23/04/09 22:48 | autore: Sergio Bontempelli Stampa

Sant'Ermete: "non distruggete l'area a verde" 2

Distruzione e ricostruzione delle case popolari. Nuovi edifici al posto del parco pubblico. Ma i residenti protestano

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È un pomeriggio di contrasti, quello trascorso ieri a S. Ermete. Tra i residenti sono circolate già da qualche giorno voci sul nuovo progetto del Comune per il quartiere, elaborato nell'ambito della variante al Regolamento Urbanistico: e i malumori, qui, sono tanti e diversi. L'occasione per esprimerli è l'assemblea convocata dalla sezione del Partito Democratico presso il circolo ARCI.

A spiegare il progetto del Comune interviene l'assessore Fabrizio Cerri, in una sala piccola ma affollata.

L'idea dell'amministrazione, illustrata da Cerri, è chiarissima nelle sue linee essenziali.
Si parte dal problema: a S. Ermete ci sono 216 appartamenti, quasi tutti di proprietà pubblica, quasi tutte case popolari. Quasi tutte fatiscenti e in condizioni di estremo degrado.
Si individua poi la soluzione: gli alloggi del "villaggio popolare" devono essere distrutti e ricostruiti da capo. Una soluzione drastica, che secondo l'amministrazione sarebbe comunque meno costosa di altri interventi.
C'è un ostacolo: dove andranno a vivere i residenti, mentre le loro case vengono distrutte e poi ricostruite? E proprio da questo ostacolo nasce il progetto dell'amministrazione comunale.

L'idea è quella di costruire alcuni edifici, per un totale di 40-50 appartamenti, nell'unica zona del quartiere rimasta verde: il parco pubblico di Via Socci, che costeggia la Ferrovia e che disegna il confine Nord-Est di S. Ermete. Qui, verrebbero costruiti alcuni palazzi, destinati ad ospitare, a turno, le famiglie del villaggio di case popolari, man mano che procede l'intervento di distruzione/ricostruzione.

Questa, a grandi linee, l'idea dell'amministrazione comunale. Che però suscita, nella platea, perplessità, domande e anche espliciti dissensi.

Le domande dei residenti

L'intervento progettato dal Comune - argomentano alcuni residenti - è poco chiaro. Quanti palazzi verrebbero costruiti nell'area di Via Socci? «Sul sito del Comune avete scritto che saranno innalzati tre nuovi edifici di quattro metri in altezza, con quasi cento nuovi alloggi», dice una signora. «Le cose non stanno così», ribatte l'assessore Cerri, smentendo i documenti ufficiali della sua stessa amministrazione, «i 96 alloggi erano la previsione iniziale, ora pensiamo di realizzarne 40-50 al massimo».

Un altro punto poco chiaro riguarda le aree a verde di cui potrà usufruire il quartiere dopo l'ambizioso intervento previsto dall'amministrazione. «La dotazione totale di parchi pubblici», spiega infatti l'assessore, «verrebbe incrementata, e non diminuita». Naturale la domanda posta da un cittadino: «come fate ad incrementare le aree verdi complessive, se parlate di nuovi palazzi da costruire?». «Contiamo di costruire nuovi alloggi attraverso edifici più alti di quelli attuali», risponde l'assessore Cerri, «in questo modo, si risparmiano superfici e possiamo ottenere uno spazio maggiore per il verde pubblico».

A questo ragionamento non mancano le obiezioni: «abbiamo bisogno di veri e propri parchi», spiega una signora del pubblico, «ma spesso chi parla di "verde pubblico" si riferisce ad aiuole, a semplici disimpegni tra un palazzo e un altro. Il verde, per noi, è uno spazio da vivere, un luogo dove i bambini possono giocare, e non un semplice "arredo urbano"».

Obiezioni chiarissime, che si riferiscono in particolare all'area di Via Socci: dove ci sono alberi cresciuti negli ultimi decenni, che l'amministrazione vorrebbe abbattere per far posto alla nuova edificazione. «Su questo», precisa l'assessore, «abbiamo tenuto conto delle vostre obiezioni, e infatti pensiamo di spostare l'area edificata in una zona lontana dagli alberi, più vicina alla Via di Putignano».

Obiezioni e contro-proposte

Le precisazioni dell'assessore, però, non sembrano far breccia sui residenti. Che nei giorni scorsi hanno inviato all'amministrazione un documento che propone strade alternative: «La proposta di riqualificazione del quartiere», spiega il documento, «è condivisa dai suoi abitanti, che la considerano doverosa e non prorogabile. Ciononostante molti cittadini manifestano un profondo disappunto per lo smantellamento del piccolo "polmone verde" di Via Socci». Di qui l'idea alternativa: «Si propone, nell'intento di recuperare spazi edificabili, di abbattere il rudere del palazzo fatisciente ubicato sulla Via Emilia accanto alla farmacia ed utilizzare quello spazio per l'ampliamento del numero di alloggi». Un intervento di recupero, insomma, al posto di edificazioni ex-novo. Ma l'assessore non è convinto: «ci sono delle leggi che dobbiamo rispettare, una cosa del genere non è possibile».

I problemi del quartiere

Ma l'incontro è anche l'occasione per parlare dei problemi più generali del quartiere. Così, c'è chi fa notare che a S. Ermete manca una scuola materna: «Dobbiamo portare i nostri bambini alla Cella», si scalda una signora, «e per farlo dobbiamo attraversare il cavalcavia, che è pericoloso soprattutto per le biciclette». La viabilità sembra uno dei punti di maggior sofferenza per gli abitanti: per arrivare in centro, infatti, bisogna scavalcare la ferrovia, su una strada in salita, dove le curve cieche rendono pericoloso l'attraverso pedonale e ciclabile.

D'altra parte, nel documento inviato all'amministrazione, i residenti rivendicano la necessità di aree verdi attrezzate, e di servizi per anziani e bambini: «Il diritto alla casa è un diritto da garantire e tutelare», scrivono, «ma non deve essere posto in alternativa alla salute e tanto meno agli spazi verdi». Le richieste sono chiarissime: mantenere l'area di Via Socci, che «i bambini della scuola Don Milani utilizzano come "aula all'aperto"», un luogo di giochi e di socializzazione. Mentre «le persone anziane del quartiere si chiedono quando potranno incontrarsi per una partita a bocce: da tempo attendono il bocciodromo, che rappresenterebbe un'ottima alternativa al gioco della tombola».

Il punto di vista dell'amministrazione

Dal canto suo, l'amministrazione difende il suo progetto. E a spiegarne il senso interviene anche Lorenzo Bani presidente di APES (l'ente pubblico che gestisce le case popolari). «Il villaggio di Sant'Ermete è in condizioni di estremo degrado», spiega Bani, «le case cadono a pezzi, e i residenti vivono in condizioni drammatiche. Noi pensiamo che chi vive nelle case popolari debba essere rispettato nella sua dignità, e questa situazione chiede un intervento immediato».

«In questi mesi», dice ancora Bani, da poco presidente dell'APES, «abbiamo fatto quel che era possibile: interventi di ristrutturazione, verifiche degli impianti, riparazioni. Purtroppo, non abbiamo fondi sufficienti per intervenire: ora si è presentata l'occasione di un finanziamento regionale, e noi non vorremmo perdere questo treno». Ma un intervento del genere, sembra dire l'amministrazione, ha dei vincoli che devono essere rispettati. «Per esempio», dice Cerri, «la Regione autorizza interventi di recupero e ristrutturazione di case popolari, ma a condizione che alla fine ci siano più alloggi di prima: per questo dobbiamo costruire nuovi edifici».

Le posizioni del Comune non convincono del tutto i residenti. «Ma il nostro scopo», dice Cerri, «è ascoltare il punto di vista di tutti: siamo qui per accogliere obiezioni, per recepirle nei limiti del possibile».

Sergio Bontempelli

Leggi anche:
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Questo articolo contiene 2 commenti.

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2009/07/16 13:07:49 luigi giannetti Concordo in pieno con la proposta di utilizzare l'area degradata accanto alla farmacia: l'assessore dice che non è possibile (credo in quanto si tratta di proprietà privata) allora basta contattare il proprietario dell'area e fargli notare le conseguenze nel caso qualcuno si facesse male entrando in quell'area...oppure multarlo per mancato rispetto del decoro urbano...accetterebbe sicuramente qualsiasi soluzione.
Fra l'altro, parlando dell'esigenza di spazi verdi e/o parchi pubblici, considerando che i nuovi alloggi sarebbero in numero superiore agli attuali il verde dovrebbe di conseguenza aumentare e per nessuna ragione diminuire: non è sufficiente ora, figuriamosi se aumentassero gli abitanti.

2009/04/23 15:04:18 Andrea Monticelli Invece che costruire sul giardino e poi riedificare tutti i palazzi, potrebbero abbatterne e lasciare a verde, un'area equivalente al giardino originario perduto

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