24/03/09 00:35 | autore: Francesco Auletta foto video Stampa

Epifani a Pisa rilancia il ruolo della CGIL 0

Il segretario nazionale della CGIL interviene al Palcongressi parlando del presente e del futuro del sindacato nella società attraversata dalla crisi

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E' Guglielmo Epifani a chiudere al Palacongressi di Pisa l'attivo regionale toscano dei quadri delegati della CGIL in vista della manifestazione del 4 aprile.

Nell'auditorium pieno di lavoratori il segretario generale della CGIL ha parlato a lungo, pronunciando parole nette sulla crisi, sulle politiche del governo e sul ruolo del sindacato in questa fase e nel futuro.

Epifani attacca senza mezzi termini il modo di agire di Berlusconi in relazione alla situazione economica: "Il Governo non vuole guardare a questa crisi con la necessaria forza. Non si può affrontare una crisi epocale investendo niente, le risorse messe in campo sono poco. Nulla. Niente. Al netto dell'intervento previsto per le banche, per il resto, non c'é assolutamente nulla".

Il segretario della CGIL fa alcuni esempi per esemplificare il non intervento da parte del Governo: "Credo che il governo abbia, nei fatti, dato a vedere che sottostimava la crisi, come hanno dimostrato i ritardi con cui sono stati varati gli interventi di sostegno al settore dell'auto, con il governo diviso per mesi tra chi diceva aiutiamo la Fiat e chi diceva non aiutiamo la Fiat, mentre intervenivano tutti gli altri Paesi grandi e piccoli. Proprio tutti. E considerando gli incentivi per gli elettrodomestici, non è che il governo ci abbia poi messo chissà che cosa: qualche centinaio di milioni".

Anche per difendere il made in Italy, dal calzaturiero all'agroalimentare, "fino ad oggi niente, nulla". E sul fronte della crisi dell'edilizia -spiega Epifani - "un settore anticiclico, che fa occupazione, e fa anche occupazione di basso livello della quale abbiamo molto bisogno in molte aree: i 16 miliardi per le grandi opere sono esattamente soldi già stanziati da 5 anni che sono stati rimessi in fila. Ho provato a vedere la più pronta di queste opere quando potrà avere un cantiere: non prima di quindici mesi. E non parlo del Ponte sullo Stretto che sarà un'opera ventennale. Così è un'operazione che dal punto di vista dell'immagine la puoi vendere dicendo che il governo fa, ma dal punto di vista dell'effetto sull'economia reale è pari a zero. Il governo avrebbe invece dovuto aprire i cantieri per tante piccole opere".

Epifani sottolinea tra gli applausi che "in questo Paese l'unico gettito in aumento delle entrate è quello che pagano i lavoratori dipendenti e i pensionati. L'unica voce che è salita è quella, 10 miliardi di euro in più. Sono state invece favorite tutte le altre forme, compresa la rendita".

Tre sono per il segretario della CGIL le figure più colpite dalla crisi alle quali occorre che il sindacato si rivolga in modo particolare "i precari, le donne, i migranti. Nel sostegno alle fasce più deboli il Governo non ha fatto niente. Mentre nella crisi c'è chi si sta avvantaggiando. Il segnale che il Governo sta mandando dal punto di vista della coesione sociale è molto pericoloso: ognuno si deve arrangiare per sè".

Questo è dimostrato, sottolinea Epifani, "anche dalle politiche del Governo contro il lavoro come dimostrano il nuovo testo unico sulla sicurezza, le norme in materia di diritto di sciopero, la riorganizzazione dei modelli contrattuali".

E qui Epifani si sofferma sul ruolo al quale il sindacato non dovrà mai rinunciare per rimanere tale: "Se noi allentiamo la nostra capacità di fare contrattazione, il sindacato non scompare. La forza del sindacato non è la bilateralità, ma la contrattazione. Occorre dire no quindi a qualsiasi provvedimento che riduce la contrattazione: su questo si gioca il futuro del sindacato e del suo ruolo. Un sindacato che gestisce servizi non ha infatti bisogno di democrazia; al sindacato che deve contrattare serve la democrazia. La battaglia per il sindacato è quindi la battaglia per la democrazia. Noi siamo una grande organizzazione, ma dobbiamo essere umili e ricordare che i nostri padroni sono i lavoratori: dobbiamo quindi saper ascoltare e ricevere".

Partendo da queste riflessioni Epifani conclude spiegando "come oggi al sindacato spetti un lavoro lungo e un compito alto in cui sono prioritarie 3 cose da fare: 1) preservare i nostri valori; 2) rafforzare le nostre radici; 3) avere cura di una idea alta della nostra autonomia di giudizio, difendendo e costruendo un pensiero critico di fronte a un pensiero unico sempre più omologante".

L'appuntamento per tutti è il 4 aprile a Roma, ma Epifani indica già  le prossime date di mobilitazione per la sua CGIL: il 25 aprile e il primo maggio.

Intervento Epifani a Pisa - di Luca Motta

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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