Un «centro» per l'identificazione e l'espulsione degli immigrati irregolari (CIE) anche in Toscana? L'idea ha cominciato a circolare di nuovo, dopo che la prima proposta - avanzata anche dai consiglieri regionali del centro-destra nel Maggio scorso - era caduta nel vuoto.
Ora, a tornare sull'argomento è direttamente il Ministro dell'Interno, in alcune dichiarazioni battute dalle agenzie stampa nella giornata di ieri. Maroni, in particolare, ha precisato che gli uffici del Viminale stanno studiando le possibili localizzazioni dei nuovi "centri". Ad avere la priorità - ha spiegato il Ministro - saranno le Regioni che ancora non ospitano strutture di questo tipo: un richiamo implicito anche alla Toscana, da sempre contraria all'installazione dei CIE sul proprio territorio. Esplicito, invece, il sottosegretario Mantovano: «Non è ammissibile che quando regioni popolose come la Toscana e la Campania hanno dei clandestini, si apra una caccia al tesoro per trovare un posto in altre regioni».
Le dichiarazioni di Maroni e Mantovano hanno provocato una levata di scudi in tutta la Toscana. Così, mentre molti Sindaci hanno ribadito il proprio NO ai CIE, il Presidente della Regione Claudio Martini non ha esitato a schierarsi con loro: «Condivido pienamente», ha detto ieri in una nota, «il dissenso espresso da vari amministratori locali a proposito della creazione di nuovi Centri di identificazione e espulsione».
E non si tratta di egoismo, di volontà di tener fuori dal territorio strutture "problematiche". Il dissenso di Martini riguarda proprio l'opportunità stessa di governare l'immigrazione con strumenti repressivi come i CIE: «La Regione Toscana» - ha spiegato il Presidente, «ha sempre sostenuto che questi strumenti sono inefficaci, mortificano la dignità delle persone e non risolvono il problema dell'immigrazione clandestina. Quello che chiediamo invece al governo è un impegno forte verso politiche che affrontano l'immigrazione rispettando i diritti delle persone e favorendo l'integrazione tra i popoli».
In effetti, i dati statistici disponibili danno ragione al presidente toscano: i CIE hanno costi altissimi, sono fortemente criticati dagli organismi di tutela dei diritti umani, e risultano inefficaci sul loro stesso terreno (perché sono pochi gli immigrati effettivamente rimpatriati dai "centri"). Ma il Governo, nel decreto antistupri, ha prolungato il tempo massimo di permanenza nei CIE a 18 mesi (contro i due attuali): così - argomentano le associazioni di tutela - queste strutture si trasformano definitivamente in carceri di fatto. Tra l'altro, una commissione istituita dall'allora Ministro Amato aveva dimostrato, nel 2007, l'inutilità della proroga dei tempi di permanenza.
Ma la novità, in Toscana, è che la posizione di Martini sembra condivisa oggi anche dal centro-destra, che invece nella primavera scorsa aveva addirittura sollecitato l'apertura di un CIE sul territorio toscano. Così, sulla possibile localizzazione del «centro» nella zona grossetana interviene il consigliere regionale Alessandro Antichi, annunciando la «ferma contrarietà della PdL a ogni ipotesi di questo genere».
Sergio Bontempelli
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