13/11/09 08:53 | autore: Francesca Parra Stampa

Inchiesta Geofor: "Rapporti drogati fra la parte pubblica e quella privata" 0

L'intervista di Pisanotizie al consigliere provinciale Andrea Corti: i ritardi nelle fatturazioni dopo lo scandalo, i costi elevati del servizio di raccolta rifiuti e le implicazioni politiche della scelta del socio privato Franco Forti.

92af1b36e46c48a63fa4e018e229f570

A dieci giorni dalla pubblicazione dell'inchiesta di Pisanotizie sul ruolo dell'imprenditore Franco Forti nella gestione della Geofor S.p.a., si iniziano a registrare le prime reazioni delle parti coinvolte e del mondo politico. A prendere la parola per prima è stata la Federazione pisana di Rifondazione Comunista, che prendendo atto del "forte condizionamento" che il socio privato Franco Forti ha esercitato sulla politica aziendale fino al 2006, e che è stato oggetto di indagine da parte della Guardia di Finanza nel corso degli accertamenti sulla falsificazione delle percentuali di raccolta differenziata dichiarate e fatturate da Geofor ai Comuni.

Pisanotizie ha intervistato Andrea Corti, consigliere provinciale del Prc e assessore all'Ambiente del Comune di San Giuliano fra il 2007 e il 2008.

Consigliere Corti l'ha stupita leggere sulle pagine del nostro giornale quali erano le relazioni fra l'ingegner Forti, Geofor S.p.a. ed Ecofor Service S.p.a.?

Leggendo il vostro articolo ho trovato una conferma di quella che era sempre stata la sensazione che avevamo avuto.

Cioè che Forti esercitasse un potere eccessivo all'interno della società?

Esattamente. Solo dopo il 2006 c'è stato un riequilibrio dell'assetto societario, con l'ingresso di altri soci privati, per cercare di limitare il potere del socio privato che allora esprimeva l'amministratore delegato.  Già con la fusione di Gea ed Ecofor, divenuta attiva all'inizio del 2001 a seguito del protocollo di intesa firmato tra i comuni di Pisa e Pontedera e l'Impresa Forti, sorse il dubbio che ci fosse stata una svalutazione del patrimonio di Gea. Per questo motivo Rifondazione Comunista, attraverso i due consiglieri di allora, Maurizio Bini e Roberta Fantozzi, svolse una sorta di inchiesta: in quell'occasione negli atti vennero inseriti una serie di omissis, segno che c'era qualcosa di poco chiaro. Al di là dei risvolti giudiziari, ciò che vorremmo capire sono le implicazioni politiche della gestione del Forti.

Oggi lei è consigliere provinciale, ma da maggio 2007 a luglio 2008 ha ricoperto la carica di Assessore all'Ambiente nel comune di San Giuliano. In quel periodo si è dovuto confrontare con problematiche legate allo scandalo che l'anno precedente aveva coinvolto la Geofor?

In conseguenza dello scandalo, Geofor era entrata in crisi anche da un punto di vista tecnico-finanziario. L'azienda non era riuscita a emettere le fatturazioni della T.I.A. in tempo utile, e ai cittadini arrivarono contemporaneamente le fatturazioni di due anni, del 2006 e del 2007. Quindi come comuni andammo ad una contrattazione con Geofor.

Il ritardo nelle fatturazioni a cosa era dovuto?

Allo scandalo che era scoppiato in seguito alla falsificazione dei dati di raccolta differenziata: l'amministratore delegato si dimise, ci fu una riorganizzazione interna. Inoltre c'era stato un problema con il programma di contabilizzazione e di emissione delle bollette, probabilmente anche questo dovuto a scelte dell'amministratore delegato precedente.

I problemi legati al ritardo nelle fatturazioni non riguardavano solo il comune di San Giuliano?

No, tutti i comuni serviti da Geofor ne furono interessati. Su mandato del Sindaco mi trovai ad occuparmi più da vicino di questa situazione e inizia a guardarmi in giro per capire cosa succedeva in altre realtà simili, sia dal punto di vista socio-finanziario dei comuni, sia dal punto di vista dei gestori. Feci un'analisi dei costi più o meno dettagliata di 3 società: l'Ascit di Capannori, Publiambiente, prendendo in considerazione i costi del comune di Montespertoli, e Geofor. Il servizio complessivo di raccolta e smaltimento si compone sostanzialmente di due voci: da un lato la raccolta dei rifiuti, dall'altro quello di smaltimento, ovvero il conferimento all'impianto. Da questa comparazione venne fuori che rispetto allo smaltimento avevamo i costi più vantaggiosi, quelli che erano più elevati erano i costi del servizio.

Il maggior costo del servizio di raccolta offerto da Geofor da cosa dipendeva?

Non sono mai riuscito a capirlo completamente, perché a noi venivano forniti i costi del servizio a lordo del costo aziendale. Era però percepibile che ad influire fosse soprattutto il costo orario dei mezzi, che si compone del costo dell'operatore, che fa riferimento al contratto Federambiente e quindi è uguale per tutti, e del costo del mezzo, che nel caso di Geofor era marcatamente più elevato. Combinando la mia comparazione con le notizie che ho appreso dalla vostra inchiesta, e cioè che una parte dei mezzi era di proprietà dell'azienda del Forti e che venivano effettuati "servizi inutili e pretestuosi", il quadro diventa più chiaro.
Non c'è niente di trascendentale nel fatto che i servizi di un'azienda a gestione mista siano piú elevati rispetto a quelli di una interamente pubblica.. La Provincia di Torino qualche anno fa produsse uno studio sugli effetti dell'assetto societario del gestore, non solo sulla qualità ma anche sui costi del servizio. Lo studio evidenziava che nei casi di società miste pubblico-private i costi erano più elevati: e c'è una ragione molto semplice, quella della redditività del capitale.

Va detto che in questo caso il maggior costo di trasporto era anche dovuto alla fatturazione di servizi che dalle indagini della Guardia di Finanza risultano essere stati sostanzialmente inutili.

Su questo farà chiarezza la magistratura. C'è un aspetto, che spesso è stato sottovalutato, che mi preme sottolineare: Geofor in tutti questi anni non si è mai dotata di un piano industriale e per questo è entrata in sofferenza. Per assurdo ora abbiamo delle soluzioni impiantistiche, come l'impianto di compostaggio, che sono inadeguate rispetto alle percentuali di raccolta differenziata che si raggiungono. E anche questo mi dà l'idea di essere legato a scelte che sono state fatte precedentemente.  Non ci sono stati investimenti indirizzati al raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata previsti per legge. Questa è un'ulteriore testimonianza dell'applicazione di una logica imprenditoriale mirata esclusivamente al raggiungimento del profitto, e soprattutto del profitto del socio privato: perché la società nel suo complesso non ha avuto grandi benefici economici. Se poi c'è stato un dolo o se i meccanismi di attribuzione dei servizi sono stati legittimi e fatti in termini di economicità per l'azienda sarà la magistratura a stabilirlo.

Certamente, resta il fatto che, stando agli studi delle Fiamme Gialle, per l'assetto societario delle aziende coinvolte l'affidamento diretto non poteva essere fatto.

Ci sono però delle scappatoie, e sottolineo che si parla di "scappatoie", per cui l'etica imprenditoriale va a farsi benedire. In effetti uno dei problemi che potrebbe sorgere è proprio il fatto che Geofor non può essere sottoposta a un regime di salvaguardia nella gestione dei servizi. Infatti le direttive europea e la legislazione nazionale ammettono il regime di salvaguardia, ovvero la possibilità di non andare a gara, per le società interamente pubbliche o a capitale misto in cui il socio privato è stato scelto con gara ad evidenza pubblica.

La gara in questo non si è verificata.....

E c'è da chiedersi perché. C'è, secondo me, una contraddizione di fondo nelle società a gestione mista pubblica-privata, a maggior ragione se il socio privato non viene scelto attraverso una procedura di evidenza pubblica. Si instaurano così dei rapporti drogati fra la parte pubblica, e quindi politica, e la parte privata. E il silenzio complessivo sulla vicenda è eloquente.
Non si possono scegliere dei soggetti imprenditoriali senza una serie di valutazioni preliminari a tutela dell'interesse collettivo: il rischio è quello di alimenare meccanismi perversi. Pensiamo solo al controllo dell'informazione: ricordiamoci che 50 Canale fa parte della Holding Forti. Mi ha stupito molto la mancanza di reazioni di fronte alle rivelazioni dei rapporti intercorsi fra l'impresa del Forti, Geofor ed Ecofor Service.

Ad oggi, dopo quanto è successo, Forti detiene ancora un quota azionaria di Geofor. Come giudica questa sua permanenza nell'assetto societario?

Tramite la Holding Forti e l'Impresa Lavori Ingg. Umberto Forti e Figlio, Franco Forti controlla ancora una quota azionaria e continua ad avere una relazione commerciale ed è inserito nella Ecofor Service. Queste relazioni quanto sono chiare e limpide? Quanto fanno gli interessi della collettività? Non dico da un punto di vista legale, ma etico. Qui si parla dei soldi dei cittadini.
Basta pensare che tutti i rendiconti, i resoconti dei costi degli impianti e della gestione di due società come Publiambiente e della Ascit sono disponibili in rete. La stessa cosa non succede nel caso di Geofor.

Quale fu la reazione delle amministrazioni comunali socie di Geofor all'indomani dello scoppio dello scandalo della falsificazione dei dati della raccolta differenziata?

La reazione principale fu il riassetto societario. Anche questo è sintomatico: il fatto di aver ritenuto necessario il ridimensionamento del socio Forti lascia pensare che, in qualche maniera, un meccanismo distorto era percepito anche dalle amministrazioni.

Che valutazione politica da di questa vicenda?

Si è creato un corto circuito in cui la parte imprenditoriale, che è orientata verso il centro destra, ha creato dei legami economici con il centro sinistra. Il risultato è che si è stabilito una sorta di patto di quieto vivere. Esiste una trasversalità di interessi, per questo anche l'opposizione di centro-destra non alza la voce su certe questioni. Pensiamo al Porto di Marina: c'è una sentenza del Consiglio di Stato che dice che la norma del piano di gestione del Parco che prevede la creazione del Porto di Marina è illegittima, però si va avanti. Per quanto mi riguarda sono già pronto: appena poseranno il primo mattone presenterò un esposto alla magistratura. Le dinamiche che hanno portato all'identificazione di una cordata di imprenditori da inserire nella società Porto di Marina sono molto simili a quelle con cui sono stati scelti i soci privati di Geofor. Non è un caso che gli imprenditori prescelti siano quelli che a Pisa costruiscono. Questo è un meccanismo di cui poi fa le spese la comunità.

Il processo per lo scandalo di Geofor si aprirà alla fine di febbraio, quando si terrà l'udienza preliminare. Intende a livello politico intraprendere qualche iniziativa?

Ho già consegnato le informazioni in mio possesso ai rappresentanti regionali del Prc e mi auspico che in Regione venga avanzata la richiesta di istituire una commissione di inchiesta, così come era stata formata all'indomani dello scandalo della falsificazione dei dati e delle fattura della raccolta indifferenziata. Se ciò non avverrà sono già pronto a presentare un'interpellanza in Provincia.

Leggi anche:

- Scandalo Geofor, Prc: "Quale è stato il ruolo delle amministrazioni?"

- Scandalo Geofor: "E' stata un'operazione studiata a tavolino, un'associazione a delinquere"

 

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

6083daeee7f000ff9e92a831be23c1fc
Blocco_lettori