Con la stagione estiva non si ferma l'iniziativa del Comune e della Società della Salute sui rimpatri degli immigrati stranieri. Dopo il provvedimento assunto per i Rom di origine rumena, le istituzioni locali stanno ora predisponendo quello che riguarda i venditori ambulanti senegalesi.
La Società della Salute ha comunicato nei giorni scorsi gli esiti del "censimento" condotto su questo gruppo. Secondo le informazioni fornite dall'ente, i cittadini senegalesi residenti in città, e dunque regolari dal punto di vista del soggiorno, sarebbero 131. Un numero assai meno elevato di quello previsto, anche perché riguarda tutti i senegalesi residenti, e non solo quelli che praticano il mestiere della vendita ambulante.
Per i senegalesi, la Società della Salute ha predisposto un piano non troppo dissimile da quello attuato nei mesi scorsi con i Rom: gli interessati verrebbero riportati in Senegal a spese degli enti pubblici, che erogherebbero poi agli stranieri coinvolti un contributo in denaro di circa 300 euro (una cifra molto inferiore rispetto a quella stanziata a suo tempo per i Rom).
Diverse sarebbero invece le fonti di finanziamento. Se per i rumeni venivano impiegate risorse proprie della Società della Salute, in questo caso si attingerebbe ad un fondo del Governo e dell'OIM, l'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (un ente intergovernativo specializzato proprio nei rimpatri degli immigrati).
L'assessore alle politiche sociali del Comune Paola Ciccone, raggiunta al telefono da Pisanotizie, spiega che «il progetto con l'Oim coinvolge solo gli immigrati con il permesso di soggiorno». Per quelli irregolari, invece, sarebbe allo studio un programma di rimpatrio che dovrebbe essere finanziato - almeno stando a quanto riferisce l'assessore - dallo Stato del Senegal.
Ad aver chiesto il rimpatrio sarebbero stati - sempre secondo Paola Ciccone - gli stessi senegalesi: presso la Società della Salute sarebbero depositate da alcuni mesi le domande di 23 persone, che avrebbero chiesto di essere riaccompagnate al loro paese. L'intera iniziativa sarebbe stata presa in accordo con la Comunità Senegalese.
I vertici di quest'ultima, però, forniscono una versione diversa. «È vero, da tempo abbiamo avviato un dialogo con l'amministrazione», ci spiega Mbaye Diop, presidente regionale del CASTO (il coordinamento delle comunità senegalesi della Toscana), «ma non c'è ancora nulla di concreto. Noi abbiamo sempre detto che non accetteremo il semplice rimpatrio in cambio di denaro: o si predispone un progetto serio di cooperazione con il Senegal, o non se ne fa di nulla».
Insomma, secondo i diretti interessati sarebbero effettivamente in corso dei contatti e delle trattative con il Comune: ma l'amministrazione avrebbe troppa fretta di concludere, presentando il rimpatrio come la soluzione di tutti i problemi. Restano ancora aperte sul tappeto, invece, le divergenze che avevano diviso la Giunta Filippeschi dalle comunità straniere: a partire da quell'«ordinanza antiborsoni» che non cessa di far discutere.
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