16/03/09 12:14 | autore: Ezio Menzione Stampa

Confrontarsi con l'omosessualità. Buone pratiche e percorsi inclusivi 0

Esce un bel volume sul tema curato dal CESVOT e da Arcigay Pride! Di Pisa

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L'omosessualità non è un problema, dicono alcuni. L'omosessualità non è più un problema, dicono altri.

L'omosessualità non dovrebbe più essere un problema, dicono altri ancora. Siamo d'accordo con tutt'e tre le affermazioni; anche con la terza, la più cauta, ma in fin dei conti la più realistica. Infatti, a tutt'oggi, nel secondo millennio, in Italia essere omosessuali può ancora essere considerato un problema, non solo da chi non lo è e si fa forte del proprio essere maggioranza, ma anche da parte degli omosessuali stessi, magari perché interiorizzano la tensione e la pressione esercitata su di loro dagli etero, o perché sono privi e storicamente privati di punti di riferimento culturali, di diritti, persino di espressioni linguistiche per dirsi e narrarsi.

Su queste problematiche indaga un volumetto, agile ma tutt'altro che superficiale, pubblicato dal CESVOT (Centro Servizi Volontariato Toscana), riportando le relazioni e gli apparati di un corso di formazione tenutosi a Pisa all'inizio del 2008 su "Accoglienza inclusiva: volontariato a confronto con omosessualità e transessualismo". Il corso era stato organizzato dall'Arcigay Pride! di Pisa e dal CESVOT ed il libro è curato da Marco Michelucci, operatore dello stesso centro e attualmente presidente del circolo omosessuale pisano.

Gli interventi prendono in considerazione tutti gli aspetti problematici con cui ci si può trovare a confrontarsi operando con persone omosessuali. In pratica, i problemi che gli omosessuali e i transessuali possono incontrare nel loro cammino esistenziale. Problemi di accettazione e di definizione di se', problemi giuridici, problemi di discriminazione e mille altri.

Al tema della rappresentazione sociale dell'omosessualità dedica un lungo e bel saggio, a cavallo fra storiografia e sociologia, Pietro Amat, affrontando una questione di fondo: se l'omosessualità sia un dato di natura - ipotesi essenzialista - o sia invece una costruzione culturale e sociale - ipotesi costruttivista. La questione è tutt'altro che secondaria. Non tanto perché nella prima ipotesi ci si troverebbe dinnanzi ad un dato immodificabile, mentre nella seconda si potrebbe incidere sul "farsi" dell'omosessuale: questione tutto sommato abbastanza irrilevante, soprattutto per gli omosessuali; ma soprattutto perché capire che e come l'omosessualità la si è sempre, nei secoli, costruita attraverso meccanismi di accettazione e inglobamento, oppure di marginalizzazione ed espulsione, riconduce l'intera problematica ad un àmbito in cui è possibile incidere su questi stessi meccanismi e dunque migliorare i processi inclusivi. Il che è poi il senso dell'intero libro.

Diversi saggi riguardano direttamente il nodo centrale di come affrontare i problemi che gli omosessuali incontrano o, implicitamente ma più correttamente, i problemi che una società profondamente eterosessuale - e spesso omofoba - incontra nel misurarsi sia con l'omosessualità che con i soggetti omosessuali. Si analizza la carenza di diritti in capo agli omosessuali; i pregiudizi e gli stereotipi con cui quotidianamente gay e lesbiche debbono scontrarsi e come affrontarli; come orientare verso una costruzione di sé più piena e positiva gli omosessuali stessi e così via, con una ricca casistica e riferimenti a casi concreti.

Una parte specifica è dedicata al transgenderismo e al transessualismo con un preciso intervento di Fabianna Tozzi. Il tema, in Italia, trovò una prima sistemazione giuridica (e culturalmente adeguata, almeno per l'epoca) nell'ormai lontano 1982 con la legge 164. Una legge che nello stabilire il percorso per ottenere sia clinicamente che giuridicamente la nuova definizione sessuale, fu considerata assai buona ed infatti ha resistito bene per più di vent'anni. Da qualche anno, però, essa mostra la corda, e risulta inadeguata. Non solo perché il percorso che delinea è assai burocratico e farraginoso, ma soprattutto perché non si confronta con le problematiche del transgenderismo. Non tutti coloro che si sentono intrappolati nel sesso del proprio corpo e desiderano passare all'altro sesso hanno infatti intenzione o necessità di percorrere l'intero itinerario fino all'estremo della demolizione dei propri caratteri sessuali primari e la ricostruzione dei nuovi. Per molti soggetti la costruzione della nuova identità è soprattutto il passaggio al diverso genere (o addirittura un posizionamento, magari anche instabile, fra i due) senza necessariamente giungere alla radicale mutazione del proprio corpo. Per tutti questi casi, che sono la maggioranza, la vecchia legge non è di alcun aiuto, perché lascia intatto il divario fra ciò che da un lato uno è e si sente di essere e spesso appare e dall'altro la risultanza anagrafica: inducendo così profondo disagio nel soggetto ed esponendolo a discriminazione.

Un'ultima parte del libro, poi, è dedicata specificamente agli operatori sociali cui vengono posti problemi riguardanti la non discriminazione degli omosessuali e il loro disagio e per tali operatori - interlocutori privilegiati del libro - si indicano strumenti specifici e concreti di intervento. Ma si può ben aggiungere che il volume è tanto più interessante proprio perché si rivolge soprattutto agli eterosessuali che si trovano a dover maneggiare le problematiche che l'omosessualità ancora comporta (e fino a quando?) nel nostro paese.

 Ezio Menzione

Sciopero generale a Pisa: corteo a Ospedaletto - di Tommaso Fabiani

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