A sette anni dalla presentazione del primo progetto si apre un nuovo capitolo nella vicenda del rigassificatore offshore di Livorno. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 28 settembre, un pronunciamento del Ministero dell'Ambiente prevede l'esclusione della Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.) per il progetto che riguarda modifiche del tracciato del metanodotto presentato dalla Società OLT Offshore LNG Toscana S.p.A..
"La procedura ci appare irregolare" ha commentato Mario Martelli del comitato "Offshore? No grazie" di Livorno. "Abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti - ha proseguito Martelli - per valutare le modifiche apportate ed eventualmente ricorrere alla Magistratura contro il provvedimento".
Modifiche quindi non valutabili finché il progetto non sarà disponibile, ma che il Ministero preposto giudica "non sostanziali", "complessivamente migliorative (in termini ambientali) e in grado di minimizzare gli impatti e le interferenze con l'ambiente" e "in linea con le prescrizioni impartite nel decreto V.I.A.".
Il provvedimento, protocollato dal Ministero in data 15 settembre 2009, stabilisce una serie di condizioni imprescindibili, a cui la OLT, che ha presentato l'istanza di verifica di assoggettabilità a V.I.A. poi pubblicata sulla Gazzetta ufficiale italiana il 28 maggio 2009, dovrà attenersi: il rispetto delle prescrizioni già espresse nel decreto V.I.A. del 15 dicembre 2005 e l'installazione di barriere antirumore nei cantieri a terra.
A queste si aggiunge l'obbligo di gestire e stoccare separatamente il materiale di risulta dello scavo della sezione di tunnel sottostante il Sin (Sito di interesse nazionale) - e dei 100 metri precedenti lato Scolmatore - da quello della restante sezione esterna del Sin.
Le prescrizioni riguardano anche l'impermeabilizzazione dell'area di scavo a terra al fine di "minimizzare l'impatto sulla falda acquifera dolce" e la realizzazione, in concerto con l'ARPAT, di "almeno quattro piezometri di monitoraggio dei livelli e della qualità delle stesse acque di falda" prima dell'inizio dei lavori e per i due anni successivi dalla loro messa in opera.
Condizioni che peró non rassicurano il comitato livornese che da anni si oppone a questo progetto, ritenendolo dannoso sul piano ambientale e inutile da un punto di vista energetico. "Il progetto Galsi, che prevede la realizzazione di un gasdotto che unisce Algeria, Sardegna e Toscana - ha spiegato Mario Martelli - porterà a Piombino 10 mila metri cubi di gas. A cui si andranno ad aggiungere quelli provenienti dai gasdotti che trasportano metano russo. La nostra impressione è che si tenti di mascherare operazioni prettamente economiche con un presunto fabbisogno del territorio".
Intanto i lavori per la realizzazione del rigassificatore Gnl localizzato al largo delle coste livornesi procedono a rilento: ancora non è stata effettuata la conversione a nave gasiera dell'imbarcazione prescelta e, a quanto riporta il comitato livornese, solo nelle ultime settimane sono giunti nel porto di Livorno i tubi che serviranno a realizzare il metanodotto.
Alcune ipotesi sui motivi dei ritardi nella realizzazione di un progetto che risale al 2002, prova ad avanzarli Beatrice Bardelli, della costola pisana del comitato "Offshore? No grazie": "alla base potrebbe esserci una situazione economica non completamente stabile della Società OLT Offshore. O forse, in questa congiuntura del mercato, l'affare del gas si sta rivelando meno promettente del previsto".
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