Continua il dibattito all'interno degli atenei toscani riguardo ai contenuti del protocollo approvato nelle scorse settimane dalla Giunta regionale, in cui si prevede l'ingresso di rappresentanti della Regione nei Consigli di Amministrazione delle università.
Pisanotizie ha intervistato Flavio Zappacosta, rappresentante in Consiglio d'Amministrazione della lista studentesca Sinistra Per.
Come giudicate il recente protocollo redatto dalla Giunta regionale?
Parzialmente negativo ma con prospettive di miglioramento. Però, prima di entrare nel merito vorrei analizzare i presupposti da cui muove questo documento in cui si assume che esistono dei disequilibri economici e politici tra i tre atenei toscani. E' alla luce del sole il fatto che gli atenei di Firenze e Siena hanno gravi colpe nella gestione finanziaria ed amministrativa e sono anche sull'orlo del commissariamento, e per questo hanno ricevuto cospicui fondi regionali. Però il caso di Pisa è diverso: il nostro ateneo tramite manovre interne, come quella della cancellazione del debito dell'amministrazione centrale nei confronti dipartimenti, è riuscito quasi da solo a tenere sotto controllo i propri conti.
C'è, quindi, un evidente disagio per l'Università di Pisa nel confronto con gli altri atenei rispetto a quanto è scritto nel protocollo in cui si richiede alle università di mettere in ordine i propri assetti economico-finanziari per garantire il pareggio di bilancio. Infatti il nostro ateneo è riuscito già a chiudere il proprio bilancio di assestamento in pareggio, a differenza di quello di Firenze ad esempio.
Il principio da cui muove, dunque, il documento della Regione è sbagliato in quanto si fonda sull'idea di una incapacità delle università nella gestione didattica ed amministrativa.
Questo protocollo è un ulteriore tassello che si ricollega alla recente legge regionale sulla ricerca ed innovazione. Che quadro si viene così a delineare?
Partiamo dal principio che la legge regionale n°20 del 2009, che regola anche la conferenza regionale per la ricerca, ha delle carenze in quanto prevede la presenza dei Rettori, dei rappresentanti degli enti locali e dei tessuti socio-economici dei vari territori, ma non coinvolge le parti attive dell'Università, cioè gli studenti ed i ricercatori. Il problema non è quello di avere dei posti come studenti nella conferenza ma chiediamo, quando si avviano simili percorsi di rinnovamento del sistema universitario toscano, di essere coinvolti sin dal primo momento. Al riguardo però, non possiamo che criticare il comportamento del nostro Rettore e di quello di Firenze, entrambi in scadenza di mandato, che cercano di accreditarsi sui giornali in merito alla paternità di queste innovazioni. In realtà l'impressione è che i due Rettori stiano facendo a gara per ricoprire il ruolo di direzione del coordinamento della ricerca universitaria toscana, una nuova figura di cui non si sa ancora nulla di preciso ma che quasi sicuramente verrà istituita.
Quali sono gli effetti di questo protocollo sulla ricerca?
Proprio su questo aspetto non c'è chiarezza e abbiamo richiesto dei chiarimenti all'assessore regionale Baronti. Abbiamo paura che la politica della Regione Toscana abbia un'ingerenza troppo grande per quanto riguarda la ricerca universitaria. Nel protocollo si dice più volte che in un periodo di crisi la possibile risposta risiede nell'innovazione tecnologica e nella ricerca universitaria, una ricerca che sia il più possibile applicativa e localizzata. Noi esprimiamo dei dubbi su questi punti. E' ovvio, ad esempio, che la Facoltà di Ingegneria di Pisa, trovandosi a pochi chilometri dalla Piaggio debba collaborare con l'azienda di Pontedera, ma allo stesso tempo occorre anche aiutare gli altri settori della ricerca come quelli dell'area umanistica o delle scienze naturali che non hanno un diretto carattere applicativo. Vogliamo rassicurazioni anche sul sostegno della Regione a questi comparti e soprattutto chiediamo che una ricerca localizzata sia di livello internazionale sul piano qualitativo. Ben vengano, se il protocollo va in porto, aiuti alla ricerca a livello locale, però questa deve essere sempre intesa in un'ottica europea e globale.
E per quanto concerne la didattica?
Da tempo c'è un dibattito sulla razionalizzazione dell'offerta formativa a livello di sistema universitario toscano. In altra parole questo viene spesso ritradotto nell'idea per cui, per risparmiare, se uno stesso corso è attivato a Pisa e a Firenze si decide di chiuderne uno e lasciare l'altro. Noi non siamo d'accordo con questo principi. E' vero che si tratta di atenei che si trovano nella stessa Regione, ma la costituzione e le leggi nazionali stabiliscono che le università hanno una propria autonomia.
In merito al possibile ingresso di rappresentanti della Regione nel Consiglio d'Amministrazione dell'Università che opinione avete?
Ci sono già altri esempi in cui dei rappresentanti della Regione sono presenti nei cda delle università: è questo il caso dell'ateno di Siena ma anche della Scuola Superiore Sant'Anna. Al di là di possibili ingerenze io credo che si tratti di una norma che è quasi inapplicabile. Infatti nel protocollo, approvato dalla giunta regionale, si chiede un cambio dello statuto delle università, ma per simili modifiche occorre molto tempo. A Pisa la Commissione per la modifica dello statuto lavora da anni e ora con il nuovo ddl della Gelmini si dovranno rivedere molte cose se non ricominciare il lavoro dall'inizio.
In generale su questo punto del protocollo abbiamo ancora dei dubbi e cercheremo di fare una proposta alternativa. Chiedere una rappresentanza politica in quanto si danno finanziamenti per quanto si tratta della Regione che ovviamente non si può mettere sullo stesso piano di un privato, non credo sia un principio giusto, tanto più che si rivendica una presenza nel cda che, soprattutto alla luce quanto prevede il nuovo ddl, avrà sempre più poteri.
A Pisa a che punto è la discussione su questo protocollo?
Il nostro ateneo non ha ancora iniziato alcuna discussione. Abbiamo avuto dei confronti informali con alcuni prorettori che ci hanno espresso i loro dubbi anche sulle recenti decisioni della Regione di acquistare immobili degli atenei per ripianarne debiti, come nel caso di Firenze. Questa sollecitazione è arrivata in quanto sembra che la Regione stia predisponendo anche uno strumento legislativo per regolamentare queste operazioni immobiliari. Nel caso di Pisa ci potrebbero essere degli immobili dell'azienda ospedaliera coinvolti in queste operazioni, ma si tratta solo di voci e non c'è nulla di definito.
In queste settimane avete sentito gli studenti degli altri atenei e cosa pensano al riguardano?
Si abbiamo avuto degli incontri con le altre liste studentesche degli atenei di Siena e Firenze con cui condividiamo molte idee. Oggi abbiamo un nuova assemblea ed elaboreremo insieme delle proposte su questi temi, anche se c'è il problema che l'Università di Firenze ha già approvato in tempi da record il protocollo.
Credo che occorra ridare forza agli organismi di coordinamento regionale che già esistono ed in cui sono presenti anche gli studenti. Se si vuole seguire, invece, la strada delineata dal protocollo occorre rivederne i principi di partenza, in quanto oggi quel documento presuppone l'incapacità dell'università ad autogestirsi sia per ciò che concerne la parte della didattica sia la parte amministrativo-contabile. La Regione può aiutare le università se riconosce e sostiene in primis la loro autonomia, e quindi non elaborando dei protocolli in cui si chiede di modificare la governance e lo statuto. Allora se si vuole, invece, condurre una politica di questo genere come provocazione vorrei chiedere alla Regione perché non prevede, al contrario, di premiare gli atenei che hanno un bilancio in pareggio come quello pisano.
Sei ritornato più volte sulla situazione del bilancio dell'ateneo pisano, allora l'ultima domanda riguarda proprio la decisione dell'Ateneo dei cancellare il debito nei confronti dei dipartimenti. Come giudicate questa decisione?
Io sono diventato rappresentante in cda per Sinistra Per da pochi giorni e non ero presente alla seduta quando venne approvato il provvedimento, rispetto al quale però come lista ci pronunciammo favorevolmente.
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