Test di accesso per accedere alle borse per merito, C.d.A. aperti a esterni, abilitazione nazionale per i docenti e ricercatori a tempo determinato: queste sono alcune delle novità contenute nel disegno di legge presentato dal Ministro Gelmini mercoledì (28 ottobre, ndr.) e approvato dal Consiglio dei Ministri.
A preoccupare maggiormente il mondo studentesco la modifica della composizione del C.d.A e la salvaguardia del diritto allo studio.
Con l'entrata in vigore della riforma, i Consigli d'Amministrazione degli Atenei si apriranno a membri esterni, che occuperanno il 40% dei posti disponibili. A questo si accompagna l'introduzione della figura del Direttore Generale, che va a sostituire quella del Direttore Amministrativo, che avrà compiti di gestione e organizzazione di servizi. 11 i consiglieri di amministrazione, la cui nomina, fatta eccezione per i rappresentanti studenteschi, non sarà elettiva. La a presidenza del C.d.A potrà, all'occorrenza, essere occupata anche da uno dei membri esterni.
"Aspettiamo di conoscere il testo ufficiale del disegno di legge - ha commentato Michele Fortezza di Sinistra Per, che da domani entra in carica come rappresentante degli studenti in C.d.A. - ma indubbiamente appare pericolosa l'introduzione di soggetti esterni all'interno di questo organo. Il rischio è quello di aprire la strada ad interferenze politiche e di dare potere decisionale a soggetti che non conoscono le dinamiche universitarie e le esigenze degli studenti".
Cambiamenti anche nella governance. Mentre il Senato Accademico si occuperà solo delle questioni legate alla didattica, al Consiglio di Amministrazione sono attribuite funzioni di indirizzo strategico e competenze sull'attivazione e sulla sospensione dei corsi di laurea.
Le università avranno sei mesi, dall'entrata in vigore della riforma, per modificare i propri statuti e adeguarsi alle nuove disposizioni che, fra le altre, prevedono la riduzione del numero delle facoltà a 12 e così la riduzione dei dipartimenti e l'introduzione di una contabilità economica-patrimoniale uniforme. Piú chiarezza nei bilanci, risorse erogate dal Ministero sulla base della qualità della didattica, e commissariamento per gli atenei in dissesto economico.
"Fra i punti più critici - ha proseguito Michele Fortezza - le norme che riguardano il diritto allo studio. Si insiste sull'assegnazione di borse per merito e non sul diritto all'accesso: senza copertura finanziaria questa politica avrà conseguenze nefaste". Nefaste perché l'erogazione di borse di studio sarà appannaggio del Ministero delle Finanze, tramite l'istituzione di un fondo per "sviluppare l'eccellenza e il merito dei migliori studenti" e sarà vincolata al superamento di un test d'accesso.
Cambiamenti in vista anche per ricercatori e docenti. Scompare la figura del ricercatore a tempo indeterminato: con l'entrata in vigore della riforma si introduce in Italia il modello americano della tenure track, che prevede contratti triennali, rinnovabili per altri tre, al termine dei quali si procede all'eventuale immissione in ruolo.
"All'estero questo è un modello che funziona molto bene - ci ha spiegato Beppe Marcocci, titolare di una borsa post dottorato presso la Scuola Normale Superiore - e dà ottimi risultati nell'ambito della ricerca: da un lato tutela gli istituti consentendogli di assumere personale che ha dimostrato la propria validità, dall'altro impedisce lo stallo dei ricercatori in una situazione di precariato".
Ma, nonostante la validità del modello, non mancano punti oscuri: "Al momento non è chiaro quale sarà il meccanismo di valutazione dell'immissione in ruolo dopo i sei anni previsti a tempo determinato. Se è vero che i fondi saranno erogati agli atenei in base alla qualità della ricerca, resta da capire l'entità di tali importi. Mi spiego meglio: negli Stati Uniti questo meccanismo di attribuzione dei finanziamenti decide della vita dei singoli dipartimenti. E' chiaro che in un caso del genere è interesse dei dipartimenti produrre una ricerca di alta qualità. Se però l'incidenza sul bilancio non sarà significativa mi chiedo se questo meccanismo funzionerà davvero da stimolo, o se invece i margini di discrezionalità saranno ancora alti. Resta poi da capire quale sarà la sorte dei ricercatori nei prossimi due o tre anni, in quel lasso di tempo, cioè, che trascorrerà dall'entrata in vigore delle nuove norme."
Perché se la riforma contiene buone intenzione di fatto, ha proseguito Marcocci "sono due anni che i concorsi sono bloccati e ancora aspettiamo la nomina delle commissioni per quelli già banditi".
Fra le novità nel campo della ricerca l'abolizione delle borse post-dottorato: "Non c'è dubbio - ci ha spiegato il ricercatore - che gli assegni di ricerca siano preferibili ad una borsa, in quanto danno diritto a un minimo di coperture fiscale. Di conseguenza sono piú onerose per lo stato: la questione è dunque se questa operazione avrà una copertura finanziaria".
Cambiamenti in arrivo anche per i docenti, il cui arruolamento sarà vincolato a un'abilitazione rilasciata da una commissione composta da esperti nazionali e internazionali, che sarà sottoposta a revisione dopo 4 anni, sulla base delle pubblicazioni prodotte.
Nell'ambiente universitario pisano è stata accolta positivamente, dopo le polemiche per i cosiddetti "bandi della vergogna", la norma che vieta l'insegnamento a titolo gratuito (fatta eccezione per le figure professionali di alto livello).
Ma se i tagli di 1000 milioni, pari al 15% del totale, per i prossimi 5 anni, al Fondo di funzionamento ordinario delle Università restano confermati, resta da capire quale copertura avrà una riforma che nelle intenzioni nasce per riqualificare la ricerca e abbattere il precariato.
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