E' la notte tra Venerdi 10 e Sabato 11 Agosto 2007, quando un violentissimo incendio divampa nelle baracche sotto il ponte di Pian di Rota, alla periferia di Livorno. In quelle baracche abita una piccola comunità rom di origine rumena. Quando le fiamme arrivano a devastare il campo, gli adulti sono a pochi metri di distanza e si salvano: ma nel rogo muoiono Eva di 11 anni, Danciu di 8, Tutsa di 6 e Menjj di 4.
Sono passati due anni esatti da quella tragedia, che animò il dibattito a Livorno, a Pisa (dove abitava ed abita tuttora una parte di quella comunità romena), e in tutta Italia. Nella città labronica le associazioni cattoliche da sempre impegnate nell'assistenza alle famiglie vittime del rogo - Caritas, Comunità di Sant'Egidio e Salesiani - hanno organizzato, assieme al Comune e all'ARCI, alcune iniziative di commemorazione e di cordoglio. A livello nazionale, invece, la ricorrenza è passata pressochè inosservata.
La vicenda giudiziaria dei genitori
All'indomani della drammatica tragedia, per i genitori dei bambini - Menji Clopotar, Uca Caldarar, Victor ed Elena Lacatus - fu disposto il fermo di polizia, con l'accusa di incendio colposo e abbandono di minore. L'ipotesi, sostenuta inizialmente dalla pubblica accusa, era che l'incendio fosse divampato per cause accidentali - dovute però all'incuria e alla distrazione degli adulti - e che i genitori avessero abbandonato i bambini, senza preoccuparsi troppo del loro destino.
L'accusa di abbandono di minore, peraltro, suscitò lo sdegno di alcuni quotidiani, che non esitarono a collegare il presunto comportamento dei quattro adulti alla loro origine etnica: l'arresto delle famiglie si trasformò dunque, per alcuni commentatori, in un atto di accusa contro i rom, gli "zingari" in generale.
I genitori dei bambini, dal canto loro, sostennero inizialmente la tesi dell'attentato. Pochi giorni più tardi - il 19 Agosto - uscì addirittura la rivendicazione di un sedicente "GAPE", Gruppo Armato di Pulizia Etnica, che minacciò ulteriori azioni violente contro i rom. Tuttavia, tale rivendicazione apparve subito grossolanamente falsa, e le versioni dei genitori - che non parlavano italiano e comprendevano con difficoltà la loro situazione in carcere - risultarono contraddittorie.
Alla fine, la vicenda si concluse con un patteggiamento. Nel mese di Ottobre i quattro genitori furono scarcerati: Victor Lacatus e Menji Clopotar patteggiarono un anno e quattro mesi di pena, Elena Lacatus un anno e cinque mesi, Uca Caldarar un anno e sei mesi. Tutti erano incensurati, e poterono godere della sospensione condizionale della pena: così, uscirono subito dal carcere, dove erano rimasti chiusi dal giorno dell'incendio.
Le domande ancora aperte
Con il patteggiamento, i quattro genitori scelsero di non arrivare in fondo alla vicenda processuale. Così, le indagini si interruppero, e molte domande sono rimaste tuttora aperte.
Ad interessarsi alla vicenda giudiziaria dei quattro imputati furono in particolare l'associazione Africa Insieme, e l'avvocato Andrea Callaioli, il loro difensore. Negli ultimi giorni di Agosto, l'associazione e il legale resero pubblica una corposa documentazione sui "precedenti" del rogo. Grazie anche alle ricostruzioni effettuate da associazioni livornesi - come il gruppo di "Senza Soste" - Callaioli dimostrò infatti che, tra il 2006 e il 2007, erano stati moltissimi gli attentati incendiari contro gli stranieri nella città labronica.
Il 27 Ottobre e il giorno di Natale del 2006, in particolare, erano stati dati alle fiamme alcuni rifugi di senza fissa dimora; il 28 Dicembre alcuni senza casa furono circondati da un gruppo di presunti "skinhead", da cui riuscirono a fuggire. Il 13 Marzo 2007 era stata incendiata la roulotte di un senzatetto livornese, il 26 Marzo presero fuoco le Terme ex-Corallo (anch'esse rifugio di senza casa), mentre il 28 Giugno venne incendiata la tettoia dell'oratorio salesiano. Questa lunga serie di roghi e incendi aveva insospettito l'avvocato, e lo aveva spinto a chiedere ulteriori approfondimenti sull'ipotesi dell'origine dolosa della tragedia di Pian di Rota.
Dal canto suo, Africa Insieme aveva fatto notare alcune incongruenze nella tesi del rogo "accidentale". "Le fiamme", scriveva l'associazione in un documento, "si sono sviluppate all'improvviso, con una violenza che sembra escludere l'ipotesi di un incidente. Una candela accesa, un mozzicone di sigaretta, un piccolo fuoco spento con disattenzione possono, certo, incendiare delle baracche di legno: ma le fiamme si propagano in tempi relativamente lenti, non provocano un rogo così violento ed improvviso".
L'ipotesi dell'attentato, insomma, pur non corroborata da fatti e riscontri obiettivi, non era da escludere a priori. La conclusione della vicenda processuale ha impedito ulteriori approfondimenti.
Le famiglie rom
Dopo il rogo, la comunità rom si è divisa. Una parte consistente del gruppo - originario di Brasov in Transilvania, e giunto in Toscana tra il 2005 e il 2006 - è rimasta a Livorno. Dopo varie vicende, e grazie soprattutto alle pressioni della locale Comunità di S. Egidio e della Caritas, i genitori dei bambini morti nell'incendio hanno trovato un'abitazione. Oggi ricevono un aiuto dal Comune, e le associazioni li stanno aiutando nell'inserimento lavorativo.
Un'altra parte della famiglia - tra cui la sorella dei bambini vittime del rogo - è invece rimasta a Pisa, luogo di primo insediamento di questa comunità. All'indomani dell'incendio, le pressioni di Africa Insieme e delle associazioni hanno convinto la Società della Salute a trovare un alloggio sul litorale. Almeno dal punto di vista materiale, insomma, l'esistenza di queste famiglie si è stabilizzata: resta il lutto e il dolore per quella notte tragica di due anni fa.
Leggi anche:
- Il rogo di Livorno, Agosto 2007. Rassegna stampa a cura di Africa Insieme
- Rogo di Livorno, tante cose da chiarire. Un articolo di Pardo Fornaciari, dal Corriere di Livorno
- Tragedia di Livorno, un po' di chiarezza. Di Africa Insieme
- Il rogo di Livorno. Materiali di approfondimento dal sito Romano Lil
- Gli incendi nei campi rom in Italia. Inchiesta del sito Romano Lil
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