La decisione da parte del Consiglio di Amministrazione dell'Università di Pisa degli scorsi giorni di cancellare 19,6 milioni di euro di debiti nei confronti delle strutture periferiche, Dipartimenti e Facoltà, avrà pesantissime conseguenze sulla ricerca. E' questo quanto afferma Franco Turini, Professore Ordinario al Dipartimento di Informatica, ex-direttore di questo Dipartimento ed ex-Presidente del Collegio dei Direttori di Dipartimento nel periodo compreso fra la seconda metà degli anni '90 e i primi anni del 2000.
Il Professor Turini in questa lunga ed articolata intervista replica puntualmente alle tesi esposte dal Prorettore al Bilacio Lorenzi in un'altra intervista, pubblicata negli scorsi giorni sempre dal nostro giornale.
Pisanotizie si propone così come spazio aperto a tutti coloro che vorranno intervenire all'interno di un dibattito e di una questione che riguarda nel profondo il futuro dell'Università di Pisa.
Come giudica la decisione del Consiglio di Amministrazione di cancellare il debito nei confronti dei Dipartimenti?
Ci sono varie cose che non mi piacciono: uno come viene presentata, due come è stata attuata e tre quali sono le conseguenze, cosa che mi pare ancora nessuno abbia apprezzato nella sua completezza.
Può spiegarci cosa vuol dire che non le piace come viene presentata la questione?
Nessuno ha citato il fatto che nel periodo preso in esame c'è stata una politica governativa, portata avanti da Prodi e da Ciampi per entrare nell'euro, che ha implicato il cosiddetto meccanismo della tesoreria unica. Questo meccanismo comportava che i Ministeri ti assegnassero i fondi che potevi utilizzare per le tue spese, ma la cassa veniva controllata dal Ministero del Tesoro. Questo comportava che prima dovevi spendere i soldi che avevi già in cassa per i programmi di spesa a disposizione e solo successivamente, esauriti questi, potevi prelevare i soldi del governo. In quel periodo l'università si è trovata nella situazione per cui non potendo avere i soldi del Ministero, ma avendo a disposizione i fondi in comune tra amministrazione centrale e Dipartimenti ha speso i soldi di questi ultimi. Perchè mentre l'amministrazione centrale ricava le entrate solo da ministero e tasse degli studenti, i Dipartimenti hanno molte altre fonti: progetti europei, progetti CNR, progetti conto terzi (ovvero progetti di ricerca fatti per altri). Questa è la discrasia fra programmi di spesa e cassa corrente. Poi è successo che l'Università di Pisa è uscita dalla tesoreria unica ed è iniziato un meccanismo per cui il Ministero ha restituito i vecchi crediti all'Università, così che Università e Ministero i loro conti li hanno sistemati, mentre i conti tra amministrazione centrale e Dipartimenti sono stati sistemati solo in parte. A onor del vero c'è da dire che il Ministero ha sempre più ridotto i finanziamenti dati alle università in questi anni, mentre le spese obbligatorie, per esempio gli aumenti stipendiali, sono aumentate.
Il Prorettore al Bilancio ha spiegato che l'Università di Pisa aveva dei crediti dal MIUR, ma a questi crediti si poteva accedere solo se non si avevano degli avanzi di cassa. Visto che dipartimenti non spendevano tutti i soldi, questi resti sono stati utilizzati per altri capitoli di spesa come l'edilizia, ad esempio.
Questo è verissimo. E' come dire che io amministrazione centrale ho chiesto un prestito interno alla mia periferia, ovvero ai Dipartimenti, invece di andarli a chiedere ad una banca. Questa cosa è evidentemente più conveniente perchè ai Dipartimenti non dovevano essere pagati gli interessi, ma ora cosa succede, che dopo aver fatto un debito non si restituisce più niente? Per proseguire il paragone: se i soldi fossero stati chiesti ad una banca, che cosa avrebbe detto poi l'università: scusa ma li ho già spesi, non te li do più? Anche sul fatto di dire che gli avanzi di cassa siano una dimostrazione di incapacità di spendere dei Dipartimenti stiamo attenti: è come una famiglia che si mantiene un piccolo deposito in banca. Spende lo stipendio ma si porta avanti questo deposito in banca da un anno all'altro come fondo di sicurezza.
Ma quali sono dunque le conseguenze concrete di questa cancellazione dei crediti?
Facciamo un esempio concreto: il Dipartimento di Informatica ha crediti con l'ateneo per circa 400mila euro. Il fatto che ci sia qualcuno che sostiene che siccome questi 400mila euro non li hai spesi allora se vengono cancellati non succede niente è totalmente falso. Perchè nella realtà questi soldi in buona parte sono stati già spesi. E i Direttori dei Dipartimenti li hanno potuti spendere perchè l'ateneo aveva dato loro un programma di spesa in cui essi erano contemplati, e poi concretamente avevano anche i soldi perchè magari venivano da qualche progetto di ricerca esterno, e quindi li hanno spesi. Se ora mi dici che quei soldi non me li dai più, si crea un buco all'interno del bilancio del dipartimento. Come lo copro? Andando a prendere altri fondi di Dipartimento che sono coperti dalla cassa e mettendoli a coprire quel buco.
Quali sono questi fondi?
Si tratta di fondi che non devono essere rendicontati, quindi per esempio i finanziamenti alla ricerca di ateneo, oppure soldi che sono stati ottenuti con progetti di ricerca. Quando magari io ottengo 100 da un esterno per un progetto di ricerca che mi è costato 70, quel 30 non è qualcosa in più che a me dipartimento non serve. Quel 30 mi serve per preparare i prossimi progetti di ricerca, per creare un consorzio in vista di un nuovo progetto europeo e quindi organizzare delle missioni all'estero, oppure per mantenere il gruppo di ricerca nei momenti di buco tra un progetto di ricerca e l'altro. Se tu mi togli questi soldi dai una botta mortale a quello che è il funzionamento ordinario della ricerca. Non è un caso che i Dipartimenti più incavolati e quelli che subiscono i danni maggiori da questa decisione siano quelli più tecnici: Informatica, Fisica, Ingegneria dell'Informazione, etc.
Però il Prorettore Lorenzi sostiene che a sbagliare siano stati quei Dipartimenti che hanno speso quei crediti..
E' assolutamente falso, infatti si chiamano programmi di spesa. Se l'ateneo mi dice che mi dà un programma di spesa che poi mi coprirà, io lo utilizzo, e dal punto di vista tecnico il Prorettore Lorenzi non può dirmi nulla. La cosa che mi fa rabbia è che mi pare che la maggior parte dei Direttori di Dipartimento non abbiano nemmeno capito di cosa stiamo parlando, oppure gli è stato raccontato tutto in maniera tale che non hanno colto il cuore del problema. Quando cominceranno a veder sparire i soldi del finanziamento di ateneo, dei residui dei progetti di ricerca e così via, che erano invece convinti di poter usare, voglio vedere come reagiranno.
La tesi dell'amministrazione, però, su questo è chiara: i soldi non sono stati spesi, lei invece sostiene che sono stati utilizzati sostanzialmente in programmi di ricerca..
Ripeto, sono stati in parte utilizzati per organizzare la ricerca. I programmi su cui l'ateneo ci doveva dare i soldi, e non ce li ha dati, sono la ricerca di base, il cosiddetto funzionamento, il dottorato di ricerca, il finanziamento per gli assegni di ricerca. I soldi sono stati utilizzati, le spese sono state pagate con i soldi che c'erano a disposizione, e magari in quel momento si trattava di finanziamenti ad un progetto di ricerca utilizzati per pagare le spese di funzionamento del Dipartimento.
La cosa che mi sconvolge è che, come ho detto prima, mi pare che non si capisca come funziona la ricerca, e che in Consiglio di Amministrazione, anche fior di professori, non si siano resi conto di quella che sarebbe stata la conseguenza. La mia ipotesi è che sia stata spiegata male, non è stato detto loro cosa sarebbe successo e solo adesso se ne renderanno conto. In questi giorni tutti i segretari amministrativi sono lì che dicono: "Mi si è creato questo buco come lo copro?". Il Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione ha, ad esempio, 1 milione di euro di crediti cancellati. Ciò significa che avranno 1 milione di euro di programmi di spesa annullati.
L'amministrazione centrale motiva tale decisione sulla base di un'ispezione ministeriale che impone di eliminare i debiti.
Esatto, l'ispettore ministeriale ha detto che è necessario eliminare i debiti. Eliminare i debiti non vuol dire cancellarli. I debiti si possono ripianare in tanti modi, ad esempio pagandoli, oppure trovando molte altre soluzioni intermedie, soprattutto concordandole con chi sarebbe titolare di questi crediti. I crediti avrebbero potuto essere ad esempio dilazionati. Sono mancati completamente dei segnali che andassero nel senso di affrontare il problema anche dal punto di vista dei Dipartimenti. Non voglio fare il populista, ma si sarebbe almeno potuto pensare a diminuire le indennità di carica e le spese di rappresentanza, per esempio. E' mancato un segnale da parte dell'amministrazione centrale di volontà di cercare di risolvere il problema insieme alla periferia. E' come se l'ateneo dicesse: ci avete prestato questi soldi, ora non li abbiamo più e adesso sono cavoli vostri.
L'amministrazione è categorica sul fatto che entro settembre bisogna aver messo in atto il risanamento, Dipartimento per Dipartimento.
Intanto non è vero che l'aumento dei debiti nei confronti delle strutture è finito nel 2002, è continuato anche dopo, ci sono ancora almeno un'altra decina di milioni di euro. In questo non ci vedrei niente di male a condizione che l'ateneo, fatto questo debito, rispettasse poi i patti che erano abbastanza chiari.
Ed ora anche nella pratica cosa significa valutare caso per caso? Come si farà a valutare quali residui dei progetti di ricerca devono essere lasciati per garantire la continuità dei gruppi di ricerca? I residui saranno tagliati tutti con l'accetta, e visto che non li devi rendicontare non verranno mai restituiti. A saltare saranno quelle risorse che fino ad ora permettevano di avviare nuovi progetti di ricerca, oppure mantenere i gruppi tra un progetto e l'altro facendo contratti. Dovremo mandare a casa tante persone, non potremo più andare in giro a presentare i risultati della ricerca, né a creare nuovi consorzi.
La ricerca quindi sarà duramente colpita da questa cancellazione dei crediti...
La cosa che mi fa rabbia è che tutto questo, nel modo in cui è stato raccontato, non è stato collegato al problema della gestione della ricerca, quando è proprio questa amministrazione a sostenere che la cosa più importante per questa università è la ricerca. Il Dipartimento di Informatica è furibondo per questo. Abbiamo fatto oggi (ieri ndr) un'assemblea: non la vedevo così frequentata da tanto tempo e siamo alla fine di luglio. C'erano professori, dottorandi, personale tecnico amministrativo, tutti consci del fatto che così si mette in ginocchio la nostra attività di ricerca. Dopo questa decisione, in Rettorato non si permettano mai più di dire che l'Università di Pisa ha dei centri d'eccellenza all'avanguardia, vantando i tanti progetti del Dipartimento di Informatica o di quello di Fisica.
A questo si aggiungono anche i tagli ministeriali...
Io capisco che la situazione dell'università è sempre più difficile per i tagli del Ministero, mentre gli stipendi aumentano in maniera automatica. Il problema è che non credo sia giusto il modo in cui siamo stati trattati: non siamo stati mai consultati e non è stata cercata una soluzione condivisa. Questa decisione è stata solo data come comunicazione al Collegio dei Direttori di Dipartimento, quando invece il Direttore Amministrativo e il Prorettore Lorenzi si sarebbero dovuti presentare con il cappello in mano, chiedendo ai Dipartimenti la gentilezza di aiutare l'ateneo ad uscire dalla crisi economica rinunciando, almeno in parte, ai loro crediti. E' come un prestito tra fratelli in cui il fratello debitore nega in malo modo il credito all'altro. Si sarebbero potuti dare altri segnali e prendere altre decisioni per abbattere il debito: ad esempio vendendo qualche bene.
Visto che anche i soldi vengono dal lavoro nei Dipartimenti....
Certo. E questa è un'altra questione fondamentale. Questi sono soldi che provengono dal lavoro dei Dipartimenti, non sono soldi che spettano di diritto all'amministrazione centrale. Ciò deve essere chiaro. Ognuno deve essere responsabile di ciò che fa.
Se l'università comincia ad avere un bilancio disastrato con un buco di una quarantina di milioni di euro, allora il Ministero interviene e invia prima gli ispettori e poi un commissario. Il commissario sostituisce il Direttore Amministrativo. Oggi per ridurre questo buco, che è un buco vero, si va unilateralmente a cancellare un debito che si aveva con i Dipartimenti, ovvero con coloro che certo non possono citarti in tribunale.
Ma adesso da questa situazione come se ne può uscire?
Dall'affollatissima assemblea che si è tenuta oggi (ieri, ndr) al Dipartimento di Informatica è emerso che cercheremo di svolgere un'azione coordinata con i dipartimenti maggiormente penalizzati da questa decisione e prenderemo i dovuti provvedimenti. Mi immagino che verrà chiesto di ritornare ad una trattativa non puntuale sul singolo taglio, come viene da molti evocato, ma ad una trattativa a tutto tondo tra strutture periferiche e amministrazione centrale in cui si trovi una soluzione concordata.
Insomma quella delibera deve essere rimessa in discussione..
Certamente. E chi ha costruito questa delibera senza spiegarla bene deve fare un passo indietro. La via d'uscita doveva essere concordata.
Se invece la decisione dovesse essere mantenuta?
Come professore sarei in oggettiva difficoltà, insieme a tanti altri. La menzogna più grande è dire che i crediti sono soldi non spesi. Questo non è vero, i soldi sono stati spesi in larga parte in accordo ai programmi di spesa. Un esempio molto chiaro: anni fa con il dipartimento abbiamo organizzato un seminario sulla valutazione con cinque esperti internazionali, un iniziativa di grande successo. L'università diede un contributo in termini di programma di spesa che però non è mai stato coperto con la corrispondente cassa. Oggi io devo trovare il modo di tappare il buco creato da quel contributo mai arrivato. Come si può vedere i soldi sono stati spesi.
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