Sono già 350 le firme a sostegno della petizione lanciata qualche giorno fa da un gruppo di studenti, specializzandi, dottorandi, ricercatori e docenti precari, lavoratori strutturati ed esternalizzati delle biblioteche dal titolo: "Salviamo le biblioteche d'Ateneo", sottoscrivibile on-line.
Chi usa le biblioteche per studiare, per fare ricerca, chi lavora ogni giorno per mettere a disposizione strumenti e fornire il miglior servizio possibile non vuole vedere ridimensionato il sistema bibliotecario e si oppone alle politiche che l'amministrazione universitaria sta portando avanti al riguardo.
"Le biblioteche rappresentano"- si legge nell'appello - "una delle risorse culturali più importanti per lo sviluppo civile e culturale della società e nel nostro territorio. Una larga parte è costituita da biblioteche universitarie, aperte non solo al mondo accademico, ma anche ai cittadini che ne vogliono usufruire. Il futuro di queste strutture appare però messo in discussione dalle recenti scelte dell'Ateneo pisano: i tagli annunciati si aggirano intorno al 30%, e rendono più pesante la prevista diminuzione dei fondi messi a disposizione dai dipartimenti: si mette così a serio rischio sia il normale funzionamento delle biblioteche che il futuro dei lavoratori, soprattutto di quelli esternalizzati".
Critica è anche la posizione dei promotori dell'iniziativa in merito al nuovo regolamento di ateneo che riorganizza il comparto bibliotecario, con un accentramento finanziario e un nuovo organo decisionale, il Comitato di indirizzo e di controllo: "questo comitato estromette di fatto il personale tecnico dai processi decisionali, in nome di un augurato snellimento amministrativo, che in realtà non avviene, poiché aumentano i passaggi burocratici".
Le politiche di spesa sono un altro punto messo sotto osservazione all'interno dell'appello: "un incremento di spesa deriverà dal complicato sistema di abbonamento ai gestori elettronici fornitori di riviste, per via di un meccanismo perverso che "alimenta" un oligopolio di case editrici per pubblicare i risultati di una ricerca già finanziata con soldi pubblici. A fronte di quest'ultimo aumento, la riduzione dei fondi colpirà ancor più la gestione delle strutture e l'acquisto di monografie e di riviste cartacee, linfa vitale delle biblioteche."
La richiesta dei firmatari dell'appello è molto precisa: avere un momento di confronto con gli organi di governo dell'ateneo: "chiediamo al Rettore di indire un Senato Accademico straordinario e pubblico, con oggetto: "Le politiche bibliotecarie dell'Ateneo: quale futuro?", allo scopo di permettere a chi prende le decisioni di illustrare il nuovo progetto e chiarirne le ragioni, e di lasciare a tutti i soggetti interessati la possibilità di intervenire dando il proprio prezioso contributo. Crediamo che la buona salute dell'Università pubblica passi anche e soprattutto attraverso un sistema bibliotecario aperto e trasparente, di ottima qualità, gestito da figure professionali qualificate e con buone condizioni di lavoro, in sedi ampie, decorose e possibilmente unificate in pochi grandi poli".
Alcune delle preoccupazioni dei promotori dell'appello iniziano, però, a diventare realtà, come nel caso della contrazione degli orari di apertura delle strutture. Infatti, come si può constatare consultando i siti, i quattro centri bibliotecari (Economia, Filosofia e Storia, Matematica e Informatica e Fisica, Ingegneria) che prevedono l'apertura serale fino alle 23:00 hanno stabilito la sospensione di questo servizio dai primi di aprile al 3 maggio.
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