Cos'hanno trovato i giovani appena trasferiti a Pisa negli annunci appesi alle bacheche della mensa universitaria? Come vivono la condivisione degli appartamenti, invece, i veterani del trasferimento a Pisa? Come sono i loro alloggi?
Abbiamo passeggiato in alcuni luoghi universitari della città: piazza Dante, Palazzo Ricci, la facoltà di Matematica, la Sapienza, Scienze Politiche, l'aula studio Pacinotti, chiedendolo direttamente agli studenti.
In modo diffuso conoscono e temono la speculazione sugli affitti, e in molti la considerano, loro malgrado, parte imprescindibile dello "stile di vita" connesso allo studio.
Per "studenti" intendiamo quella porzione di popolazione che vive a Pisa per motivi legati all'università, quindi in senso ampio anche ricercatori precari, dottorandi, studiosi di passaggio.
Tutti con gli occhi aperti, fanno scelte oculate ma non al punto di ipotizzare un'azione collettiva contro il protrarsi di certe situazioni, o di intraprendere azioni legali di fronte a palesi violazioni, piccole e grandi che siano.
Quando accadono disguidi insanabili preparano le valigie e vanno altrove, "perchè a Pisa le offerte di alloggio ci sono tutto l'anno", dice Francesca, "ed è pur sempre preferibile un trasloco al discutere per ottenere pochi diritti, magari senza nemmeno riuscirci".
Il resoconto della nostra chiacchierata non può che cominciare dalle matricole.Timidi e poco inclini alle questioni burocratiche, le ragazze e i ragazzi del primo anno di università dichiarano già di apprezzare questa città, anche se la conoscono da poche settimane soltanto. Nessuno sembra spaesato, anzi: nei corridoi delle facoltà fanno conoscenza con la nuova routine, i nuovi luoghi che andranno a frequentare nel loro quotidiano.
In tanti hanno cercato annunci su internet, molti hanno usato i "bigliettini" delle bacheche, l'Informagiovani e infine, come ultima risorsa, le agenzie. Gli studenti infatti, matricole e non, non vedono di buon occhio l'intermediazione delle agenzie, e quasi nessuno ha dichiarato di fidarsi del loro operato o di ritenerlo più utile rispetto alla ricerca individuale di un alloggio.
Nei casi in cui, invece, le famiglie si rivolgono alle agenzie come prima e immediata opzione - e questo è il caso di molte matricole - il motivo è la ricerca di una sistemazione ottimale, completa di comodità, possibilmente nuova. Se invece ci sono fratelli o sorelle che studiano all'università, magari in città diverse, il posto letto in doppia diventa "fortemente consigliato", così come l'autobus e la bicicletta per raggiungere il centro, diventato automaticamente "lontano", se l'alloggio è collocato in periferia.
Tra i moltissimi studenti che invece conoscono e abitano metri quadrati pisani da anni, c'è stanchezza e terrore al solo nominare la parola "affitto", molto spesso associata alla parola "trasloco".
Matteo è al primo anno della specialistica di Lettere Classiche; ha cambiato 4 stanze da quando vive a Pisa. Spende 340 euro per una singola, in un appartamento composto da 4 camere per 4 studenti nelle vicinanze del centro.
"Liti furiose per le riparazioni" è la prima cosa che dichiara quando gli si chiede dei rapporti con il padrone di casa. "Viviamo in una casa costruita negli anni '80, malamente ristrutturata e con infiltrazioni di umidità dalle pareti. I rapporti con i proprietari sono complessi e faticosi. Un esempio banale: si è rotta poco tempo fa la tapparella della finestra, che non era mai stata sostituita, vecchia e logora, ed io non potevo aprire e chiudere le finestre. E' stata un'impresa farla aggiustare: dato che i padroni di casa rimandavano, alla fine ho provveduto io a farla riparare, ma non è stato immediato convincerli a sostenere la spesa". E i fastidi vanno oltre per Matteo e i suoi coinquilini: "I proprietari hanno deciso di intestare a loro nome la fornitura di energia elettrica, attualmente a nome di un inquilino, ma volevano far pagare a noi la voltura. Ovviamente abbiamo rifiutato".
Ci sono anche le giovanissime (poche) che si scandalizzano per "gli scarafaggi negli androni delle scale" e "i residui organici dei piccioni nei cortili interni", fonte di grande sconforto "per i panni stesi e i ciclamini".
Molti invece si ritengono soddisfatti delle loro abitazioni nonostante la vecchiezza delle strutture, come Emiliano: "Sono all'ultimo piano in un posto buio, scalcinato, stretto. Ma in San Martino, e da qualche anno ormai. Non baratterei il centro con una periferia tenuta meglio e, solo parzialmente, meno cara".
E poi di nuovo i giovanissimi preoccupati, come Maurizio, contenti "di aver trovato un posto per l'inizio delle lezioni". Maurizio è uno di quelli che ha avuto esperienze spiacevoli con le agenzie, con una in particolare. "Non ha rispettato alcune condizioni di partenza. Avevano offerto a me e ad altri due compagni un appartamento di due stanze più un soggiorno, dal quale avrebbero tratto una stanza tramite una parete in cartongesso. Avevano garantito il mobilio, all'epoca assente, in tempi brevi, e avevano preteso puntualmente un mese di caparra complessiva, 900 euro. Dopo 25 giorni non c'erano né la stanza né il mobilio, tanto che abbiamo ritirato i nostri soldi e cercato in fretta e furia un altro posto, due giorni prima dell'inizio dei corsi."
Il calendario nel frattempo cammina, e segna puntualmente il giorno del pagamento dell'affitto.
La stragrande maggioranza delle matricole è supportata economicamente dai genitori, e la media scende lentamente con il procedere dell'età, quando si fanno più frequenti le divisioni delle spese. I celebri "lavoretti", lavori veri e propri, i sostegni dell'Azienda per il Diritto allo Studio Universitario, e poi ancora assegni di ricerca, lavori occasionali, ospiti estemporanei e paganti, insomma, per mettere insieme in autonomia la cifra dell'affitto gli "studenti" fanno di tutto.
La soluzione più originale (ma non priva di rischi) è sicuramente quella adottata da un ragazzo, che chiameremo Fabrizio. Fabrizio ha 26 anni e lavora regolarmente in un ristorante, studia e sta per laurearsi in Scienze Sociali; vive in affitto in un appartamento di fronte alla stazione. Ci sarebbero due stanze affittabili a 290 euro, ma solo una è occupata; poi c'è una sorta di salotto, da cui Fabrizio, armato di cartoni delle uova, ha ricavato una stanzetta per sé: costo 180 euro.
La finestra è rotta, lo scarico dell'acqua vetusto, ma non importa, "perchè non è una soluzione definitiva. Il quartiere stazione non è così male, anzi, alla fine per quella cifra ci si sacrifica con ingegno e buona volontà."
Tanto che l'ingegno si è tradotto in una sorta di "ospitalità rimborsata".
Ci spiega Fabrizio: "per circa 6 mesi abbiamo dato la stanza libera ad un signore sposato, di Livorno, che non poteva più permettersi un albergo per i suoi incontri privati con la sua amante storica".
Per un po' di intimità a 30 chilometri da casa: "dava 120 euro al mese. Loro venivano saltuariamente, in tranquillità. Per noi era un'entrata a costo zero dai risvolti divertenti, ma era chiaro che non poteva durare a lungo."
Gli affitti saranno cari e le case vecchie, ma a prova del fondo di verità di ogni luogo comune, anche l'adulterio ha un costo.
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