L'emergenza neofascista in Italia non è un fatto inedito. L'attività delle destre estreme è arrivata agli "onori" della cronaca con una frequenza preoccupante anche nel territorio toscano. Senza voler gettare lo sguardo troppo in là, recentissimo è l'episodio di Prato, dove un inerme cittadino bengalese è stato aggredito a ridotto in fin di vita da quattro skinheads con chiare motivazioni xenofobe.
Altrettanto significativo quanto accaduto alcuni giorni fa a Pistoia, dove la sede locale di "Casa Pound" ha subito un'irruzione da parte di un gruppo non ben identificato. La polizia si è orientata nel corso delle indagini verso alcuni antifascisti riuniti nel Circolo Arci "1° Maggio" che sono stati fermati, trattenuti e interrogati per ore in questura e dunque rilasciati in seguito a un presidio che ha contestato aspramente l'operazione. Tre dei fermati sono stati arrestati con imputazioni che vanno dalla "devastazione" ad "azioni con finalità di terrorismo".
Ma al di là della cronaca, ci sono anche i rituali dei quali sono protagoniste frange estreme della destra. Come il caso della messa officiata nel settembre scorso a Coltano da Don Giulio Tam, una commemorazione per "i combattenti della RSI" reclusi nel campo di prigionia americano costruito nelle vicinanze di Pisa per i criminali di guerra nazisti e fascisti, e promossa dall'Unione Nazionale Combattenti Repubblica Sociale Italiana.
Procedendo a ritroso, in aprile il sito internet di chiara ispirazione neonazista thule-toscana.com è stato messo sotto sequestro dalla Procura della Repubblica di Arezzo. Il sito avrebbe infatti violato l'art.3 della legge n° 654 del 1975, che punisce "chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale", o chi incita ad atti di violenza con motivazione razziale.
Anche alcuni episodi cittadini, verificatisi lungo il corso dell'anno e oggetto di indagini che ancora non hanno dato esito, sono riconducibili alla stessa matrice, come l'incendio all'ingresso della sede del Partito della Rifondazione Comunista in Via Battichiodi, oppure la bomba carta lanciata nel cortile del centro sociale "Newroz" in Via Garibaldi, o ancora i ragazzi del Progetto Rebeldia rinchiusi nella sede di Via Battisti dopo che una "ronda" neofascista sostituì il lucchetto del cancello d'ingresso, impedendo così ai presenti di poter uscire.
Episodi di cronaca, vicende e passaggi che sono tutti assimilabili dal filo nero di una strisciante e sempre meno silenziosa deriva neofascista. Nelle giornate del "Festival dell'Altro Libro", presso il Progetto Rebeldia, abbiamo avuto il piacere di incontrare Saverio Ferrari autore del già celebre "Le nuove camicie brune. Il Neofascismo oggi in Italia" (BFS Edizioni). Saverio Ferrari è uno dei massimi studiosi del fenomeno delle destre radicali e si occupa di ricerche storiche relative agli anni della "strategia della tensione". Collabora con "Liberazione", "Left - Avvenimenti", "La Rinascita della sinistra" e "ANPI oggi". Dal 1999 dirige l'Osservatorio democratico sulle nuove destre (www.osservatoriodemocratico.org)
Il suo saggio ha un enorme merito, ovvero quello di aver tentato un ordinamento d'ispirazione scientifica a proposito della emergente galassia neo-fascista. Oltre l'evidente utilità di un simile passaggio, cosa è mutato nel metodo? Quali sono i nuovi strumenti utili per decifrare i diversi "fascismi" che inquinano oggi il mondo?
Decisivo per interpretare i fenomeni neofascisti odierni è la comprensione delle sottoculture che li caratterizzano. Più dei programmi politici conta capire i retroterra, gli immaginari simbolici, i miti, gli schemi di lettura del mondo e della società. La politica per la destra radicale si riduce spesso a sola tattica, a terreno da praticare prevalentemente per ragioni propagandistiche. Anche le differenze fra le diverse organizzazioni non si potrebbe cogliere pienamente prescindendo da questo piano di ricerca.
Una domanda frequente, ma che spesso viene elusa, è quella relativa all'improvvisa emergenza delle destre radicali soprattutto in merito alle cause politiche e culturali che l'hanno determinata. Il nuovo fascismo dove affonda le sue origini sociali?
In primo luogo negli strati popolari traumatizzati dalla prospettiva di una società multiculturale e multietnica. È qui, e nelle nuove generazioni, che si combatterà la battaglia politica e culturale decisiva. Quello che voi chiamate "nuovo fascismo" va ben oltre le sigle politiche dell'estrema destra. Si nutre, da un lato, del vero partito della destra radicale in Italia, rappresentato dalla Lega nord, per quanto la sua presenza sia circoscritta alle regioni settentrionali, e, dall'altro, di quel nuovo senso comune dilagante, sempre più intollerante e venato di razzismo, di cui la Destra nel suo insieme si è fatta portatrice.
D'altra parte, la grave crisi culturale che ha investito i partiti della sinistra ha segnato la scomparsa di una "socialità" in quel senso. Tanto per fare un esempio, a Sesto San Giovanni quello che un tempo faceva il PCI in termini di aggregazione oggi lo fa la Lega Nord.
Magari l'esempio di Sesto San Giovanni non è pienamente calzante, essendo questa una cittadina che ancora mostra la tenuta di un tessuto democratico e antifascista, ma è certamente vero che la sinistra si è progressivamente destrutturata ed il leghismo è andato affermandosi anche grazie alla vecchia formula del partito "pesante", presente sul territorio con le sue sedi, le attività collaterali, l'associazionismo, la presenza militante nelle piazze.
La cosa che inquieta di più è la forsennata, e in qualche misura "raffinata", ricerca dei simboli. In altri tempi si sarebbe detto che l'esposizione reiterata del simbolo rappresentava un elemento di debolezza genetica (quasi la confessione di una penuria di contenuti), ma oggi il sospetto è che invece sia il sintomo di una riacquista, per quanto contorta, identità politica.
I simboli, da sempre, dicono dell'identità, spesso ben più dei contenuti. A destra è così storicamente. La loro ostentazione oggi va anche assumendo il senso di una rivincita. Chi nel dopoguerra si è definito come un "vinto", ritiene ora arrivato il momento del suo riconoscimento e della sua piena legittimazione, per quanto postuma. Anche per questo assistiamo all'esibizione non più solo di simboli fascisti, ma in via crescente di quelli un tempo dei movimenti collaborazionisti dei nazisti, se non presi dallo stessa esperienza del nazionalsocialismo.
In merito all'estrema destra nazionale, quale rischio, a qualsiasi livello esso si collochi, corre la società italiana?
Il rischio è quello di una ulteriore messa in discussione della convivenza democratica nel nostro Paese. Il dato di fondo non è la semplice assuefazione riguardo l'apologia di fascismo o la diffusione di specifici contenuti razzisti, quanto il rafforzamento di una realtà intollerante e violenta nei confronti dei migranti e dei soggetti deboli della nostra società.
Siamo una nazione (e dunque una cultura) inguaribilmente fascista oppure ci sono margini ancora praticabili di resistenza?
Nel nostro Paese sussistono risorse e forze per contrastare questa deriva. Il punto è come riattivarle e tradurle in un movimento di massa, democratico, antifascista e antirazzista.
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2009/10/27 18:10:16 emme effe un po' di sovversioni fanno sempre bene
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