Con
noi Rom è inevitabile parlare di integrazione, tutti ne parlano. E'
da almeno 10 anni che anche noi qui a Pisa siamo gli "oggetti"
da integrare: abbiamo visto passare sopra le nostre teste tante
persone, associazioni, Fondazioni, operatori, esperti..tutti pronti a
lanciare su di noi la loro ricetta miracolosa, con l'obiettivo di
portarci alla meta della desiderata integrazione. Noi abbiamo cercato
di "cambiare", era la condizione per far parte del progetto
"Città sottili".
"Dovete
cambiare per ottenere..",
era il ritornello sulla bocca di molti.
"Bisogna
che voi mandiate i vostri bambini a scuola, se volete poi..".
"Dovete
smettere di mandare le vostre donne con i bambini a mendicare in
città se volete restare dentro il Progetto."
Lungo
tutti questi anni abbiamo cambiato tante cose, anche a costo di
sacrifici e di rinunce, a volte questi cambiamenti erano dolorosi,
anche se questo nessuno lo riconosce, ma il villaggio ci attendeva.
" Dovete
abbattere le vostre baracche se volete far parte del villaggio che
verrà.."
"Dovete
spostarvi più in là, dovete restringervi."
"Dovete
impedire l'accesso al campo a nuovi Rom, altrimenti il villaggio
non si farà."
"Dovete
dire a quelle persone di uscire dal campo, se volete continuare a
rimanere nel Progetto!"
"Ma
quelle persone sono mio padre e mia madre".
"Non
importa, se ne devono andare è per il Progetto!"
Il
villaggio Rom che sta per finire ha comportato tanto impegno e
difficoltà, sia da parte dell'Amministrazione, che ringraziamo di
cuore, ma soprattutto da parte nostra. Abbiamo accettato con tanta
speranza ben 7 anni fa, quando l'assessore di allora dott. Marco
Macaluso ci presentò le modalità del progetto e la descrizione del
Villaggio che sarebbe sorto all'interno del campo. A tutte le
famiglie, ad ognuna singolarmente fu anche chiesto espressamente cosa
sceglievano: rimanere nel campo in attesa del villaggio o andare
subito in un appartamento. Chi otteneva una sistemazione in casa o
in appartamento si impegnava a non far ritorno al campo, a chi
invece rimaneva nel campo veniva chiesto soprattutto di portare
pazienza nel sopportare i disagi della vita al campo e di collaborare
in attesa di entrare nel nuovo villaggio. "Basta campi!", si
diceva allora e si continua a ripeterlo, come se per noi Rom il campo
è la nostra scelta di vita: ce fu imposto a suo tempo e si continua
a farlo passare come una nostra scelta di vita. L'integrazione
sembrava praticamente il passaggio automatico dal campo
all'appartamento.
Ora
veniamo a conoscenza che la maggioranza delle famiglie che vivono al
campo di Coltano non entrerà nel villaggio, la precedenza andrà ad
altri, esattamente a chi da anni vive in appartamento, ma allora noi
chiediamo: dove
sta la fedeltà alle tante promesse che ci avete fatto?
A
cosa è servito pazientare e collaborare attivamente se poi alla fine
qualcuno subdolamente cambia le regole di nascosto e trama alle
nostre spalle?
Praticamente
a quei Rom che avevano accettato di "integrarsi" nelle case
(perché noi non lo stiamo facendo?), ora viene chiesto di tornare
nel "villaggio"... ma
non si erano già integrati? Che ne sarà di quelle famiglie che in
tutti questi anni hanno atteso il Villaggio e che all'ultimo
momento si vedono escluse senza alcuna spiegazione?
Se
usiamo parole forti è perché siamo ormai stanchi di fare domande al
responsabile del progetto, ma in cambio cosa riceviamo? Silenzi,
Bugie, falsità, doppiezza, non considerazione. L'elenco sarebbe
lungo e penoso.. eppure si tratta delle nostre vite e quelle delle
nostre famiglie. Noi esprimiamo tanti dubbi sul modo in cui il
responsabile del progetto lo sta portando avanti e chiediamo al sig.
Sindaco un suo diretto intervento perché trovi persone capaci di
assumere un atteggiamento di correttezza e lealtà "anche verso di
noi", atteggiamenti minimi indispensabili perché l'integrazione
cammini verso la sua giusta direzione. Quella correttezza che da anni
viene chiesta a noi Rom e che in tante situazioni crediamo di averla
dimostrata, ma vogliamo vederla anche negli stessi operatori verso di
noi, soprattutto quando questi trattano delle nostre esistenze e del
nostro futuro! Diversamente si rischia un abuso!
Fino
a qualche anno fa noi Rom ci sentivamo parte della cittadinanza di
Pisa, partecipavamo con entusiasmo a varie iniziative cittadine
proponendo la nostra cultura, la nostra storia, cercando di
trasmettere la nostra fiducia nella vita, ora invece ci sentiamo
messi in disparte, come zittiti. Questa comunicazione venne
interrotta, forse ritenendola inutile o uno spreco di energie da
gestire con competenza e professionalità sempre da altri, ma
estranei a noi e spesso diffidenti.
Il
Progetto rischia di erodere quelle che erano le nostre radici, la
nostra comune appartenenza di popoli Rom, un risultato è che ora,
anche tra di noi ci guardiamo con diffidenza e sospetto. E' forse
questo il prezzo da pagare per l'integrazione? Quando
ci sarà strappata anche l'anima potremo dire di esserci meritato
il diploma della integrazione?
Noi
Rom di Coltano da anni stiamo chiedendo agli operatori del Progetto
di trovare una soluzione al Permesso di Soggiorno, per riuscire in
seguito a trovare un lavoro..Perché
si è fatto niente al riguardo quando la Legge era più favorevole,
rispetto a quella in vigore oggi?
Campo
Rom di Coltano (PI) - 8 Novembre 2009 -
(
Seguono 27 firme )
Questo articolo contiene 0 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.