18/05/09 09:59 | autore: redazione Stampa

Variante ubanistica: ancora contributi alla riflessione 1

Un commento sugli standard urbanistici del Prof. Piero Pierotti e una lettera degli abitanti del quartiere di Sant'Ermete

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A pochi giiorni dall'approvazione della variante urbanistica, proseguono il dibattito e le polemiche sulle scelte adottate. Pubblichiamo di seguito due contributi: il primo del Prof. Piero Pierotti, docente in pensione di Storia dell'Urbanistica  presso l'Università di Pisa e Presidente di Artwatch Italia, e di seguito una lettera del Comitato degli abitanti del quartiere di Sant'Ermete.

 

 

"Standard urbanistici: come sono stati calcolati?"

Sarei curioso di sapere come il Comune di Pisa calcola gli standard urbanistici perché ciò non si ricava dai documenti che esso produce.
Gli standard urbanistici - in breve - sono le percentuali di aree previste come complemento alla residenza (tot di aree verdi, tot di parcheggi, tot di aree scolastiche eccetera in rapporto ad ogni nuovo residente). Essi sono tassativi e furono stabiliti dalla legge 1444/1968. Le leggi regionali hanno reso gli standard, in certi casi, più severi, ma non potevano derogare rispetto ai limiti minimi. Per quanto riguarda la residenza in aree di nuova edificazione essi sono:

4,5 per istruzione e assistenza all'infanzia
2,00 per attrezzature di interesse collettivo
9,00 per verde, parchi, giardini, sport
2,50 per parcheggi pubblici (+1/10 di volume edificato per parcheggi privati)

Nelle aree già edificate i valori si dimezzano ma funzionano alla rovescia: se non esistono i requisiti di legge, non è ammessa nuova residenza.
Gli standard, com'è ovvio, devono essere calcolati separatamente. Non è possibile, cioè, compensare il verde con l'istruzione o gli impianti sportivi con i parcheggi. La singolarità dei dati che fornisce il Comune di Pisa è che viene riportata non la tabella analitica ma la sommatoria. Facciamo alcuni esempi per intenderci: nell'area stazione la densità residenziale ha indici altissimi e, almeno in passato, si riteneva che non vi fosse più spazio nemmeno per un canile. Se poi si sopprimono i parcheggi, diventa ancora più difficile immaginare che le aree rilasciate dalle Ferrovie possano diventare edificabili e si conferma invece che gli standard impongono l'estensione degli spazi sociali. Se si tiene valida la sommatoria e si considera solo questa, diventa possibile che il progetto "Sesta Porta" si avvalga del recupero del pomerio per veicolare la costruzione di nuova residenza.
Altro esempio: il CEP. Prevedendosi oltre 500 residenti in più deve aumentare, fra le altre cose, la disponibilità di parcheggi pubblici, che sono già carenti. Non si possono normalizzare gli standard raddoppiando le aree sportive e compensando con queste. Perciò gli abitanti del CEP non solo hanno ragione ma stanno dando una lezione di urbanistica corretta all'assessorato all'urbanistica. Non cito poi l'idea di costruire residenze al posto del complesso Concetto Marchesi: qui ci sarebbe da urlare e basta.

Piero Pierotti

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"Casa e verde pubblico: due beni primari"

L'approvazione della variante urbanistica è stata definita dai politici "fiore all'occhiello", mirabile valutazione se soltanto fosse giunta dai cittadini e non si trattasse, al contrario, di pura autoreferenza.
Gli abitanti di S. Ermete condividono che di fiore si è trattato, ma è quello che tristemente è finito dentro agli occhi degli amministratori e politici, dai quali non si sentono più rappresentati.
La politica che cementifica il verde è da sempre politica miope e perdente e in questo caso addirittura ha assunto valenza patogena perché invece di assolvere al mandato di incentivare la coesione sociale soffia sulle diversità e sui problemi veri della gente tentando di seminare "guerre strumentali tra poveri". Così era già avvenuto nell'incontro del 22 aprile u.s. presso il circolo Arci di S. Ermete, così è successo ieri nel corso dell'incontro con gli assessori, in Via Sirtori.

Siamo tutti d'accordo sul fatto che le case popolari vengano ricostruite e su questo lotteremo tutti uniti, noi tutti abitanti di S. Ermete, fino a quando anche l'ultimo alloggio non verrà ri-consegnato.
E' stupefacente constatare con quanta solerzia e veemenza gli amministratori ci umiliano, noi abitanti delle case popolari nel tentativo di spalancarci gli occhi e la coscienza sulla ben nota miserabile condizione in cui versano i nostri alloggi e in cui ci troviamo costretti a vivere da decenni. Noi abitanti di S. Ermete vogliamo rassicurare i politici che accettiamo di buon grado un alloggio ricostruito ex novo, in tempi non biblici, secondo i dettami della moderna scienza e tecnologia delle costruzioni, ma vogliamo anche dire loro a voce alta che noi siamo le vittime e non anche carnefici di noi stessi, perché in questi 60 anni non ci siamo sempre stati, ma voi dove eravate?
Proporre la scelta in alternativa fra due beni primari, essenziali per la salute e qualità della vita della persona come sono la casa e il verde è semplicemente un ricatto. Noi non lo accettiamo.

Abbiamo alcune considerazioni da condividere:
- Perché cementificare e frammentare il verde e non utilizzare, invece, quel rudere fatiscente posto difronte al villaggio popolare? Nessuno ci ha ancora informato in merito alla risposta negativa e/o positiva dei proprietari a fronte di contatti per giungere ad un' eventuale trattativa di esproprio;
- Perché cementificare anche nella adiacente Via Pisacane (perpendicolare alla via Socci ) per un totale di 92 alloggi (fra edilizia sovvenzionata e libero mercato) e servizi commerciali-produttivi, senza includere qui lo spazio per la costruzione di alloggi di accoglienza/"transito"-temporaneo per le famiglie in attesa della ricostruzione del proprio?
- Perchè si preferisce dare corso al progetto di variante che prevede anche l'utilizzo di una superficie di 23.900 mq di verde sportivo sempre nella adiacente Via Pisacane? (gli atleti del quartiere sono ampiamente già serviti dal vicino campo sportivo di via Ximenes).
Questo bisogno non è nostro, il bisogno di verde di S. Ermete non è di tipo "sportivo", bensì è quello che sa offrire incontro fra le persone, favorisce il movimento di anziani e bambini grazie ai suoi punti di ristoro, alberi e piantumazioni specifiche capaci di contrastare sia l'afa estiva e sia di contribuire a mitigare l'effetto nocivo degli inquinanti sulla salute come già bene evidenziato e suggerito anche dagli esperti nella relazione conoscitiva allegata alla variante. Noi chiediamo il verde per la buona qualità e dignità di vita.
- Perché una parte di questo spazio pubblico -futuro impianto sportivo - non può essere utilizzato invece per la costruzione degli alloggi di transito evitando di frazionare l'area a verde parco del quartiere che è l'unico polmone esistente a decine di km da altri ragionevolmente raggiungibili e possiede funzione polmonare vicaria a quella già notevolmente compromessa, a causa del degrado ambientale, dei suoi abitanti?
Perché a fronte di quanto già previsto dal regolamento urbanistico l'area parco del quartiere di S. Ermete non viene completata con il bocciodromo per gli anziani, molto numerosi nel quartiere, preferendo la frammentazione per cementificare e costruire 48 alloggi con plastificazione del suolo per parcheggi e pertinenze?

Di grande conforto sono le parole di Salvatore Settis e Asor Rosa di questi giorni pubblicate sui quotidiani locali, di condanna per la "bulimia" da cemento e di forte monito per quei politici ed amministratori che non sanno più ascoltare i propri cittadini.

Per il comitato di quartiere S. Ermete
Rosalba Balzani

Questo articolo contiene 1 commenti.

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2009/07/18 15:07:27 luigi giannetti Personalmente ritengo eccessivo aumentare gli alloggi popolari in un'area già densamente abitata che necessiterebbe di più parcheggi e magari di un incremento del verde. Inoltre non conosco lo stato interno degli edifici attuali (forse non sono più funzionali), ma esternamente li trovo più carini di eventuali edifici moderni...insomma a fine intervento credo che rimpiangeremo la situazione attuale, saranno si creati nuovi spazi verdi, ma prima di riavere il verde attuale ci vorranno decenni...

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