Le immatricolazioni all'Università di Pisa hanno nuovamente superato quota 8.000, mantenendosi sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo i dati elaborati dall'Ufficio Programmazione e Statistiche Generali dell'Ateneo.
L'obiettivo, fanno sapere dal Rettorato, è quello di superare 10.000 immatricolati per il sesto anno consecutivo, "un obiettivo ambizioso anche considerando il fatto che negli ultimi anni il bacino nazionale degli immatricolati ai corsi di laurea triennale e a ciclo unico si è notevolmente ristretto, scendendo dagli oltre 330 mila del 2002-2003 e dai 338 mila del 2003-2004 ai poco più di 307 mila del 2007-2008".
Tra le undici facoltà dell'Università, la crescita maggiore si registra a Scienze matematiche fisiche e naturali, passata da 1.163 a 1.341 immatricolati (+178 e +15,3%), seguita da Giurisprudenza (+120 immatricolati e +17,2%), Ingegneria (+75 e +4,8%), Medicina e chirurgia (+46 e +6,3%) e Lingue e letterature straniere (+40 e +9,7%). Presentano statistiche meno positive le Facoltà di Lettere e filosofia (-140 e -23,6%), di Farmacia (-115 e -67,6%) e di Medicina veterinaria (-88 e -52,7%).
In numeri assoluti, la facoltà con più immatricolati si conferma Ingegneria, con 1.640 studenti, seguita da Scienze MFN con 1.341, Economia con 940, Giurisprudenza con 816 e Medicina e chirurgia con 771.
Per quanto riguarda i singoli corsi di laurea, quelli più numerosi sono la laurea magistrale in Giurisprudenza (688 immatricolati), Scienze biologiche (637), Lingue e letterature straniere (454), e i due di Economia aziendale (393) e di Economia e commercio (344).
Per le lauree specialistiche, infine, gli iscritti al primo anno, sempre alla data dell'8 ottobre, sono passati da 939 a 1337, con un aumento di 398 unità e di 42,4 punti percentuali. Tra le facoltà si segnalano Ingegneria (+166 e 78%), Giurisprudenza (+89 e 75,4%), Economia (+47 e 41,6%) e Lettere (+36 e 26,9%).
Secondo il rettore Marco Pasquali, "Stiamo attraversando un periodo di consolidamento dopo una crescita impetuosa, che si è avuta subito dopo l'entrata in vigore della riforma dei cicli universitari, il cosiddetto 3+2, e che ha visto l'Università di Pisa passare da meno di 9.000 immatricolati del 2002-2003 a più di 10.000 degli ultimi cinque anni. Sottolineo che questo risultato è stato raggiunto nonostante siano rimasti costanti, o addirittura siano calati, i ragazzi che si sono diplomati nelle scuole italiane a partire dal 2000 e siano sensibilmente diminuiti gli immatricolati che, sempre da quella data, hanno proseguito gli studi nelle università italiane".
Insomma numeri che a prima vista parlano di una università in buona salute. Ma in tanti si chiedono quali corsi troveranno effettivamente attivati questi nuovi studenti, e per quanto tempo? Insomma quale offerta didattica il nostro ateneo è in grado garantire alle nuove matricole? Quale futuro aspetta questi giovanissimi universitari?
I recenti segnali rispetto a quest'ultima domanda non sono incoraggianti. Nei giorni scorsi, infatti, è scaduto il termine per presentare la domanda per partecipare ai concorsi per i dottorati di ricerca. E le novità sono pesantemente negative per chi decide di provare ad iniziare la strada della ricerca nell'ateneo pisano. Infatti le borse sono state ridotte, su decisione del Consiglio d'Amministrazione, di quasi un terzo passando da più di 200 a circa 70.
Inoltre si è proceduto ad una riorganizzazione delle Scuole di dottorato che sono state accorpate in 8 mega scuole, il cui senso scientifico e didattico risulta essere molto discutibile. Le prove per le selezioni non sono uguali ma possono variare da scuola a scuola, quello che è comune è l'importo massimo delle tasse per coloro che vincono il dottorato senza borsa che ammonta a 1.994 euro, a cui si aggiunge anche il pagamento della tassa regionale di 98 euro.
Contro questa riorganizzazione delle Scuole e la drastica riduzione delle borse di dottorato il Coordinamento dei Collettivi ha preso una dura posizione negli scorsi giorni: "Dai tagli alle borse di dottorato sono chiare due intenzioni: da un la la decisione di incidere maggiormente sull'accesso differenziale ai più alti livelli della formazione, dall'altro spingere i dipartimenti a procacciare fondi al di fuori dell'ateneo". "Il primo punto - proseguono i Collettivi, permetterà l'accesso alla formazione post-lauream non più attraverso dottorati di ricerca, pagati, bensì, attraverso master a pagamento. Il secondo va a rafforzare il controllo sulla ricerca da parte dei docenti in grado di ottenere finanziamenti esterni, tentando di indebolire la forza contrattuale dei singoli studenti in cerca di dottorato".
Ma ciò che più colpisce nel nuovo regolamento sui dottorati di ricerca, vista la battaglia di principio per cui per il Rettorato dell'Università i dottorandi non sono precari della ricerca ma personale in formazione tradotto in altri termini studenti, è l'art.11 in cui si prevede che contratti, anche a titolo gratuito, per incarichi didattici possono esser affidati a dottorandi. Anche questa decisione viene fortemente criticata dai Collettivi che definiscono il dottorando un jolly per tutte le esigenze, da utilizzare a seconda delle convenienze.
Insomma tutte le matricole sono avvertite, la vita nell'Università di Pisa non è facile sia durante il percorso che porta alla laurea né tanto meno nel post-lauream.
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