03/08/09 09:20 | autore: Sergio Bontempelli Stampa

Regione Toscana, arriva la nuova legge elettorale 1

Diminuiscono consiglieri e assessori, per il consiglio soglia di sbarramento al 4%. Polemiche dalla sinistra: “Una legge su misura per il PD e la PdL”

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48 voti favorevoli e 15 contrari. Così il consiglio regionale della Toscana ha approvato la scorsa settimana la nuova legge elettorale, che sarà in vigore già alla prossima tornata del Marzo 2010. La norma è stata approvata con i voti "bipartisan" del PD e della PdL, a cui si sono aggiunti quelli del gruppo socialista e di Alleanza Federalista. Una "coalizione" assolutamente inedita, che non ha mancato di suscitare polemiche. Ma andiamo con ordine.

La nuova legge elettorale

Il "pilastro" della nuova normativa è la riduzione del numero dei consiglieri regionali, che passeranno dagli attuali 65 a 55 (53 più il presidente e il candidato alla presidenza che arriva secondo); anche la Giunta regionale subirà una "dieta dimagrante", dagli attuali quattordici a dieci assessori. Un "taglio" che ridurrà considerevolmente i costi della struttura: secondo i dati diffusi dal Presidente Martini, il risparmio complessivo annuo sarebbe di due milioni e mezzo di euro.

È stato soprattutto il PD a sostenere con forza la "dieta dimagrante" del Palazzo. La PdL, dal canto suo, aveva manifestato qualche resistenza: e, come contropartita, pare che avesse chiesto la riformulazione della legge elettorale.

E infatti, il secondo pilastro della legge appena approvata è la soglia di sbarramento al 4% per l'ingresso delle liste in Consiglio. Una soglia "unica", che cioè riguarda sia le liste che si presentano da sole, sia quelle che aderiscono a una coalizione: un modo, ha spiegato il Presidente Claudio Martini, «per evitare gli apparentamenti legati solo alla legge elettorale».
È stata prevista l'incompatibilità tra la carica di consigliere e quella di assessore; infine, niente ritorno alle preferenze, si voterà su liste bloccate.

Le conseguenze

Sulla base di proiezioni basate sui risultati delle ultime europee, qualcuno si è "divertito" a ipotizzare la composizione del prossimo consiglio regionale.

Sia il Partito Democratico che la PdL manterrebbero gli attuali seggi (rispettivamente, 29 e 16 consiglieri). Entrerebbero in consiglio l'Italia dei Valori (4 seggi) e la Lega Nord (2). L'UdC scenderebbe da tre a due consiglieri, gruppo misto e Alleanza Federalista passerebbero da tre a zero. Ma ad essere letteralmente "falcidiate" sarebbero le forze di sinistra. La lista comunista, che unisce Rifondazione e Comunisti Italiani, prenderebbe appena due consiglieri, contro i sette attuali; Sinistra e Libertà (che raccoglie Socialisti, Verdi e Sinistra Democratica) passerebbe dagli attuali sette a zero seggi.

Alla fine, i consiglieri alla sinistra del PD passerebbero dagli attuali quattordici ad appena due. Un taglio netto, insomma, alle liste più piccole, alle cosiddette "ali estreme", che qualcuno ha interpretato come un passo verso il bipartitismo.

I commenti favorevoli

Un'interpretazione, quest'ultima, che non è affatto condivisa da Claudio Martini. «Non è vero che con questa legge passeremo dal bipolarismo al bipartitismo», ha detto il Presidente a conclusione della seduta del consiglio, «anzi avremo comunque almeno sei o sette liste, espressione di più partiti».

Martini è molto soddisfatto della nuova legge, soprattutto per la riduzione dei costi della politica. «Avevamo preso un impegno e l'abbiamo mantenuto», spiega, «Avremo quattordici poltrone tagliate, ma anche meno segreterie e meno uffici. Complessivamente risparmieremo due milioni e mezzo di euro l'anno. Penso che sia un risultato significativo, che si aggiunge ai risparmi che già abbiamo ottenuto riducendo enti, fondazioni e società regionali. Possiamo presentarci ai toscani in modo credibile».

Molto soddisfatta anche la PdL: «Abbiamo portato a termine», dice Alessandro Antichi, «una riforma importante, che corregge i meccanismi che avevano portato all'aumento del numero dei consiglieri».

Il centro-destra è favorevole anche all'abolizione delle preferenze, su cui si registra qualche "mal di pancia" nel Partito Democratico. «Per quanto ci riguarda», ha spiegato Alberto Magnolfi, consigliere del PdL, «il lavoro sulla legge elettorale è da ritenersi concluso in questa legislatura. Non accetteremo modifiche successive allo Statuto, magari per reintrodurre le preferenze».

«La questione delle preferenze», aggiunge Antichi, «in realtà non divide l'aula fra coloro che vogliono e che non vogliono la partecipazione dei cittadini: la preferenza infatti è facoltativa e viene espressa dal cittadino solo dopo la formazione delle liste, tant'è vero che la maggioranza degli elettori non la utilizza. Il tema della partecipazione non va banalizzato riducendolo alle preferenze, la riflessione da fare è più ampia».

Le voci contrarie

Fortemente contrari al provvedimento sono soprattutto Rifondazione e Comunisti Italiani. «Si poteva arrivare», dice amareggiata Monica Sgherri del PRC, «ad una soluzione condivisa sulla riduzione del numero dei consiglieri - scelta che condividiamo - ma PD e PDL hanno scelto un'altra strada: quella di legare la riduzione ad una nuova legge elettorale che fa pagare tutta la riduzione alle forze politiche più piccole garantendo gran parte della rappresentanza ai medesimi PD e PDL. Indirizzandosi quindi verso un bipartitismo coatto. Una proposta che mortifica la democrazia, che tende a cancellare la partecipazione e il pluralismo politico».

Rincara la dose Paolo Marini, dei Comunisti Italiani: «il centrodestra», dice, «porterà a casa il grande risultato di aver realizzato il bipartitismo. Ricordo, e fornisco come informazione, che il piano della P2 prevedeva tra le altre cose la realizzazione del bipartitismo».

È invece spaccata la nuova coalizione di Sinistra e Libertà.
Da un lato, Sinistra Democratica e Verdi contestano fortemente la nuova legge. «Una legge», dice per esempio Alessia Petraglia di SD, «tagliata su misura degli interessi di Pd e Pdl, che mantiene le liste bloccate, che non prevede l'alternanza uomo-donna e che serve solo a garantire più seggi ai due partiti più grandi». Fabio Roggiolani, dei Verdi, rincara la dose e definisce la legge «un errore catastrofico, che apre una ferita difficilmente rimarginabile».
Dall'altro lato, però, i consiglieri socialisti (che aderiscono anch'essi a Sinistra e Libertà) difendono il loro voto favorevole alla legge elettorale: e se Piero Ciucchi parla di «conservatorismo ideologico» a proposito delle posizioni dei Verdi e di SD, Giancarlo Tei afferma che «sarà il congresso di Sinistra e libertà a chiarire se tutti abbiamo pensato davvero allo stesso progetto».

Tra le voci fortemente contrarie alla nuova legge si registra anche quella dell'UdC. «È evidente», dice il capogruppo in consiglio Marco Carraresi, «il tentativo di Pd e di PdL di cancellare qualsiasi voce "fuori dal coro" e di passare da un condivisibile "bipolarismo" ad un antidemocratico e non rappresentativo "bipartitismo"». «Un sistema elettorale», conclude Carraresi, «ancor più antidemocratico per la conferma della non volontà di ripristinare il voto di preferenza, da noi fortemente sostenuto».

 

Questo articolo contiene 1 commenti.

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2009/08/03 10:08:09 Michele Giammanchi liste bloccate e niente preferenze, complimenti !

Quante volte ho sentito esponenti del PD attaccare la legge elettorale nazionale (la cosiddetta "porcata") proprio per le liste bloccate senza preferenze, e ora... che nauseabonda schizofrenia

1/09/2010 La protesta delle famiglie del campo rom di Coltano - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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