La crisi economica mondiale sta interessando ormai anche il comparto della conceria e, all'interno di questo, anche quello toscano. Ma di quale territorio stiamo parlando e che caratteristiche ha?
Il Distretto Conciario di Santa Croce comprende i Comuni Castelfranco di Sotto, Montopoli, Santa Maria a Monte (tutti e 3 caratterizzati dalla produzione calzaturiera); Santa Croce e San Miniato (specializzati nella produzione del Cuoio), e Fucecchio (in cui ritroviamo entrambe le filiere ed in particolare la pelletteria di qualità). Per numero di aziende questo distretto è il primo a livello nazionale: oltre mille imprese registrate nel settore delle pelli e del cuoio, quasi 600 per le calzature. Qui di fatto si concentra il 35% della produzione nazionale di pelli ed il 98% della produzione di cuoio da sola.
Si tratta di un sistema produttivo articolato in piccole e medie imprese dalle dimensioni medie di circa 12 addetti, caratterizzato da un'elevata frammentazione delle attività che ha fatto sì che sorgessero numerose aziende di lavorazione conto terzi, specializzate in singole fasi del processo produttivo. A questo si aggiunge che alle aziende conciarie a conto terzi sono strettamente connesse altre attività svolte da numerose altre realtà, che costituiscono un indotto molto consistente in quanto a dimensioni occupazionali: aziende produttrici di prodotti chimici, macchine per conceria, trasporti, servizi, logistica, impiantistica.
Gli effetti della crisi in questo contesto sono così la chiusura e il ridimensionamento di diverse aziende con consistente riduzione delle produttiva complessiva e una conseguente caduta dei livelli occupazionali, con pesanti conseguenze di carattere sociale, economico e professionale.
Infatti, per quanto riguarda l'occupazione, il dato generale assunti/licenziati nel 2008 segna, a livello di distretto un saldo negativo di ben 364 unità, concentrato sopratutto negli ultimi mesi del 2008.
Nelle sole aziende industriali del comparto conciario pisano (con esclusione quindi di quelle con meno di 15 addetti e di quelle ubicate nel Comune di Fucecchio), ben 216 lavoratori hanno perso il lavoro per procedure di mobilità dall'agosto 2008 al gennaio 2009; nelle medesime aziende il ricorso alla CIG è passato dai 71 lavoratori (per un totale di 15.080 ore) del gennaio 2008 ai 380 lavoratori (per un totale di 81.480 ore) del gennaio 2009, con un aumento quindi di ben il 550%.
Se si considera che questi dati non contemplano né le aziende con meno di 15 dipendenti (vale a dire, oltre ad un buon numero di concerie, quasi tutte le oltre 250 lavorazioni per conto terzi che operano nel comparto), né i casi di mancato rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato, né infine le situazioni di ricorso al lavoro interinale, il quadro che se ne deduce è abbastanza preoccupante.
Occorre osservare che, però, già nel 2007 i dati forniti dall'Osservatorio Regionale sull'Artigianato avevano un andamento negativo. Nel 2007 il fatturato in tutti i distretti pellettieri era diminuito:A d esempio se si considera il distretto santacrocese, oltre alla flessione del 5,5% del comparto conciario, si erano registrati dati negativi anche nelle altre imprese manifatture (-4%) e nell'edilizia (-7,5%) che costituisce un altro settore centrale di tutta la zona del cuoio con la presenza di più di 1300 aziende.
La crisi ha pesantemente aggravato questi primi dati negativi: secondo i dati forniti dall'Unione nazionale industria conciaria (Unic), il settore conciario toscano nell'ultimo anno avrebbe subito una riduzione del 4,7% da punto di vista dell'occupazione su un totale di circa 8.000 addetti lo scorso anno. Numeri inferiori, ma pur sempre indicativi di una profonda crisi in atto, rispetto ai due comparti di riferimento del settore conciario in Italia: quello veneto, che ha perso il 6,1%, e quello campano, che ha registrato una flessione del 5,3%. Occorre al riguardo sottolineare, nel raffronto con questi altri due distretti, che in Toscana è più alta la manodopera assunta con contratti di formazione lavoro, quasi del tutto assente nelle altre due regioni (il 4,8% contro il 2% della Campania e lo 0,1% del Veneto) e che maggiore è il ricorso al tempo determinato, in particolare quello interinale per le mansioni non specializzate, al fine di ridurre i costi di gestione del personale, che ammonta al 9,2% rispetto al 7,2% del Veneto e al 3% della Campania.
In Toscana il 12% dei lavoratori del distretto conciario proviene da un paese extraeuropeo, prevalentemente di origine senegalese. Si tratta di lavoratori generalmente impiegati in mansioni esecutive indispensabili per il ciclo produttivo, caratterizzate dalle condizioni più dure, faticose, meno qualificate e retribuite.
Sono questi i soggetti più colpiti dalla crisi oggi e dalla riduzione della produzione da parte delle miriadi di piccole e medie imprese, insieme con le donne. Infatti su 100 lavoratori assunti a tempo parziale 72 sono donne, e su 100 donne assunte 32 lavorano a tempo parziale. Al riguardo la maggioranza dei lavoratori non comunitari sono uomini, tuttavia la quota di donne straniere assunte a tempo parziale è molto simile al dato delle donne italiane, intorno al 30%.
Questa grande situazione di difficoltà sociale è oggi ampiamente registrata dagli indicatori e sensori dei Servizi Sociali comunali e delle altre istituzioni operanti sul territorio (Caritas, patronati, associazioni di volontariato) che evidenziano un sempre maggior numero di famiglie che hanno difficoltà nel soddisfare bisogni primari.
I dati esposti nel presente articolo sono stati dedotti dal dossier "La formazione e la filiera della pelle: analisi dei risultati ottenuti e prospettive future" a cura di Po.Te.Co e Fo.Ri.Um
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