Senza misure di sostegno al reddito delle famiglie in affitto, nel triennio 2009/2011 si prevede che in Italia altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione subendo uno sfratto per morosità, poichè incapaci di far fronte al pagamento dell'affitto.
E' quanto emerge da una ricerca della Cgil e del Sunia,: la crisi economica acuisce il fenomeno degli sfratti per morosità, che registra nel 2008 una crescita del 16%. Chi ricorre all'affitto, infatti, è rappresentato in maggioranzaz da quella famiglia tipo che oggi più che mai subisce gli effetti della crisi economica: il 20,5% dei nuclei sono unipersonali (di questi il 58% composti da donne), il 67% percepiscono un solo reddito e di queste il 39,6% è rappresentato da operai e il 29,2% da pensionati. Inoltre più di un quinto dei capofamiglia ha oltre 65 anni e un quarto è costituito da donne. Sempre secondo la ricerca, per le famiglie dove spesso l'unica entrata è un reddito da lavoro dipendente o una pensione, l'affitto incide con percentuali insostenibili: tra il 40 e il 50% a Genova e Torino, tra il 50 e il 70% a Bologna e Firenze, oltre il 70% a Milano e Roma. A fronte di un reddito medio da lavoro dipendente sostanzialmente invariato (considerato pari a 16.045 euro annui, al netto delle imposte e dei contributi, secondo il dato di Banca d'Italia 'I bilanci delle famiglie italiane' dell'anno 2006), gli affitti sono aumentati del 16% nel corso del 2008.
Anche nella nostra città la situazione si fa sempre più pesante, come denunciano l'Unione Inquilini ed il Sicet. "A Pisa - afferma Virigilio Barachini segretario dell'UI - gli sfratti per morosità hanno raggiunto l'80% e con la crisi la situazione può solo peggiorare: all'ultima udienza in tribunale per gli sfratti c'erano più di 100 provvedimenti quando generalmente sono 40. Da gennaio a febbraio il numero è raddoppiato ed ora attendiamo i numeri di marzo".
Daniele Cosci del Sicet conferma i dati e spiega cosa sta avvenendo: "Secondo i dati forniti dal ministero dell'interno per i i primi sei mesi del 2008, a Pisa gli sfratti per morosità sono cresciuti del 4%, il che vuol dire che se l'anno scorso vi sono state sono le prime avvisaglie della crisi, ora che la crisi vera e propria sta iniziando, le cose peggioreranno notevolmente. Ormai in affitto ci stanno soltanto gli operai, i pensionati e le persone a basso reddito: basta che un operaio vada in cassaintegrazione e non è più in grado di pagare l'affitto".
I sindacati degli inquilini rilevano come le percentuali delle cause di sfratto sono state completamente ribaltate: "prima il 10% era per morosità e il 70-80%% era per finita locazione, ora è esattamente il contrario. Però ad oggi solo la fine locazione dà dei punti nella graduatorie per le case popolari, mentre la morosità non dà punteggio. Questo non ha alcun senso. La Regione Lazio per esempio prevede punteggio per la "morosità incolpevole", intendendo per incolpevole quando l'importo dell'affitto incide per più del 30% sullo stipendio. Noi chiediamo che la Toscana adotti al riguardo un provvedimento uguale a quello della Regione Lazio".
Nella provincia di Pisa la situazione è abbastanza diversificata, come ci spiega Barachini: "in comuni come Crespina e Fauglia non ci sono grossi problemi; mentre a Pontedera e Cascina la situazione è drammatica ed anche nella la zona del cuoio gli sfratti per morosità stanno crescendo notevolmente perché le ditte sono tutte in fallimento".
I sindacati degli Inquilini mettono anche in evidenza il fatto che a Pisa "gli affitti sono più alti rispetto a quelli di città come Livorno e Lucca, di circa il 30%", e che a differenza della maggior parte delle altre città d'Italia in cui "i prezzi degli affitti e delle case stanno diminuendo a causa della crisi, qui rimangono stabili, e questo è un fenomeno particolare della nostra città".
L'Unione Inquilini denuncia anche le decine di sfratti dalle case popolari che il Comune sta mettendo in opera. Si tratta di "occupanti o morosi, ma hanno titolo anche loro perché si tratta di persone in estrema difficoltà. Inoltre non si può parlare di occupanti ma di subentranti: subentrano, come nel caso di badanti che rimangono nelle case se muore l'anziano di cui hanno cura. La legge certamente consente lo sfratto, ma il problema rimane: il comune che risposte ha per queste persone che allontana dalle case popolari? Al momento nessuna, mentre, come prevede la legge, dovrebbe garantire a queste famiglie un'altra collocazione a canone compatibile.
"La soluzione c'è a nostro avviso - dice infine Barachini - il comune ha gli elenchi di tutte le case sfitte della città, deve incalzare i proprietari pretendendone l'affitto tramite l'agenzia casa, ed in caso di rifiuto, requisendole. La costruzione di nuove case popolari avverrà tra 2-3 anni, ma il problema è in questo momento".
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