittadini, associazioni, gruppi organizzati: eppure, all'epoca si pensò di passare alla forma elettiva, per garantire una partecipazione reale e un ruolo più importante ai consigli.

Oggi, si pensa ad un modello comunque più arretrato rispetto ai vecchi "consigli di quartiere". Ed è evidente che un modello del genere non funzionerebbe. Intendiamoci: so bene che la situazione non è facile, perché è stata la legge Finanziaria ad abolire le circoscrizioni nei Comuni di medie e piccole dimensioni. In qualche modo il Comune ha le "mani legate", perché si trova di fronte ad un divieto esplicito proveniente da una legge. Questo è vero, ma bisognerebbe rilanciare politicamente: avviando, per esempio, una battaglia per modificare proprio questa normativa, chiedendo il supporto dell'ANCI e delle altre amministrazioni. Bisognerebbe chiedere al Governo di ripristinare una forma seria di partecipazione popolare.

In assenza di questo, mi pare che la costruzione di mini-consigli nominati dall'alto non serva a niente e a nessuno...

Insomma, quello che prospetti è un cambiamento della legge... Ma a normativa invariata non si può fare nulla per garantire la partecipazione e la rappresentanza dei quartieri?

Certo, è difficile, perché come ho detto siamo in presenza di un divieto esplicito: la legge non permette di costituire consigli di circoscrizione eletti dai cittadini. È chiaro che serve anzitutto un cambiamento normativo. Se dobbiamo agire a legge invariata, è molto meglio costruire i consigli di quartiere come esistevano una volta, prima delle circoscrizioni: luoghi, cioè, aperti alla partecipazione di chiunque, di tutti i cittadini e di tutte le associazioni. Magari non saranno "rappresentativi": ma almeno potranno favorire il coinvolgimento delle persone. Piccoli consigli comunali nominati dall'alto non mi pare che abbiano un grande senso...

La Redazione

 

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