12/06/09 09:54 | autore: Chiara Martina foto video Stampa

Demolizione complesso Marchesi, storia di un'opera mai compresa 2

Il Prof. Piero Pierotti spiega le caratteristiche dell'edificio progettato dall'architetto Pellegrin e critica l'abbattimento di uno dei massimi esempi di architettura sociale

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E' di alcuni mesi fa la notizia che la Provincia, la cui amministrazione è titolare degli edifici delle scuole superiori, sta lavorando a un'ipotesi di demolizione dell'attuale struttura del complesso "Concetto Marchesi", per costruire un nuovo complesso scolastico sempre a Cisanello, nei terreni della futura sede della Provincia. Alla base di tale scelta gli alti costi di manutenzione e le cattive condizioni complessive dell'edificio.

Nell'operazione messa in piedi dalla Provincia, che rientrerebbe in un percorso di riorganizzazione dei poli scolastici per gli istituti superiori, si prevede di costruire edifici a uso residenziale e commerciale proprio sui terreni che verrebbero lasciati liberi in via Betti dall'attuale sede del liceo scientifico "Buonarroti" e dall'istituto geometri "Santoni". Per realizzare tale operazione, la Provincia ha poi inoltrato la richiesta al Comune per la modifica della destinazione d'uso dell'area, dall'odierna tipologia d'impiego a differenti funzioni che contemplassero l'uso commerciale e residenziale. Ed è così che la proposta di modifica è approdata in Comune, inserita all'interno della variante al Regolamento Urbanistico e successivamente adottata dal consiglio comunale.

Dall'adozione, avvenuta nel mese di maggio, all'approvazione definitiva, intercorre un periodo di 45 giorni (a partire dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale Regione Toscana) durante il quale è possibile per tutti i cittadini presentare delle osservazioni che verranno poi valutate dal consiglio comunale stesso.

Ma nel dibattito che si è sviluppato negli scorsi mesi in città intorno all'aggiornamento degli strumenti urbanistici del Comune, sia sul metodo (il ricorso allo strumento variante di Regolamento), sia nel merito delle singole proposte, il tema della demolizione del Complesso Marchesi ha avuto poco spazio e scarso peso. Una decisione che apparentemente non ha prodotto grandi fermenti. Ma è proprio cosi?

Come ci spiega il Prof. Piero Pierotti, docente in pensione di Storia dell'Urbanistica presso il dipartimento di Storia delle Arti dell'Università di Pisa e Presidente di Artwatch Italia, il progetto del Complesso "Marchesi" nasce perché all'interno del Piano Regolatore del Comune di Pisa erano previste nell'area di via Betti strutture scolastiche e sportive che avessero la funzione di saldare insieme la città esistente e la città che doveva crescere. Date le dimensioni del progetto fu necessario realizzare un concorso internazionale che fu vinto dal progetto dell'architetto Luigi Pellegrin, poi realizzato tra il 1971 e il 1976.

"Il progetto ebbe un grande successo di critica - ricorda Pierotti - e fu commentato molto positivamente da Bruno Zevi, che presiedeva la commissione chiamata a valutare gli elaborati".

Chiediamo al professore di spiegare quali sono le peculiarità del progetto e della struttura che poi venne realizzata: "Il progetto rientrava nell'ambito di quella che veniva definita architettura sociale, ovvero di quegli edifici che tentavano di dare uno sbocco sociale a ciò che si progettava. L'idea che sta alla base di tutto il progetto è quella di una scuola aperta: essendo posta tra la città esistente e quella che sarebbe stata costruita, doveva poter essere frequentata da tutti, non solo studenti dunque, ma anche dagli abitanti del quartiere"

Tra le idee più interessanti e innovative, quella di realizzare sul tetto dell'edificio una vera e propria passeggiata che diventasse luogo di incontro, ma anche accessi liberi alla struttura (quindi senza recinzioni e cancellate), impianti sportivi fruibili fino a sera da tutti, e una serie di spazi a disposizione per la libera associazione di cittadini.

"La concezione di fondo - continua Pierotti - era quella di uno spazio destinato all'autogestione, che consentisse l'aggregazione e rispondesse alle richieste che arrivavano dal movimento degli studenti". Le stesse aule erano sostanzialmente "aperte", nel senso che potevano adattarsi nelle dimensioni alle diverse necessità del momento, idea che presupponeva uno scambio interdisciplinare forte e continuo.

Ma a essere innovativa non era soltanto la concezione, ma anche le tecniche costruttive e i materiali adottati. In quel periodo l'architetto Pellegrin stava infatti sperimentando l'impiego di materiali "veloci" caratteristici delle strutture autostradali, e da questa tipologia di opere derivano una serie di elementi che caratterizzano il complesso Marchesi. Fino a qui tutto bene, o almeno in parte: una serie di problematiche emersero, infatti, già in fase di realizzazione del progetto. Non tutte le questioni probabilmente vennero risolte adeguatamente dai tecnici che seguivano i lavori di costruzione, in particolar modo per ciò che concerneva l'impermeabilizzazione della copertura dell'edificio, da sempre tallone d'Achille dell'intero complesso.

Attualmente l'edificio presenta una serie di carenze e problematicità, che indiscutibilmente rappresentano una questione da affrontare e risorse da investire (attualmente sono in corso lavori di rifacimento proprio della copertura dell'edificio). Altrettanto certo è che negli anni si siano affrontati esclusivamente gli interventi più urgenti, lasciando in secondo piano i necessari interventi di manutenzione di buona parte degli edifici.

"Purtroppo - ricorda il Prof. Pierotti - anche l'idea di scuola aperta e la carica utopica che si portava dietro venne molto presto abbandonata da chi gestiva la scuola: di fronte ai primi problemi l'unica risposta che venne data fu quella di chiudere il perimetro dell'edificio e dotarlo di cancellate che impedissero il libero accesso. Nel corso degli anni fu chiusa anche la passeggiata sul tetto, mentre gli spazi per le attività extra-scolastiche sono rimasti inutilizzati. Adesso siamo addirittura arrivati alla scelta della demolizione: è assurdo che la mancanza di una manutenzione corretta diventi motivo per la sua demolizione".

"Questo complesso - conclude Pierotti - rappresenta un episodio che non può essere cancellato, una delle massime espressioni in Italia di quella che è stata definita l'architettura sociale e si trova all'interno dei libri di architettura, non può essere demolito come se si trattasse di un edificio qualunque".

Questo articolo contiene 2 commenti.

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2009/09/19 23:09:20 RENZO MARRUCCI L'importante è che Pisa si decida gestire questa realtà architetto
nica accettando la sfida di una evoluzione del rapporto città-educa
zione che viene indicata da una interessante opportunità culturale realizzata nella C.Marchesi.
Occorre superare quelle viscosità mentali che bloccano le forze naturali del futuroe questa arhitettura va solo accettata e semmai addomesticata con l'intelligenza di chi la usa. Pisa ha avuto il coraggio di realizzare degli spazi innovativi contraddistinguendosi nel panorama italiano ed europeo ma non faccia passi indietro...ora continui nella volontà di renderli efficienti e vivi all'interno del suo contesto sociale e urbano. Non perda questa occasione di coniuga
re vita educativa e città.
Renzo Marrucci
Milano, 20-09-2009

2009/06/30 12:06:32 luigi giannetti Secondo me l'importante è che quell'area resti pubblica, forse una buona soluzione potrebbe essere iniziare a ricostruire a lotti il complesso nell'area del campo di atletica (che versa in pessime condizioni) e pian piano spostare le classi nel nuovo edificio demolendo progressivamente il vecchio stabile. Alla fine su parte dell'area dell'attuale edificio verrebbe ricreato il campo di atletica ed anzi, grazie ad una migliore razionalizzazione degli spazi, parte dell'area potrebbe addirittura avanzare.

Demolizione complesso "Marchesi", storia di un'opera mai compresa - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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