Emerge in tutta Italia, e anche nella nostra città, il problema dell'emergenza sfratti. Sulla questione, il sindacato "Unione Inquilini" sta promuovendo iniziative di dibattito e di protesta. Ne abbiamo parlato con il segretario provinciale, Virgilio Barachini.
L'Unione Inquilini ha convocato un'assemblea per discutere dell'emergenza sfratti. Ci puoi spiegare che cosa sta succedendo?
Il 30 Giugno scade la cosiddetta "mini-proroga", quella che prevedeva la sospensione nell'esecuzione degli sfratti. La proroga aveva consentito almeno di rimandare alcuni sfratti, e di evitare che le famiglie coinvolte venissero messe in mezzo a una strada. Ora, con la scadenza del 30 Giugno, si ripropone drammaticamente il problema, ed è per questo che noi vogliamo aprire un dibattito cittadino su queste questioni.
Intendiamoci. La sospensione degli sfratti - il provvedimento risale al Ministro Ferrero - non risolveva il problema. Anche perché era limitata solo ad alcune categorie: riguardava sfratti per finita locazione, riferite a nuclei familiari con redditi bassi (sotto i 27.000 euro lordi), e in più valeva soltanto per i Comuni ad alta tensione abitativa. Nella nostra provincia, lo ricordo, i comuni riconosciuti ad alta tensione abitativa sono Pisa, Pontedera, Cascina e San Giuliano.
Era dunque un provvedimento molto parziale, che già allora criticammo molto: anche perché da un ministro comunista come Paolo Ferrero ci saremmo aspettati di più. Detto questo, era pur sempre uno strumento per risolvere almeno alcune situazioni di sfratto. Oggi che la proroga scade, i problemi sono destinati a moltiplicarsi.
Rispetto al problema abitativo, quali sono le soluzioni messe in campo dalle istituzioni locali?
Purtroppo c'è ben poco. Da mesi si discute dei famosi 130 milioni di euro stanziati dall'assessore Baronti, della Regione Toscana, per risistemare le case popolari. Sarebbe un intervento importante, perché solo nel Comune di Pisa ci sono almeno 100 appartamenti destinati ad ERP [cioè a case popolari, ndr.], che però non possono essere assegnati perché non hanno l'abitabilità: perché, per esempio, non hanno l'impianto elettrico a norma, o non hanno riscaldamento, o va sistemato il bagno e cosi via.
Proprio per queste situazioni la Regione ha stanziato 130 milioni di euro. Di questi soldi, però, tutti parlano da mesi, ma nessuno ha mai visto nulla... In questi giorni incontreremo proprio l'assessore Baronti e cercheremo di capire come stanno le cose.
Voi state preparando un'assemblea, e avete annunciato che farete delle richieste agli enti locali e alla Prefettura. Di cosa si tratta?
Devo fare una premessa. Da anni diciamo che in regime di libero mercato non si risolverà il problema casa: se davvero vogliamo trovare una soluzione, bisognerebbe requisire gli alloggi sfitti, e usarli per chi ha bisogno. Questo, per noi, sarebbe l'unico modo di affrontare davvero il problema.
Ma oggi siamo in una situazione di emergenza abitativa grave, e vogliamo formulare proposte immediatamente accoglibili anche da chi, diciamo così, non la pensa come noi.
Per questo chiediamo al Comune di potenziare l'agenzia casa. In particolare, chiediamo che l'amministrazione prenda in affitto le tante case vuote che ci sono in città, e le ceda in subaffitto agli sfrattati, alle famiglie senza casa, a chi ha bisogno, a prezzi sociali e non di mercato. Noi chiediamo un intervento di questo tipo, al Comune, alla Prefettura e anche all'assessorato regionale.
Quale è la situazione degli sfratti per morosità?
Su base provinciale, gli sfratti per morosità rappresentano il 78% del totale: questi sono dati ufficiali del Ministero dell'Interno riferiti al 2008, che riguardano le richieste di esecuzione degli sfratti. In numeri assoluti, gli sfratti da eseguire in provincia di Pisa sono circa 600: anche se bisogna tener conto che in questa cifra sono ricompresi anche sfratti degli anni precedenti.
Sono dati, indubbiamente, molto preoccupanti. Ma quello che ci inquieta, e che suscita la nostra indignazione, è che una parte di questi sfratti riguarda alloggi pubblici, di proprietà del Comune. Come dire che sono i nostri stessi enti locali che mettono le famiglie sulla strada...
Gli sfratti del Comune, però, non sono per morosità...
No, infatti parlavo degli sfratti in generale. Quelli del Comune riguardano per lo più le case popolari. Spesso riguardano i figli degli assegnatari, che vanno a vivere nelle case popolari dei genitori per assistere parenti anziani, magari non autosufficienti. Quando il parente assistito muore, la persona magari non ha ancora maturato i tre anni di residenza necessari per subentrare nell'alloggio. A quel punto non si ha più il titolo per rimanere nell'appartamento, e il Comune procede allo sfratto.
Si tratta indubbiamente di situazione irregolari, dal punto di vista - diciamo così - burocratico. Ma riguardano persone e famiglie che comunque hanno bisogno di casa. Dove finiscono queste persone, una volta allontanate? Parlo di decine e decine di casi, che spesso riguardano giovani coppie, anche con figli piccoli al seguito...
C'è qui il classico conflitto tra la norma burocratica e un bisogno reale: e forse, nelle considerazioni del Comune, dovrebbe prevalere quest'ultimo...
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