"Mi dichiaro totalmente indisponibile ad assumere incarichi a titolo gratuito". E' questo il contenuto delle decine e decine di dichiarazioni che precari della ricerca e della didattica dell'Università di Pisa stanno facendo in questi giorni, rifiutandosi di assumere qualsiasi incarico gratuitamente.
Infatti entro il 30 giugno in tutte le Facoltà dell'ateneo dovrà essere approvata la programmazione didattica per il prossimo anno accademico. Secondo quanto previsto dai decreti della Gelmini le Università possono bandire dei concorsi per gli incarichi di insegnamento e le attività didattiche integrative sia retribuiti sia gratuiti. Nel caso di retribuzione il Ministero avrebbe dovuto fornire i parametri per i compensi, ma ad oggi da Roma non è stato prodotto alcun documento ufficiale. Spetta poi a ogni singolo ateneo decidere se retribuire o meno questi contratti.
"Dallo sfruttamento passiamo allo schiavismo, spiegano gli esponenti dell'Assemblea della ricerca e della didattica dell'Università di Pisa. L'ateneo ha intenzione di bandire prima solo concorsi a titolo gratuito, nel caso in cui andassero deserti allora l'amministrazione ribandirebbe i concorsi prevedendo delle retribuzioni. Non vi è nessun atto ufficiale del ministero che preveda questo tipo di procedimento, è una scelta della nostra università sulla base di una relazione tecnica stesa dal direttore amministrativo, il cui valore giuridico è quanto meno dubbio, per non dire privo di alcun fondamento".
Secondo le indiscrezioni la retribuzione per questi contratti dovrebbe essere intorno ai 14-15 mila euro, ma la scelta di bandirli gratuitamente viene giustificata dall'amministrazione del nostro ateneo con la carenza di fondi. Ad oggi in bilancio sono previsti 600mila euro su questo capitolo di spesa che corrispondono a circa 40 contratti, mentre nel nostro ateneo ve ne sono alcune centinaia già attivati negli passati, soprattutto nelle Facoltà di Lettere, Lingue e Ingegneria.
"Stiamo assistendo all'ennesimo tentativo di far fuori dal mondo dell'Università un'intera generazione, provando a sottoporci a condizioni di lavoro umilianti ed inaccettabili - spiegano i precari della ricerca della didattica. Per di più, il nostro ateneo ha anche deciso di dare il via libera alla partecipazione a questi concorsi a "personale in formazione", ovvero ad assegnisti, borsisti e persino dottorandi. Questo è l'ennesimo paradosso di questa amministrazione che per anni ci ha ripetuto che i dottorandi e i borsisti non sono precari ma studenti e ora li riconosce come figure adeguate a ricoprire un insegnamento universitario".
Occorre al riguardo rilevare che l'Università di Pisa è persino ricorsa all'Avvocatura di Stato per chiedere un parere sulla possibilità di aprire questi concorsi a queste figure, visto che, ad esempio, il regolamento attualmente in vigore per gli assegnisti prevede esplicitamente che il titolare di un assegno di ricerca non può tenere insegnamenti. "Ad oggi però, spiegano i ricercatori precari, non esiste alcun documento ufficiale con la risposta dell'Avvocatura di stato, e l'unica testimonianza di ciò sono le dichiarazioni dei Presidenti dei Corsi di Laurea che hanno prospettato questa possibilità nelle recenti riunioni dei consigli di corso di studio".
Inoltre, secondo alcune indiscrezioni, sembra l'ateneo pisano abbia anche richiesto chiarimenti sulla possibilità di coinvolgere personale tecnico-amministrativo per questi concorsi, ricevendo una risposta negativa.
"Si tratta dell'ennesimo scelta sbagliata da parte dell'Università di Pisa, spiegano i precari della ricerca e della didattica, che arriva persino ad avere il coraggio di formalizzare prestazioni gratuite di lavoro. Per questi motivi negli ultimi giorni abbiamo lanciato la campagna "io non lavoro gratis" dichiarando la nostra indisponibilità a lavorare senza alcuna retribuzione. Quanto accade a Pisa sta avvenendo anche in altri atenei, come Torino e Firenze". In alcune facoltà di queste città la mobilitazione dei ricercatori precari ha avuto un primo importante successo. I precari hanno ottenuto dai presidi delle loro Facoltà dei pronunciamenti contro questo tipo di concorso e l'indisponibilità a farli bandire, con la conseguenza di non poter deliberare sulla programmazione didattica senza una revisione dei bilanci degli atenei, che prevedesse così lo stanziamento di fondi per retribuire i corsi e le attività didattiche integrative.
Anche a Pisa i ricercatori precari si stanno muovendo nella stessa direzione. Negli scorsi giorni infatti i precari hanno avuto un incontro con il Preside della Facoltà di Lettere, prof. Iacono, ottenendo la convocazione di una assemblea congiunta Lettere-Lingue per il 18 giugno ed un Consiglio di Facoltà per il 22 giugno in cui una loro delegazione potrà leggere un documento durante la seduta e assistere come uditore. La richiesta che tutte queste figure precarie del mondo della ricerca e della didattica avanzano ai docenti ed ai presidi è semplice: "dichiaratevi anche voi indisponibili a che nelle Facoltà si attivino contratti gratuiti, e chiedete all'ateneo maggiori finanziamenti, in caso contrario non è possibile fare una adeguata programmazione didattica".
I tempi, però, stringono, in quanto il 23 giugno si terrà la riunione del Consiglio di Amministrazione che approverà l'assestamento di bilancio, cioè l'ultima occasione in cui modificare e spostare risorse tra i vari capitoli di spesa.
"Nel frattempo però le adesioni alla campagna aumentano, concludono i precari della ricerca della e della didattica, per chi volesse aderire può mandare una mail ad indisponibilita@gmai.com".
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