Dopo l'intervento del Prof. Turini sulla cancellazione dei crediti da parte dell'amministrazione centrale nei confronti delle strutture periferiche, è il Direttore del Dipartimento di Informatica, il Prof. Giorgio Levi a prendere la parola.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il testo in cui il prof. Levi pone 4 domande al Prorettore al Bilancio dell'Università di Pisa, prof. Roberto Lorenzi.
Premessa
Mi rivolgo al Prorettore al Bilancio Prof. Roberto Lorenzi, il quale, oltre ad essersi impegnato, in prima persona ed in varie sedi, nella difesa della decisione di annullare il debito dell'Amministrazione nei riguardi delle strutture periferiche (per brevità, dipartimenti), è stato anche coinvolto (insieme al Direttore Amministrativo ed al precedente Rettore) nelle decisioni che hanno portato alla situazione di oggi: la creazione del debito, prima, e la successiva sua trasformazione in una specie di prestito forzato, quando i fondi che dovevano essere trasferiti ai Dipartimenti furono invece investiti in operazioni edilizie.
Domanda 1 (il taglio del debito). Il Prorettore Lorenzi ha dichiarato che la decisione presa dal CdA non colpisce la capacità di spesa dei Dipartimenti in quanto non riduce la cassa. Le proteste di alcuni Direttori sarebbero pertanto ingiustificate. Per inquadrare il problema in termini comprensibili a tutti, immaginiamo che la casalinga di Voghera abbia acquistato dei BOT dallo Stato e che oggi lo Stato decida di cancellare il debito così contratto.
Il Prorettore si sentirebbe di affermare che l'economia della casalinga non è stata colpita e che ogni protesta sarebbe ingiustificata?
Domanda 2 (l'avanzo di cassa). Il Prorettore ha spesso alluso al fatto che i Dipartimenti hanno, nel loro insieme, un cospicuo avanzo di cassa, considerato da lui (e dal Direttore Anmministrativo) un buffer esagerato. Questo fatto viene indicato al pubblico ludibrio come segno di cattiva gestione (siamo come gli enti che non riescono a spendere i fondi assegnatigli) e giustifica il fatto che i Dipartimenti siano visti come "soggetti da punire", per esempio dal taglio del debito, che pur non interviene sulla cassa.
Chiunque abbia una qualche conoscenza di come funziona un Dipartimento sa benissimo che la ricerca (in particolare quella finanziata da enti diversi da Università e Ministero) richiede che si possano anticipare finanziamenti, che si debbano stanziare cofinanziamenti, che si debbano investire soldi nella organizzazione e preparazione di nuovi progetti. Senza un adeguato avanzo di cassa, nulla di tutto ciò sarebbe possibile. Nel caso del Dipartimento che io dirigo, l'avanzo è quasi stabile ed è assestato su una dimensione adeguata alla dinamica finanziaria legata ai progetti di ricerca.
Il Prorettore ritiene che dovrei dimensionare l'avanzo di cassa su quello di un ufficio dell'INPS?
Domanda 3 (ci sono anche i programmi di spesa!). Come il Prorettore ci ha chiaramente spiegato, il taglio del debito non interviene sulla cassa, ma richiede la eliminazione dai bilanci dei Dipartimenti di programmi di spesa per un ammontare pari al credito da cancellare. Cosa sono questi programmi? Sono per lo più residui di programmi di ricerca terminati, che vengono utilizzati proprio come investimenti per nuovi progetti.
Ancora una volta non c'è niente di negativo nell'avere un residuo. Il modello della ricerca internazionale è proprio quello: ottengo un finanziamento per coprire i costi della ricerca e produrre un residuo che potrà essere investito nella acquisizione di nuovi progetti. In una situazione normale (che avrebbe potuto essere ristabilita pagando il debito), tutti questi programmi avrebbero una copertura di cassa e potrebbero essere utilizzati liberamente. Nella situazione precedente al taglio, le spese su questi programmi potevano essere rese possibili, in presenza di una sufficiente disponibilità di cassa, "anticipando dai programmi degli anni successivi". Con il taglio, questi programmi verrebbero semplicemente cancellati. Per capire la situazione determinata dalla decisione del CdA, faccio l'esempio del mio Dipartimento, che assomiglia certamente a quella degli altri Dipartimenti grandi nei settori tecnico-scientifici. Se io effettuassi il taglio di programmi imposto (più di 400.000 Euro), gli unici programmi di spesa di ricerca che resterebbero sarebbero quelli relativi ai progetti attivi non ancora rendicontati, su cui possono essere effettuate solo le spese previste. In nessun caso potrei usare tali programmi per coprire cofinanziamenti e/o investimenti finalizzati all'acquisizione di nuovi progetti. Entro due anni il mio Dipartimento, che l'anno scorso era tra i primi tre dell'Ateneo nell'acquisizione di finanziamenti di ricerca esterni, sparirebbe dal mercato della Ricerca. Ma avrebbe un bilancio semplice e trasparente.
Il Prorettore ritiene che un Ateneo senza debito interno e senza ricerca sarebbe migliore di quello di oggi?
Domanda 4 (condivisione e ripensamenti). La decisione del taglio presa in modo dirigistico, informando semplicemente i Direttori il giorno precedente, non essendo avvenuta con la necessaria condivisione, sta suscitando reazioni di protesta generalizzate. Anche le forme di comunicazione sono state le peggiori possibili: menzogne e reticenze sulle conseguenze, accompagnate da accuse infondate. Per tutte queste ragioni, è necessario che venga fatto un passo indietro, ricercando una soluzione del problema condivisa e compatibile con il ruolo della ricerca. Sono personalmente convinto che a questo punto la soluzione si possa trovare solo con l'aiuto di una persona autorevole e terza che proponga rapidamente una diversa via d'uscita.
Il Prorettore non ritiene che le sue dimissioni potrebbero facilitare lo sblocco della situazione?
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