Negli scorsi mesi l'ateneo pisano è stato scosso pesantemente dalla decisione del Consiglio di Amministrazione di cancellare il debito interno, pari ad oltre 19 milioni di euro, che l'Università aveva contratto tra la fine degli anni novanta ed i primi anni del 2000 con le Facoltà ed i Dipartimenti. Una scelta duramente contestata da docenti e Direttori di Dipartimento, che avevano chiesto, anche tramite il nostro giornale, chiarimenti e spiegazioni al Rettore, Marco Pasquali, in merito a questa decisione.
Oggi Pisanotizie pubblica ampi stralci della lettera di chiarimento che il Rettore ha inviato, prima della pausa estiva, ai Presidi di Facoltà, ai Direttori di Dipartimento e dei Centri Interdipartimentali costituiti in centri di spesa.
In questa nota Pasquali ribadisce la bontà della decisione presa, ne spiega le ragioni e conferma ai colleghi di ateneo, indicandone anche alcune linee guida, come la delibera "debba essere attuata immediatamente e con piena coerenza da ogni struttura". Lo stesso Rettore scrive subito in apertura della lettera che, a suo giudizio, le reazioni di sconcerto, o addirittura, di indignazione sono dovute al fatto che "la piena comprensione delle motivazioni e delle necessità soggiacenti a tale genere di scelta non è stata ancora pienamente realizzata. Non sembra, quindi, inutile richiamare brevemente la sequenza degli eventi succedutisi nel tempo, che ha portato alla situazione attuale".
L'accumulazione del debito
Pasquali ricostruisce, così, i passaggi che hanno portato alla creazione delle partite debitorie nei confronti delle strutture periferiche "negli esercizi precedenti il 2003. Esse si erano formate in seguito alla valutazione dell'opportunità di privilegiare la destinazione delle disponibilità di cassa in bilancio agli investimenti edilizi: una scelta che poteva trovare, in quegli anni, una giustificazione nell'utilità di sfruttare tutte le opportunità dell'area immobiliare di Ateneo, mentre le necessità di cassa dei centri di spesa potevano essere coperte da assegnazioni caratterizzate da disparità di ammontare tra "competenza" (crediti attribuiti contabilmente" e "cassa" (risorse effettivamente corrisposte). Che la scelta non fosse irragionevole - in quelle condizioni - era comprovato dai consistenti resti di cassa che i bilanci consuntivi dei centri di spesa continuavano, nonostante la nuova via intrapresa, a registrare".
Le prime misure per il ripianamento
Il Rettore rileva come dal 2003, però, vi è stato un "decisivo cambiamento di fisionomia con il decrescente finanziamento pubblico all'Università". Da qui i provvedimenti che l'amministrazione centrale dell'Università ha adottato per riequilibrare il bilancio. In particolare Pasquali menziona due misure: "anzitutto per scoraggiare la propensione alle spese rimuovendo l'illusione di sanatorie miracolistiche, si procede ad assegnazioni caratterizzate da un'equivalenza di importi tra "competenza e cassa"; ciò che viene corrisposto a ciascun centro di spesa è l'importo massimo su cui il centro può fare affidamento: non si può contare sui crediti di cui sia sperabile una realizzazione futura. La misura intende anche richiamare i centri all'osservanza di una regola di buona condotta contabile di ogni ente pubblico: cioè, che i limiti di spesa sono dettati dalla cassa".
"In secondo luogo - si legge ancora nella nota - si procede, già dal 2003 alla progressiva eliminazione dei crediti di "competenza" maturati fino al 31.12.2002, riuscendo a ridurre - ad oggi - di 16.5 milioni di euro l'ammontare totale di 36,1 milioni. Quest'ulteriore intervento era inteso ad eliminare la fonte stessa di una possibile tendenza all'indebitamento oltre i limiti delle risorse concretamente disponibili".
I tagli e l'ispezione ministeriale
Il Rettore mette così in evidenza come i tagli governativi abbiano pesantemente gravato su questo processo di risanamento e ricorda che l'urgenza di cancellare il debito è anche dovuta ad una recente ispezione ministeriale: "l'Amministrazione centrale viene sottoposta ad autorevoli sollecitazioni e prescrizioni per accelerare tale processo: da parte del Collegio dei Revisori dei Conti e del Nucleo di Valutazione Interna, in sede di approvazione del conto consuntivo 2008, da parte del rappresentante del Ministero dell'Economia e delle Finanze (relazione n.12409 del 15.06.2009), in occasione della verifica amministrativo-contabile presso il nostro Ateneo. La raccomandazione è sempre la stessa: cancellare il debito interno".
La critica del Rettore
Pasquali chiama, quindi, alla responsabilità i Presidi di Facoltà, i Direttori di Dipartimento e dei Centri interdipartimentali di spesa e polemizza, neanche troppo velatamente, con i colleghi che hanno chiesto chiarimenti e mosso critiche alla decisione presa: "La gestione di ogni ente pubblico esige l'adozione di provvedimenti tempestivi, adeguati alla situazione che, di volta in volta, le circostanze esterne creano. Ritardi, esitazioni, incomprensioni e false speranze precludono ogni possibilità di sfruttare i pochi vantaggi che ci vengono messi a disposizione. Il recente compiacimento per l'opportunità di ottenere fondi premiali, in conseguenza della qualifica attribuitaci di Università "virtuosa", non può andare disgiunto dall'accettazione dei sacrifici inevitabili che tale risultato comporta. Il rifiuto di tali sacrifici equivale ad una negazione della situazione di fatto in cui ci troviamo, per spiacevole che sia: un rifiuto siffatto non costituisce una coraggiosa ed appassionata espressione di indignata protesta, ma solo la premessa per avviarci alla perdita del valore più grande che ancora possiamo cercare di conservare: la nostra autonomia di scelta, pur ridotta negli angusti limiti attuali, che ci sottrae ad una ben più pesante tutela ministeriale".
Come verrà applicata la delibera
Infine Pasquali mette in evidenza tre linee guida secondo le quali verranno definite le modalità operative con cui la delibera verrà applicata, a partire da "una valutazione e verifica delle singole situazioni di emergenza". "I criteri degli interventi - scrive il Rettore - saranno determinati ed applicati in modo obiettivo, per allontanare ogni eventuale timore di distinzione fra centri "figli e figliastri". Le situazioni di sofferenza da prendere in considerazione saranno solo quelle discendenti da "legittimamente assunti e non eliminabili". Non sarà praticata alcuna diminuzione degli importi di cassa già riconosciuti come spettanti ai centri di spesa, per i quali - al contrario - ove sussistano i presupposti potranno operarsi variazioni in aumento".
La lettera di Pasquali si conclude con un appello ai colleghi: "tengo a ribadire conclusivamente che lo spirito di comprensione e di collaborazione costituisce la condizione irrinunciabile per realizzare, nel modo meno gravoso e limitante, quelle misure che le circostanze esterne, e non le nostre scelte soggettive, ci impongono".
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