Nell'ultima seduta il Consiglio di Amministrazione dell'Università di Pisa ha deliberato la cancellazione del debito che l'ateneo ha nei confronti di Facoltà e Dipartimenti. Si tratta di un importo molto consistente: pari a poco più di 19,6 milioni di euro.
Questo debito è stato contratto dall'Università nel periodo compreso fra il 1995 ed il 2002. Negli ultimi sette anni più della metà è stato restituito: infatti nel 2002 la cifra ammontava a 46 milioni di euro. Fu infatti tratto distintivo del Rettorato Modica, finanziare con i fondi di bilancio spese per investimenti edilizi e rinviare ad esercizi successivi l'erogazione delle assegnazioni per il funzionamento delle Strutture didattiche scientifiche e di servizio. Tale scelta, veniva allora giustificata dall'amministrazione Modica con il fatto che in quegli anni le entrate proprie delle strutture decentrate erano sufficienti a coprire le spese necessarie e che a fine anno si realizzavano dei resti di cassa piuttosto consistenti. Inoltre, non avendo resti di cassa, l'ateneo poteva accedere a crediti di cui godeva presso il MIUR.
La decisione di cancellare questi debiti da parte del CDA è stata presa in seguito all'ispezione presso il nostro ateneo di un emissario del Ministero dell'Economia e delle Finanze, avvenuta negli scorsi mesi. Dall'analisi della situazione del bilancio, l'ispettore ministeriale ha redatto un report indicando gli interventi che l'Università di Pisa deve compiere per essere in regola: primo fra questi la cancellazione del debito. Si legge nella relazione dell'Ispettore del MEF, in merito alle disfunzioni rilevate sui bilanci dell'Università di Pisa: "La necessità di rafforzare le azioni tese al riequilibrio di bilancio, anche attraverso la riduzione e/o eliminazione delle partite di debito accese a favore dei centri autonomi di spesa, in considerazione dei ripetuti disavanzi di competenza e di amministrazione maturati nell'ultimo quinquennio".
Da qui la decisione del Consiglio d'Amministrazione dell'Università, che ha dato subito corso al provvedimento, viste le verifiche a cui sarà sottoposto nei prossimi mesi. La scelta è quella di rispondere ed attuare le richieste ministeriali, in modo da non trovarsi in posizione di irregolarità e non vedersi eventualmente penalizzati nella distribuzione dei finanziamenti pubblici per il prossimo anno.
Pisanotizie ha intervistato il Prorettore per le risorse economiche, lo sviluppo e il reclutamento, prof. Roberto Lorenzi per capire esattamente cosa è successo e le conseguenze che queste decisioni avranno, decisioni che già fanno molto discutere il mondo accademico pisano.
Ci conferma che l'Università ha un debito con Facoltà e Dipartimenti di quasi 19 milioni di euro?
E' vero che l'Università Pisa ha contratto negli anni passati un debito con i centri di spesa e spiegherò poi perchè. Questo è, tuttavia, un debito interno, infatti se guardiamo ad esempio al bilancio consolidato questo dato non compare. Se l'Università di Pisa domani chiudesse, non dovrebbe pagare terzi per questi debiti. Rispetto dunque ad alcune cose scritte sui giornali anche negli scorsi mesi, sul debito delle Università toscane, occorre essere precisi. La situazione pisana dal punto di vista finanziario è sana, con un bilancio sostanzialmente in pareggio. Ci troviamo in una condizione ben diversa da quella in cui versano Siena e Firenze.
Cosa è avvenuto allora negli ultimi mesi?
Nei primi mesi del 2009, al momento dell'approvazione del bilancio consolidato, i Revisori dei Conti e il Nucleo di valutazione interno, per evitare una presentazione negativa dell'Università hanno chiesto di cancellare questi debiti.
Noi come amministrazione centrale non abbiamo proceduto immediatamente a questa richiesta, così come negli anni passati, per evitare allarmismi e anche perchè spesso non tutti condividono il significato di tali operazioni, per cui occorre spiegare bene cosa si sta facendo e perchè.
Ci conferma che poi l'ateneo è stato oggetto di una ispezione ministeriale negli ultimi mesi?
Si. Nel maggio di quest'anno si è conclusa un'ispezione disposta dal Ministero dell'Economia e Finanze, in seguito anche alle notizie diffuse a mezzo stampa sulla condizione economica degli atenei toscani. La permanenza dell'ispettore è stata di un mese e mezzo circa e, al termine, è stato redatto un vademecum di raccomandazioni consegnatoci nei primi giorni di luglio. L'Università non può far altro che tenerne di conto. Entro settembre, quindi, l'ateneo dovrà rispondere a queste richieste ed aver attuato i provvedimenti necessari per soddisfarle, visto che vi sarà da parte ministeriale una verifica sull'attuazione di queste raccomandazioni, in primo luogo la cancellazione del debito nei confronti dei propri centri di spesa.
Da qui la delibera dell'ultimo Consiglio di Amministrazione di cancellare il debito?
Si. Il Consiglio di Amministrazione ha approvato proprio nell'ultima seduta questa "ripulitura" del bilancio, come richiesto anche dall'ispettore ministeriale.
Questa decisione, vorrei specificarlo con chiarezza, non comporta nulla di drammatico per la vita dei Dipartimenti stessi. Queste strutture dovranno essere più efficienti, ma non vi è alcun taglio alle disponibilità di cassa, ed è quest'ultima che determina la capacità di spesa. Disporranno solo di un volano più piccolo, ed anche questo ridimensionamento varierà da struttura a struttura. Non vi è alcuna diminuzione di cassa, ma solo una riduzione del volume con sui si possono fare le operazioni economico-finanziarie.
Cerco di spiegarmi: il bilancio dell'ateneo è composto da un bilancio di cassa e un bilancio di competenza, in cui si iscrivono eventuali debiti e crediti. L'operazione di ripulitura richiestaci dall'ispettore ministeriale, e che il consiglio di amministrazione ha deliberato, riguarda solo il bilancio di competenza e non tocca quello di cassa.
A quanto ammonta il debito e come si è prodotto?
Il debito nei confronti dei centri di spesa è di circa 19 milioni di euro. La sua costituzione non è per nulla recente ed era nota a tutti, anche nella modalità con cui si è determinata. La scelta risale agli anni di gestione del Rettore Modica. Dalla metà degli anni Novanta fino al 2002 l'ateneo di Pisa vantava crediti elevati con il MIUR. Il problema è che si poteva attingere a queste risorse, soltanto dopo aver speso tutte le assegnazioni annuali conferite dal Ministero. Poiché i Dipartimenti in quegli anni avevano cospicui resti di cassa, l'ateneo ha utilizzato la liquidità anche per spese di investimento in modo da soddisfare la condizione posta dal Ministero per riscuotere i crediti, prima che diventassero inesigibili. Anche in quella occasione fu ottimizzato l'utilizzo delle risorse, e così si è accumulato il fatidico debito.
E dopo il 2002?
Gli anni tra il 1995 e il 2002 sono stati un periodo di grande disponibilità economica. Quando nel 2002 i crediti del MIUR sono terminati i Dipartimenti avevano accumulato dei crediti nei confronti dell'ateneo. Inoltre sempre dal 2002 iniziano a diminuire i fondi pubblici all'Università. L'ateneo in quell'anno decise per i Dipartimenti di passare dalla cassa unica, che fino ad allora vi era stata, a una suddivisa per ciascun centro di spesa e a garantire assegnazioni di cassa pari a quelle di competenza. La sostanza è, quindi, che nel 2002 i crediti delle strutture decentrate nei confronti dell'amministrazione centrale ammontavano a circa 46 milioni di euro. In questi anni più della metà di questo debito è stato restituito. L'Università non si è dimenticata di questo impegno, anzi ha cercato di onorarlo. Il problema è che, anno dopo anno, il finanziamento pubblico è diminuito e non siamo riusciti ad annullare tutti i debiti, ma era questa la strategia che avevamo definito già a partire dal 2002.
E' stata una decisione che qualcuno non ha accolto con favore...
Spesso le cose spiacevoli non si vogliono sentire e si finge di non saperle. L'università si muove nell'ottica di non danneggiare nessuno, tanto meno i Dipartimenti. Ma ripeto, per evitare cattive interpretazioni: i crediti non sono la cassa e ai centri di spesa noi non togliamo capacità di spesa. Ho spiegato le stesse cose alla riunione del Collegio dei Direttori di Dipartimento perchè lo ritenevo doveroso, ma si tratta di cose che sapevamo tutti: mi stupisco quando qualcuno dice che non conosceva questa situazione.
Quali i prossimi passi?
Il nostro dovere è ora quello di attuare la delibera del Consiglio di Amministrazione sulla cancellazione di tali debiti. Analizzeremo la situazione creditizia di ogni struttura, effettueremo le relative operazioni, poi manderemo tutto al ministero per le verifiche. Entro settembre dovremo avere completato tutta l'operazione.
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