02/11/09 08:49 | autore: Francesca Parra Stampa

Scandalo Geofor: l'imprenditore Forti al centro dell'inchiesta giudiziaria 2

L'inchiesta di Pisanotizie sul ruolo svolto dall'imprenditore pisano e sulle relazioni tra le sue imprese e Geofor

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A poco meno di 3 mesi dalla prima udienza del processo Geofor salgono a 8 le richieste di rinvio a giudizio. L'ultima in ordine di tempo riguarda un personaggio di primo piano del panorama imprenditoriale pisano: l'ingegner Franco Forti, proprietario del Gruppo Forti e artefice dell'ampliamento in numerosi settori di interesse, dall'edilizia all'ecologia, della holding, che oggi controlla anche la televisione locale 50 Canale, nonché socio di maggioranza di Geofor per la parte privata all'epoca della vicenda relativa alla falsificazione dei dati della raccolta differenziata, che ha prodotto fatturazioni gonfiate ai comuni dell'area pisana e, in alcuni casi, il mancato pagamento dell'Ecotassa.

Una richiesta di rinvio a giudizio che arriva dopo oltre tre anni di indagini condotte dalla Guardia di Finanza, che hanno rilevato "una marcata ingerenza" nella gestione della società da parte del Forti, tale da influire in "maniera determinante sulle strategie decisionali dell'azienda". Così determinante da far ritenere al Nucleo di Polizia Tributaria che "lo stesso Forti, oltre al Landi Paolo e al Miriano Rossi (per entrambi è stata avanzata una richiesta di rinvio a giudizio, ndr), non potevano non essere a conoscenza delle disposizioni impartite in merito alla gestione della raccolta Differenziata".

Un'ingerenza che ha spinto la Procura a autorizzare ulteriori indagini della Guardia di Finanza per indagare la natura e la qualità dei rapporti commerciali intercorsi fra Geofor S.p.a. e l'Impresa lavori Umberto Forti e Figlio e di queste con la Ecofor Service S.p.a.. Indagini che hanno dato luogo a interi capitoli dell'inchiesta dedicati all'analisi delle metodologie di appalto e della qualità dei servizi prodotti.

Intanto si dovrà aspettare il 24 febbraio, data fissata per l'udienza preliminare dal giudice Alberto Panu, per scoprire quale sarà il destino degli 8 coinvolti nella vicenda della falsificazione dei dati della raccolta differenziata, che, a seconda dei ruoli e delle responsabilità, dovranno rispondere dell'accusa di peculato e truffa.

Gli altri sette per i quali il Pubblico Ministero, dott. Miriam Pamela Romano, ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio sono Giovanni Frucci, ex Amministratore Delegato di Geofor, Alessandro Salvadori, già direttore tecnico della discarica di Gello e oggi impiegato all'Ecofor Service, Gianluigi Baresi, responsabile commerciale dei clienti pubblici e privati di Geofor, l'ingegner Davide Viola, Andrea Ricci, rispettivamente responsabili dei clienti pubblici e di quelli privati e due impiegati, Laura Chiellini e Massimo Mannocci.

Truffa e peculato, quindi i reati contestati per la vitaminizzazione di più di13 mila bindelli di pesatura. Il risultato? Fatturazioni indebite per 964 mila euro e 940 mila euro di Ecotassa evasa, secondo le stime della Guardia di Finanza. Il tutto a danno dei Comuni, che hanno pagato servizi mai effettuati dalla Geofor, e delle casse della Regione Toscana, che si è vista privata del contributo per l'interramento, previsto dal decreto Ronchi, dovutogli dai comuni che in realtà non avevano raggiunto la quota del 35% di raccolta differenziata.

La vicenda approda in Procura nel 2006, con la presentazione di un esposto di Stefano Teotino, dipendente di Geofor Spa, che fornisce i documenti comprovanti la falsificazione dei dati di pesatura di mezzi al temine del ritiro dei rifiuti riciclabili, dai quali vennero poi dedotte le fatture indirizzate ai diversi comuni. A consegnare i documenti all'ex consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Stefano Teotino, fu Federico De Cristofaro, responsabile dei servizi informatici. Erano infatti rimaste senza esito le segnalazioni di De Cristofaro sulle anomalie riscontrate nei dati di raccolta differenziata, indirizzate sia all'ex vice Presidente della Geofor Mariano Rossi, che al Presidente pro tempore Paolo Landi, nonché con una lettera datata luglio 2006 al nuovo presidente Maurizio Signorini.

Ma qual'era il peso all'epoca dei fatti, dell'ingegner Forti, titolare della Holding omonima?

Converrà fare un passo indietro, fino alla nomina a Direttore Generale di Ecofor S.p.a. del dott. Giovanni Frucci, poi Amministratore Delegato di Geofor S.p.a. fino al luglio 2006 quando, in seguito all'assunzione di responsabilità per la falsificazione dei dati di raccolta differenziati, ha presentato le proprie dimissioni, per capire quale fu l'entità dell'influenza del Forti all'interno della società, ricordiamolo, a maggioranza pubblica.

Siamo nel gennaio del 1998 quando, in barba alle disposizioni statutarie, il Frucci viene assunto come Direttore Generale, con una lettera che reca la firma dell'ingegner Franco Forti, all'epoca Amministratore Delegato di Ecofor S.p.a. (che nel 2001 confluisce insieme a Gea in Geofor). Peccato che lo statuto della società attribuisca questa competenza al Consiglio di Amministrazione, della cui delibera in merito all'assunzione non esiste traccia nei verbali. Un C.d.A, composto da 7 membri, in cui siedono 4 consiglieri nominati della parte pubblica, costituita da 23 comuni dell'area pisana.

E del servizio reso, così come della retribuzione accordata, anche questa non deliberata dal C.d.A., il Frucci renderà merito, una volta succeduto all'ingegner Forti come Amministratore Delegato, a sei mesi dal suo ingresso in Ecofor S.p.a. Dalle indagini della Guardia di Finanza sugli intrecci fra la società di gestione dei rifiuti e l'imprenditore pisano, emerge come l'A.D. Frucci abbia disposto delle risorse aziendali a vantaggio dell'Impresa lavori Umberto Forti e Figlio, attraverso un sistema fatto di sconti ingiustificati, che hanno significato un risparmio quantificato per il 2006 in oltre un milione di euro a danno delle casse della Ecofor Service S.p.a., e di commissione di "servizi inutili e pretestuosi".

Inutile come i lavori di viabilità interna realizzati dall'Impresa Forti all'interno dell'impianto di Ospedaletto, subappaltati dalla Ecofor Sevice e costati a Geofor 555 mila euro. Lavori previsti come riorganizzazione della mobilità interna in vista dell'installazione di 6 nuovi aereocondensatori, ma la loro realizzazione prima della collocazione di questi ultimi ha reso inutile l'operazione, come testimoniato dall'allora responsabile del termovalorizzatore.

Servizi ingiustificati, come il trasporto effettuato dall'impresa Forti di ingenti quantitativi di rifiuti urbani, provenienti da comuni di area pontederese e convogliati a Ospedaletto, poi trasportati all'impianto di stoccaggio di Pontedera e da qui alla discarica di Peccioli, di proprietà della Belvedere S.p.a. Un trasferimento che non solo ha comportato un passaggio in più per il trasporto, fruttato al Forti oltre 330 mila euro nel biennio 2005-2006, ma che ha anche provocato un'eccessiva presenza di RU all'interno dell'impianto di Ospedaletto, dove per altro non risultava autorizzata nessuna stazione di trasferimento di rifiuti.

Le indagini rivelano un rapporto privilegiato fra le due società, fatto di forti sconti non deliberati dal C.d.A. di Geofor all'impresa di Forti, per il conferimento di rifiuti in discarica fino al 2005 (anno in cui avviene la scissione fra Geofor S.p.a. ed Ecofror Service) e di una corsia preferenziale per l'affidamento e l'acquisizione di beni.

Come risulta dai verbali di testimonianza di Monica Fabbri, impiegata amministrativa in Geofor , la maggior parte dei servizi commissionati all'impresa Forti veniva gestita direttamente dall'Amministratore Delegato Giuseppe Frucci, eludendo le normali procedure che prevedono il coinvolgimento del dirigente del settore richiedente e dell'Ufficio Acquisti. Nessuna verifica sulla congruità delle operazioni commerciali fatturate, quindi, e autorizzazione del pagamento effettuata direttamente dal A.D., che si avvoca funzioni di norma svolte dal responsabile del settore interessato.

A ció si aggiunge un ruolo intermediario svolto dalla Ecofor Service S.p.a. che subappaltava alle Imprese Forti parte consistente delle commesse conferitegli da Geofor, limitandosi alla fine del ciclo ad applicare un rincaro sulle fatture. Comportamento anomalo per un'azienda a partecipazione pubblica, la cui condotta dovrebbe ispirarsi a criteri di economicità e rispetto della libera concorrenza di mercato. Condotta che si chiarisce verificando chi, in quegli anni, occupava le cariche dirigenziali delle società. Amministratore Delegato di Ecofor Service è infatti in quegli anni Sabina Danielli, nipote di Franco Forti e sorella dell'A.D. dell'Impresa lavori Ing. Umberto Forti e Figlio, Jacopo Daniellii.

Quando nel 2006 lo scandalo della falsificazione di bindelli di pesatura è esploso, provocando un terremoto all'interno della società, fu il Frucci ad addossarsi la responsabilità della truffa. Ma se, come evidenziano le indagini della Guardia di Finanza, l'allora A.D. era "espressione della parte privata" si chiarisce la richiesta di rinvio a giudizio del pm per Franco Forti. Non resta che aspettare febbraio per capire se all'ingegnere verrà contestata anche l'ingerenza nella politica di una società, fatta di prevalente capitale pubblico, che ha portato vantaggi all'impresa del Forti ma anche indubbi danni economici a danno della collettività.

 

 

 

Questo articolo contiene 2 commenti.

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2009/11/02 20:11:08 dubbi pisani Geofor spa: bilancio d’esercizio 2006 Pagina 8 di 52 (http://www.comune.pisa.it/aziende-esternalizzazioni/bildirette/bil06dir/bil06_geofor.pdf)
" ... il ritardo nella emissione delle fatture ed è stata la principale causa delle difficoltà finanziarie: infatti mentre non venivano emesse le fatture agli utenti per circa € 23.000.000, nel frattempo venivano effettuati i pagamenti per stipendi,contributi, servizi ecc.. " Chi ha "prestato" i soldi a Geofor per coprire un mancato incasso di 23 milioni di euro ???? Le tre banche comproprietarie ??? e quanto ci hanno guadagnato ??? e per quanto tempo ???

2009/11/02 11:11:43 five hedgehogs bell'articolo, interessantissimo!
ora manca da approfondire il comportamento della parte pubblica, che ha permesso questa allegra gestione privata dell'azienda.
Tra l'altro piangendo miseria ogni volta che cittadini e associazioni chiedevano un servizio migliore (es. porta a porta).

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