Sono ormai chiari, anche a Pisa, gli schieramenti congressuali del PD. Nelle scorse settimane, anche gli ultimi "indecisi" si sono alla fine schierati con l'uno o l'altro candidato: e il quadro che emerge, nelle nostre zone, è un vero e proprio plebiscito a favore di Pierluigi Bersani.
Hanno infatti aderito alla mozione dell'ex ministro il Sindaco Marco Filippeschi e il Presidente della Provincia Andrea Pieroni, ben sei assessori del Comune di Pisa (Fabrizio Cerri, Ylenia Zambito, Giuseppe Forte, Paola Ciccone, Andrea Serfogli e David Gay), alcuni ex amministratori di prestigio come Giuseppe Sardu, Carlo Macaluso e Lorenzo Bani, la consigliera regionale Fabiana Angiolini, e il segretario provinciale del Partito Ivan Ferrucci.
Lo scontro per la presidenza della Regione
Intanto, all'ombra del dibattito congressuale si stanno manifestando dei contrasti molto duri nella "nomenclatura" locale del PD.
Secondo voci ben informate sugli avvenimenti di Via Fratti, il vero terreno di contesa sarebbe a livello toscano. In vista delle prossime elezioni regionali, infatti, c'è da stabilire chi sarà il successore del Presidente Claudio Martini. E a farsi avanti sarebbero ben tre candidati.
Il primo è lo stesso Martini, che in sedi informali non ha mai nascosto la volontà di fare il terzo mandato alla guida della Regione: le sue probabilità di successo sono però assai scarse, perché lo Statuto prevede un massimo di due legislature per la presidenza. Il secondo candidato è l'attuale vicepresidente Federico Gelli, sostenitore della mozione Franceschini e uomo molto potente in queste zone. Il terzo aspirante alla poltrona, infine, sarebbe l'attuale assessore alla sanità Enrico Rossi, considerato un "dalemiano" di ferro, schierato con la mozione Bersani e molto legato alle aree ex-ds del territorio pisano.
Si dovrebbe proprio a questo scontro regionale il ritorno a Pisa di Paolo Fontanelli, uomo di fiducia di Massimo d'Alema: l'ex Sindaco di Pisa sta ora coordinando la mozione Bersani in provincia, e si dice che dopo il congresso gli verranno affidati incarichi di partito sia a livello provinciale che a livello regionale. Il tentativo dei dalemiani è quello di "presidiare" in questo modo il territorio, per impedire la vittoria di Gelli nella contesa per la presidenza toscana.
Lo scontro locale
Le acque di Via Fratti, nel frattempo, sono agitate anche da pesanti scontri tra i notabili "pisani" del partito. Un'altra posta in gioco del dibattito congressuale riguarda infatti gli assetti di potere a livello provinciale e cittadino.
Al centro delle polemiche interne al PD c'è in particolare il conflitto a Palazzo Gambacorti tra la presidente del consiglio comunale Titina Maccioni e il segretario cittadino del partito Nicola Landucci. Ed è uno scontro manifestatosi più volte in Sala delle Baleari.
Dopo le dimissioni di Stefano Landucci (fratello di Nicola) dalla commissione cultura del Comune, Palazzo Gambacorti avrebbe dovuto procedere la settimana scorsa alla nomina di un nuovo presidente di commissione. La maggioranza aveva "ufficialmente" indicato il nome di Luigi Branchitta ma, al momento della votazione, un "franco tiratore" ha fatto mancare la maggioranza necessaria. La cosa, prevedibilmente, ha fatto andare su tutte le furie i consiglieri della PdL, che parlano di «maggioranza prigioniera delle liti interne al PD», e chiedono di avere la presidenza della commissione.
In effetti, non è la prima volta che un nome indicato dalla maggioranza viene poi "silurato", nel segreto del voto, da consiglieri del PD. Secondo voci ben informate, i "franchi tiratori" sarebbero proprio gli uomini vicini a Nicola Landucci, che esprimerebbero così il conflitto che li divide da Titina Maccioni.
Pare che Landucci punti da sempre alla Presidenza del Consiglio Comunale: dopo essersi assicurata quell'incarico, la Maccioni si è rifiutata di prendere un assessorato in Provincia. Nicola Landucci avrebbe allora dato fuoco alle polveri, alzando la posta in gioco con un'agguerrita truppa di "franchi tiratori".
Landucci, però, non è ben visto all'interno del partito. Nei corridoi di Via Fratti è accusato di aver reso ingovernabile la situazione a Palazzo Gambacorti, e di non saper svolgere il suo ruolo di segretario cittadino. I "bersaniani" sarebbero dunque pronti a "silurarlo", dopo la loro prevedibile vittoria congressuale.
La vicenda Armani e il conflitto Cerri-Zappacosta
Un altro elemento di sofferenza per la Giunta Filippeschi sarebbe legato, secondo le voci che circolano in Via Fratti, al consigliere comunale Fabio Armani, di recente nominato alla presidenza delle Farmacie al posto di Cesare Cava. Considerato abbastanza vicino a Enrico Letta, Armani è stato accusato di aver costruito all'interno del consiglio comunale una sua "corrente personale". La nomina alle farmacie sarebbe una specie di "buonuscita" in cambio di un suo atteggiamento più "prudente" nei confronti del Sindaco Filippeschi.
Ma questo atteggiamento nei confronti dei "dissidenti" non sarebbe visto di buon occhio in Via Fratti: il rischio è infatti quello di alimentare i personalismi, offrendo posti di grande prestigio ai "disturbatori".
E, sempre a Palazzo Gambacorti, sarebbe in corso il conflitto tra Cerri e Zappacosta per l'incarico di segretario cittadino, dopo la prevedibile "defenestrazione" di Nicola Landucci.
Le acque di Via Fratti, insomma, sembrano agitarsi su terreni ben più scivolosi e complessi di quelli del conflitto tra mozioni congressuali. Vedremo come andrà a finire.
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