25/06/09 09:42 | autore: Ico Gattai Stampa

Un'astronave a Cisanello (1) 4

"Un'astronave targata utopia atterrò a Cisanello...". La prima puntata di un racconto firmato da Ico Gattai

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Pisanotizie inaugura oggi la prima puntata di "Un'astronave a Cisanello", memorie di un irriducibile affezionato del Concetto Marchesi, di recente ammesso agli onori delle cronache nazionali per la sua discutibile prossima demolizione. Funambolico e irresistibile, l'autore "memorialista" Ico Gattai è stato studente del Liceo Scientifico "Filippo Buonarroti" che ha ancora sede presso la struttura del Marchesi, oltre che autore di due romanzi: Anche agosto passerà - Edizioni Memoranda 2001 e Mamma dormo fuori - Edizioni Ets 2006.

Il Concetto Marchesi è sempre stato, un posto strano, un'astronave targata utopia atterrata a Cisanello, appena fuori dalla cinta muraria di Pisa. L'atterraggio fu morbido, anche per il carattere paludoso dell'humus. Il mondo, a quel tempo, era ancora lì, nei bassifondi della classifica, a lottare per una possibile salvezza: e il vasto tetto dell'astronave fu immaginato coltivabile da subito, l'habitat ideale per centinaia e centinaia di pomodori, cuori rossi tutta polpa e niente colpa.

Un posto strano già dal nome, chissà in quanti sapevano che Concetto non era il nome del bizzarro progetto ma il nome di Marchesi, e chissà quanti sapevano (in quella lontana era senza wikipedia) chi era Concetto Marchesi, descritto da Italo Calvino come il più pessimista e solitario di tutti i comunisti. Nelle intenzioni di chi lo progettò, quello sarebbe dovuto essere un posto aperto alla città, (e per quanto mi riguarda lo fu davvero), sede d'una scuola pensata per non esaurire il suo ruolo sociale nel momento didattico, ma per allargarsi a varie attività di partecipazione collettiva.

In questo compressissimo complesso c'era una scuola (il liceo scientifico sperimentale Filippo Buonarroti), che nella seconda metà degli anni ottanta (e forse prima e forse dopo, ma io non lo posso dire), era in città la scuola superiore più assidua e appassionata nelle occupazioni autogestite, ad alto tasso di ricreazione, in altre più serie parole, la più politicizzata. Un anno alle elezioni studentesche c'era solo la lista rossa/riprendiamoci la scuola, ma non era un'atmosfera bulgara quella che si respirava: un clima di risate spesse in cui il Concetto Marchesi era stato ribattezzato con un simpatico esotismo: Concetto Marrakech.

L'astronave era strana anche di dentro, alcune classi erano divise soltanto da pareti scorrevoli o di cartongesso, così capitava che durante le prime lezioni di storia del primo anno, (viva la resistenza e questa è la nostra costituzione), si poteva tendere l'orecchio verso altri mondi, e ascoltare quello che succedeva nella classe accanto, dove un'ora di religione disertata dai tre quarti degli studenti, andava avanti stancamente. Qualche immancabile vandalo aveva aperto brecce tra una classe e quell'altra, e se il compito di matematica si presentava drammaticamente impossibile, si passavano i problemi al disponibile amico della classe aldilà del buco.
(continua)

www.icoeisuoigattai.blogspot.com

 

Questo articolo contiene 4 commenti.

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2009/06/25 13:06:24 emme effe @ roberto morelli

volevo solo fare una battuta sul fatto che lo studente del buonarroti conserva su di sè tracce indelebili ed evidenti di quel passato

2009/06/25 12:06:58 Roberto Morelli emme effe, non ci ho capito nulla

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2009/06/25 11:06:55 emme effe danno biologico:
Menomazione psico-fisica della persona in sé e per sé considerata, in quanto incidente sul valore uomo in tutta la sua concreta dimensione, che non si esaurisce nella sola attitudine a produrre ricchezza, ma si collega alla somma delle funzioni naturali afferenti al soggetto nell'ambiente in cui la vita si esplica, ed aventi rilevanza non solo economica, ma anche biologica, sociale, culturale ed estetica.
Consultate un legale per la quantificazione monetaria.
Con affetto e simpatia :)

2009/06/25 10:06:54 Vincenzo Letta io ho frequentato un'altra scuola, in via Benedetto Croce.
Aveva una struttura architettonica pensata per una scuola alla De Amicis, se cercate troverete ancora le tracce degli alunni Franti e Garrone...

Il "Concetto Marchesi" era per noi un mito.

Aveva tutto quello che serviva per una scuola moderna: un'aula magna per le assemblee, luoghi ben attrezzati per fare sport e tante altre cose che rendevano quella struttura molto vitale. Ma soprattutto, non era solo una scuola, era un complesso, un insieme di cose pensate per gli studenti, ma anche per il quartiere e la città che le ospitava.
Un'osmosi intelligente, che ha funzionato bene. Un esempio di architettura pensata rispetto a un progetto culturale, sociale; un modo di fare architettura lontano anni luce dalla logica dei palazzinari che hanno devastato le nostre città.

Nel domandarsi "Il Concetto Marchesi è bello o è brutto?" si sbaglia mira. Sì, l'aspetto estetico conta, ma in questo caso – più che mai – deve essere strettamente legato all'aspetto funzionale, al senso, alla filosofia che hanno provocato quel progetto: è da lì che si può imbastire un giudizio, non ci si può limitare a guardare solo "la buccia".

Il termine astronave usato da Ico Gattai è proprio giusto. Racconta bene quanto innovativo era ed è quel progetto. Spero che la sostanza di quell'intuizione non vada persa, ma possa continuare, migliorarsi, aggiornarsi.

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