E' di alcuni mesi
fa la notizia che la Provincia, la cui amministrazione è titolare
degli edifici delle scuole superiori, sta lavorando a un'ipotesi di
demolizione dell'attuale struttura del complesso "Concetto
Marchesi", per costruire un nuovo complesso scolastico sempre a
Cisanello, nei terreni della futura sede della Provincia. Alla base
di tale scelta gli alti costi di manutenzione e le cattive condizioni
complessive dell'edificio.
Nell'operazione
messa in piedi dalla Provincia, che rientrerebbe in un percorso di
riorganizzazione dei poli scolastici per gli istituti superiori, si
prevede di costruire edifici a uso residenziale e commerciale proprio
sui terreni che verrebbero lasciati liberi in via Betti dall'attuale
sede del liceo scientifico "Buonarroti" e dall'istituto geometri
"Santoni". Per realizzare tale operazione, la Provincia ha poi
inoltrato la richiesta al Comune per la modifica della destinazione
d'uso dell'area, dall'odierna tipologia d'impiego a differenti
funzioni che contemplassero l'uso commerciale e residenziale. Ed è
così che la proposta di modifica è approdata in Comune, inserita
all'interno della variante al Regolamento Urbanistico e
successivamente adottata dal consiglio comunale.
Dall'adozione,
avvenuta nel mese di maggio, all'approvazione definitiva, intercorre
un periodo di 45 giorni (a partire dalla pubblicazione sul Bollettino
Ufficiale Regione Toscana) durante il quale è possibile per tutti i
cittadini presentare delle osservazioni che verranno poi valutate dal
consiglio comunale stesso.
Ma nel dibattito
che si è sviluppato negli scorsi mesi in città intorno
all'aggiornamento degli strumenti urbanistici del Comune, sia sul
metodo (il ricorso allo strumento variante di Regolamento), sia nel
merito delle singole proposte, il tema della demolizione del
Complesso Marchesi ha avuto poco spazio e scarso peso. Una decisione
che apparentemente non ha prodotto grandi fermenti. Ma è proprio
cosi?
Come ci spiega il
Prof. Piero Pierotti, docente in pensione di Storia dell'Urbanistica
presso il dipartimento di Storia delle Arti dell'Università di Pisa
e Presidente di Artwatch Italia, il progetto del Complesso "Marchesi"
nasce perché all'interno del Piano Regolatore del Comune di Pisa
erano previste nell'area di via Betti strutture scolastiche e
sportive che avessero la funzione di saldare insieme la città
esistente e la città che doveva crescere. Date le dimensioni del
progetto fu necessario realizzare un concorso internazionale che fu
vinto dal progetto dell'architetto Luigi Pellegrin, poi realizzato
tra il 1971 e il 1976.
"Il progetto
ebbe un grande successo di critica - ricorda Pierotti - e fu
commentato molto positivamente da Bruno Zevi, che presiedeva la
commissione chiamata a valutare gli elaborati".
Chiediamo al
professore di spiegare quali sono le peculiarità del progetto e
della struttura che poi venne realizzata: "Il progetto rientrava
nell'ambito di quella che veniva definita architettura sociale,
ovvero di quegli edifici che tentavano di dare uno sbocco sociale a
ciò che si progettava. L'idea che sta alla base di tutto il progetto
è quella di una scuola aperta:
essendo posta tra la città esistente e quella che sarebbe stata
costruita, doveva poter essere frequentata da tutti, non solo
studenti dunque, ma anche dagli abitanti del quartiere"
Tra le idee più interessanti e innovative, quella di realizzare sul
tetto dell'edificio una vera e propria passeggiata che diventasse
luogo di incontro, ma anche accessi liberi alla struttura (quindi
senza recinzioni e cancellate), impianti sportivi fruibili fino a
sera da tutti, e una serie di spazi a disposizione per la libera
associazione di cittadini.
"La concezione di fondo - continua Pierotti - era quella di uno
spazio destinato all'autogestione, che consentisse l'aggregazione e
rispondesse alle richieste che arrivavano dal movimento degli
studenti". Le stesse aule erano sostanzialmente "aperte", nel
senso che potevano adattarsi nelle dimensioni alle diverse necessità
del momento, idea che presupponeva uno scambio interdisciplinare
forte e continuo.
Ma a essere innovativa non era soltanto la concezione, ma anche le
tecniche costruttive e i materiali adottati. In quel periodo
l'architetto Pellegrin stava infatti sperimentando l'impiego di
materiali "veloci" caratteristici delle strutture autostradali, e
da questa tipologia di opere derivano una serie di elementi che
caratterizzano il complesso Marchesi. Fino a qui tutto bene, o almeno
in parte: una serie di problematiche emersero, infatti, già in fase
di realizzazione del progetto. Non tutte le questioni probabilmente
vennero risolte adeguatamente dai tecnici che seguivano i lavori di
costruzione, in particolar modo per ciò che concerneva
l'impermeabilizzazione della copertura dell'edificio, da sempre
tallone d'Achille dell'intero complesso.
Attualmente l'edificio presenta una serie di carenze e
problematicità, che indiscutibilmente rappresentano una questione da
affrontare e risorse da investire (attualmente sono in corso lavori
di rifacimento proprio della copertura dell'edificio). Altrettanto
certo è che negli anni si siano affrontati esclusivamente gli
interventi più urgenti, lasciando in secondo piano i necessari
interventi di manutenzione di buona parte degli edifici.
"Purtroppo - ricorda il Prof. Pierotti - anche l'idea di
scuola aperta e la carica utopica che si portava dietro venne molto
presto abbandonata da chi gestiva la scuola: di fronte ai primi
problemi l'unica risposta che venne data fu quella di chiudere il
perimetro dell'edificio e dotarlo di cancellate che impedissero il
libero accesso. Nel corso degli anni fu chiusa anche la passeggiata
sul tetto, mentre gli spazi per le attività extra-scolastiche sono
rimasti inutilizzati. Adesso siamo addirittura arrivati alla scelta
della demolizione: è assurdo che la mancanza di una manutenzione
corretta diventi motivo per la sua demolizione".
"Questo complesso - conclude Pierotti - rappresenta un episodio
che non può essere cancellato, una delle massime espressioni in
Italia di quella che è stata definita l'architettura sociale e si
trova all'interno dei libri di architettura, non può essere demolito
come se si trattasse di un edificio qualunque".
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2009/09/19 23:09:20 RENZO MARRUCCI L'importante è che Pisa si decida gestire questa realtà architetto
nica accettando la sfida di una evoluzione del rapporto città-educa
zione che viene indicata da una interessante opportunità culturale realizzata nella C.Marchesi.
Occorre superare quelle viscosità mentali che bloccano le forze naturali del futuroe questa arhitettura va solo accettata e semmai addomesticata con l'intelligenza di chi la usa. Pisa ha avuto il coraggio di realizzare degli spazi innovativi contraddistinguendosi nel panorama italiano ed europeo ma non faccia passi indietro...ora continui nella volontà di renderli efficienti e vivi all'interno del suo contesto sociale e urbano. Non perda questa occasione di coniuga
re vita educativa e città.
Renzo Marrucci
Milano, 20-09-2009
2009/06/30 12:06:32 luigi giannetti Secondo me l'importante è che quell'area resti pubblica, forse una buona soluzione potrebbe essere iniziare a ricostruire a lotti il complesso nell'area del campo di atletica (che versa in pessime condizioni) e pian piano spostare le classi nel nuovo edificio demolendo progressivamente il vecchio stabile. Alla fine su parte dell'area dell'attuale edificio verrebbe ricreato il campo di atletica ed anzi, grazie ad una migliore razionalizzazione degli spazi, parte dell'area potrebbe addirittura avanzare.