Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, il contributo di tre professionisti al dibattito sulla variante al Regolamento Urbanistico, in discussione in questi giorni in città.
Gli autori di questo contributo sono Mauro Ciampa e Teresa Arrighetti, architetti e urbanisti, ed Elisabetta Norci agronomo, tutti e tre soci dell'Istituto Nazionale di Urbanistica.
La legge regionale 1/05 sul Governo del territorio ha cambiato profondamente l'urbanistica toscana. Dividere il piano regolatore in due parti, una strutturale ed una operativa, non è solo un fatto formale, ma un cambiamento sostanziale di politica e di pratica di governo del territorio.
Il Piano Strutturale è lo strumento di governo del territorio con cui una comunità definisce i propri obiettivi di sviluppo sostenibile, all'interno di un quadro analitico e di conoscenze specifiche ed approfondite; il Regolamento Urbanistico rende operative le scelte del Piano Strutturale, anche attraverso l'apporto propositivo dei privati, all'interno del quadro previsionale e dimensionale dello stesso Piano Strutturale e delle soglie di sostenibilità da quest'ultimo definite.
L'introduzione della valutazione integrata e della partecipazione hanno supportato la nuova pianificazione di uno strumento democratico di motivazione, comunicazione e verifica delle scelte urbanistiche, basato sulla conoscenza specifica del territorio sulla partecipazione della popolazione alle scelte urbanistiche. Tutto ciò è finalizzato al perseguimento della sostenibilità dello sviluppo, ovvero all'uso delle risorse nei limiti dello loro riproducibilità e con il consenso delle comunità locali.
Dopo un periodo di proficuo e avanzato sviluppo dell'urbanistica pisana, a cui hanno partecipato urbanisti come Astengo e De Lucia e che ha portato alla stesura di uno dei primi Piani Strutturali e di un buon Regolamento Urbanistico, si è assistito ad un progressivo allentamento dei principi innovativi e ad un ripiegamento su pratiche legate alla vecchia urbanistica, che modificava il PRG giorno per giorno con continue varianti, sotto la spinta di interessi prevalentemente privati, senza un disegno strategico che costituisse lo scenario per valutare la sostenibilità delle scelte.
Il Piano Strutturale di Pisa viene considerato obsoleto ed inadeguato alle dinamiche attuali, e non costituisce più quadro di riferimento strategico per le verifiche di sostenibilità: le varianti che si propongono rispondono così ad esigenze localistiche, sono prive di un quadro conoscitivo aggiornato e di valutazioni di sostenibilità che ne supportino le scelte in relazione all'intero territorio comunale.
Tutto ciò è a nostro avviso completamente in contraddizione con i principi di governo del territorio dettati dalla legislazione vigente e non coerente con i piani provinciali e regionali vigenti.
Già ad una prima analisi la proposta di Variante 2009 al Regolamento Urbanistico presenta, per quanto detto, una serie di incongruenze che la rendono inadeguata ed incoerente nel metodo e nel merito: le motivazioni della Variante sono la decadenza delle previsioni non attuate e questo sarebbe legittimo.
Ma le quantità - incremento di 5.326 abitanti - le trasformazioni territoriali, il carico urbanistico e sulle risorse previsti - esempio: 610 abitanti al posto dello stadio - mostrano che la Variante altera profondamente gli equilibri territoriali e socio-economci, consuma risorse, delinea una nuova idea di Città senza averne preventivamente verificato le soglie di sostenibilità a livello dell'intero territorio; risponde a richieste private che, se pure legittime, vengono calate in un contesto urbanistico privo del quadro di riferimento - il Piano Strutturale - e degli strumenti (quadro conoscitivo aggiornato, statuto, valutazione integrata, VAS, partecipazione) atti a verificarne la coerenza, l'ammissibilità, gli effetti ambientali, territoriali, paesaggistici, socio-economici e sulla salute umana, ma soprattutto l'interesse pubblico e collettivo ed il conseguente incremento di qualità e di dotazioni che ogni intervento deve apportare al territorio e alla collettività.
L'unica cosa certa di questa variante appare la convenienza economica per i promotori, che deve sicuramente esserci per rendere fattibili le trasformazioni, ma non può certo bastare.
Il Piano Strutturale è lo strumento pubblico di governo del territorio e finché esso è vigente, che piaccia o no, di tutte le azioni proposte da Varianti al R.U. deve essere verificata analiticamente la coerenza con tutti i contenuti specifici del P.S.: la Variante proposta non contiene tale verifica, ma ad un primo esame non risulta coerente con il Piano Strutturale, per diversi motivi:
- incremento degli abitanti insediabili;
- alterazione dei rapporti fra abitanti, alloggi, dimensione dell'alloggio;
- introduzione di previsioni non già contenute nel Piano Strutturale;
- mancato rispetto degli obiettivi per le singole UTOE;
L'entità delle risorse interessate fa sì che la Variante necessiti di Valutazione Ambientale Strategica, ma ad oggi non risulta avviata come previsto dalla legislazione vigente. Da quanto detto noi riteniamo necessario che:
- il governo del territorio del Comune di Pisa si inserisca da protagonista nella nuova urbanistica toscana e abbandoni l'ormai illegittima pratica di varianti che accolgono singole proposte al di fuori del quadro di riferimento costituito dal Piano Strutturale;
- il Piano Strutturale sia riportato al pieno della sua efficacia ed efficienza e rappresenti in piena autonomia ed autorevolezza il quadro strategico delle politiche che la comunità si è data per il proprio territorio;
- qualora il P.S. debba essere rinnovato, tale azione sia condotta nel quadro della legislazione vigente ed in coerenza con i piani sovracomunali;
- la positiva idea di un futuro Piano Strutturale esteso all'Area Pisana, coordinato dalla Provincia, ed i lunghi tempi previsti per la sua redazione, non costituiscano giustificazione alla continua ed incontrollata approvazione di varianti.
Contributo di Mauro Ciampa e Teresa Arrighetti, architetti e urbanisti, Elisabetta Norci agronomo, soci dell'Istituto Nazionale di Urbanistica
Pisa, 22 Aprile 2009
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Questo articolo contiene 1 commenti.
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2009/04/24 13:04:51 drugo lebowski L'utilizzo della variante, soprattutto in modo selvaggio e indiscriminato come stanno facendo a Pisa, è una pratica estermamente rischiosa, poi è chiaro che ci ritroviamo con città che non hanno nè capo nè coda.
Come la Sesta Porta: è un corpo estraneo che il Comune vuole incastrare in un quartiere così difficile e problematico come la stazione.
Eppure dovrebbero aver imparato qualcosa dal tragico cantiere di Piazza Vittorio.
E invece niente, vanno avanti a testa bassa, senza capire che non hanno la capacità e la professionalità delle cose.
Senza capire che la città ha urlato forte e chiaro che la pianificazione urbanistica si fa in altro modo: le Voci di Quartiere rimbombano forte, anche se in Comune si tappano vergognosamente le orecchie.
http://rmc.rebeldia.net/2009/02/11/voci-di-quartiere-2