12/05/09 16:22 | autore: Sergio Bontempelli video Stampa

"L'inceneritore? Un attentato alla salute" 2

Il Comitato "Non Bruciamoci Pisa" chiama l'oncologa Patrizia Gentilini. Che spiega: gli inceneritori fanno male. E non sono indispensabili

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«Non sono iscritta a nessun partito, non mi definisco nemmeno ambientalista. Sono solo un medico che cerca di capire come stanno le cose».
Si presenta così Patrizia Gentilini dell'ISDE (International Society of Doctors for Environment, associazione internazionale medici per l'ambiente), una vita intera trascorsa a spiegare i danni degli inceneritori sulla salute umana.

A chiamarla nella nostra città, per un convegno sulle politiche dei rifiuti, è il Comitato Non Bruciamoci Pisa che si batte per la chiusura dell'impianto di Ospedaletto. «Da sempre», spiega Carlo Iozzi, attivista del comitato,  «chiediamo che quella struttura venga chiusa. E da sempre denunciamo le vicende poco chiare legate all'inceneritore». Iozzi prova ad elencarle: dalla misteriosa "nube viola" uscita dal camino nel Marzo 2007, alla più recente questione dei rifiuti radioattivi (dovuti, pare, alla presenza di iodio 131).

Inceneritori: i danni per la salute

Patrizia Gentilini è categorica: gli impianti di termovalorizzazione rappresentano un vero e proprio attentato alla salute. «Non c'è dubbio su questo», spiega davanti a un pubblico affollato e attento, «la letteratura scientifica ha individuato almeno 200 composti emessi dai fumi degli inceneritori. Molte di queste sostanze sono sicuramente cancerogene: mi riferisco in particolare all'arsenico, al berillio, al cadmio. Altre - come la diossina - non provocano direttamente i tumori, ma possono agevolarne lo sviluppo. Altre ancora - come il mercurio o il piombo - sono probabilmente cancerogene, e comunque dannose per la salute».

La Gentilini cita uno studio che l'Istituto Superiore di Sanità aveva commissionato ad alcuni esperti, uno dei quali - Fabrizio Bianchi - lavora proprio a Pisa, all'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR [per una sintesi leggi qui]. «La ricerca ha accertato, per le popolazioni residenti in prossimità degli impianti, un incremento di linfomi, di tumori al colon e alla mammella, di malattie cardiovascolari e di sarcomi».

E non basta. Perchè, a leggere con attenzione le documentate diapositive della Gentilini, emerge che i pericoli per la salute non riguardano solo i tumori. «Le sostanze emesse dagli inceneritori», spiega la dottoressa, «sono all'origine di allergie, asmi bronchiali, diabeti, morbo di Alzheimer e problemi di cuore». Per non parlare delle diossine, «per le quali» - spiega ancora Patrizia Gentilini - «non si conoscono bene le conseguenze sull'organismo umano».

Ma la scienza è divisa...

Eppure - obiettiamo a Patrizia Gentilini - non tutti gli scienziati la pensano come lei. Umberto Veronesi, per esempio, ha dichiarato con sicurezza che il pericolo per la salute sarebbe addirittura "zero". Come deve regolarsi il cittadino, quando le autorità scientifiche sono così divise tra loro?

«E' vero», concede la Gentilini, «molti esperti anche autorevoli rilasciano dichiarazioni tranquillizzanti. Ma bisogna andare a vedere nel dettaglio». La dottoressa cita uno studio effettuato sull'impianto di Coriano, vicino Forlì. «E' stato accertato, per le donne residenti da almeno cinque anni in prossimità dell'inceneritore, un aumento di morti per tutti i tumori del 54%. Un fatto rilevante e statisticamente significativo. Eppure, nelle conclusioni la stessa ricerca dice testualmente: "Lo studio epidemiologico dell'intera coorte per livelli di esposizione ambientale non mostra eccessi di mortalità generale e di incidenza di tutti i tumori". Ecco come gli "esperti" confondono le acque» [per una sintesi dello studio su Coriano vedi qui; per un confronto "a distanza" tra Veronesi ed altri esperti contrari agli inceneritori vedi il video su youtube].

«E poi», conclude la Gentilini, «bisognerebbe andare a vedere i conflitti di interesse. Perchè nessuno dubita della competenza scientifica del prof. Veronesi. Ma qualche problema c'è, se tra gli sponsor della sua Fondazione figurano aziende interessate, come l'Acea (gruppo attivo nell'acqua e nell'energia elettrica), o la Veolia (multinazionale francese che costruisce discariche ed inceneritori)» [per un approfondimento leggi qui, oppure guarda gli sponsor sul sito della Fondazione Veronesi].

Esistono impianti "sicuri"?

C'è anche chi dice che gli inceneritori pericolosi sarebbero quelli più vecchi, mentre la "nuova generazione" garantirebbe il massimo della sicurezza. Ma anche su questo la dottoressa è scettica: «è un po' come quando si fumano le sigarette con il filtro», spiega, «il filtro trattiene le sostanze più grandi, ma ovviamente lascia passare le particelle più piccole». Dobbiamo immaginarli così, i "nuovi" inceneritori: con una specie di grande "filtro" che impedisce l'immissione nell'aria di alcune sostanze tossiche. «In realtà», spiega la Gentilini, «sono proprio le particelle più microscopiche a rappresentare il pericolo maggiore per la salute».

«E poi», aggiunge la dottoressa, «le sostanze trattenute dal filtro vanno smaltite in qualche modo. E' un inquinamento in più, un problema che si aggiunge a quelli già esistenti. Non ha senso».

Quali alternative agli inceneritori?

Insomma: quella della dottoressa è una condanna senza appello. Gli inceneritori - dice in sostanza la Gentilini - vanno chiusi e basta.

Ma esistono delle alternative? Non si rischia, chiudendo tutti gli impianti dall'oggi al domani, di ritrovarci sommersi dai rifiuti? In fondo, l'emergenza in Campania dovrebbe suonare come un campanello di allarme per tutto il territorio. O no?

«Assolutamente no», ribatte la Gentilini, «da tempo ci raccontano questa favoletta, per cui bisognerebbe scegliere tra gli inceneritori e le discariche. Ma le cose non stanno così». «Si deve ovviamente recuperare materiale, ridurre i rifiuti alla fonte, promuovere la raccolta e lo smaltimento differenziato. Poi, rimane il famoso "misto", il rifiuto che non può essere smaltito: per quello, è possibile ottenere senza combustione un materiale inerte, che serve a fare il cemento, la plastica, le sedie da giardino e tante altre cose». Lo chiamano la sabbia sintetica, dice la Gentilini: e pare che sia già impiegato da alcune aziende, come la Luxottica.

La soluzione, a quanto pare, è a portata di mano...

Sergio Bontempelli

Vedi anche:

- Video. Scienziati a confronto: i pericoli degli inceneritori

 

 

 

Questo articolo contiene 2 commenti.

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2009/05/12 23:05:59 Andrea Monticelli Io ho scritto a geofor per conoscere i dati sulla differenziata a Cascina, mi hanno risposto di chiederli al comune..

Porta a porta e differenziata, altro che inceneritore.. Intanto si paga la multa perchè non si raggiunge la quota minima di differenziata, che non so quant'è..

2009/05/12 11:05:12 five hedgehogs ora, magari proprio a portata di mano no, ma comunque soluzioni diverse esistono. Aspettiamo di vedere il nuovo Piano dei rifiuti dell'"Atone" cosa prevede...ma, ci scommetto, non sarà nulla di nuovo e di buono...

Inceneritori, un "pacco" per la salute - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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