Nell'arco di soli due anni il governo ha tagliato il Fondo Nazionale Politiche Sociali di quasi la metà , passando dai 953 milioni circa del 2007 ai 517 milioni circa di quest'anno, di cui, ad oggi, è stato erogato solo il 50%. Per la Toscana ciò significa passare dai 61 milioni circa del 2007 ai 34 milioni circa del 2009. "Una scelta, quella del governo - scrivono in una nota gli operatori sociali di diverse cooperative della provincia di Pisa - che blocca il sistema del welfare, danneggia le fasce della popolazione a rischio: anziani, diversamente abili, giovani coppie, famiglie in situazioni di disagio, minori adolescenti e migranti.
Sul territorio pisano ugualmente pesanti sono le conseguenze per cui si assiste ad un taglio di 1,8 milioni di euro (900 mila nel 2009 e 900 mila nel 2010). "Questa drastica riduzione dei finanziamenti - commentano gli operatori delle cooperative - significa il potenziale licenziamento di circa 50 operatori e operatrici sociali. Questo non solo per le scelte economiche del governo, ma anche per precise scelte politiche, degli amministratori locali, di allineamento alle direttive nazionali, che tendono a negare qualsiasi tipo di risposta collettiva e sociale ai fenomeni di cambiamento che stiamo vivendo".
Sul piano locale gli operatori sociali avanzano numerose critiche alle politiche del Comune di Pisa: "La tendenza ad attuare un controllo sociale attraverso ordinanze, come quella anti-prostituzione, anti borsoni e anti-accampamento (come per esempio la chiusura dei campi rom), in realtà sembra voler negare il disagio invece che affrontarlo. La politica delle ordinanze non risolve i problemi, ma genera al contrario maggiori situazioni di illegalità e criminalità. Il rischio è quello di entrare in una logica della prevenzione che si va ad esercitare attraverso il controllo del territorio (vedi telecamere e zona stazione), spinto fino alla militarizzazione e alla limitazione dello spazio di azione dei cittadini. Non pensiamo che i problemi di una società possano essere affrontati come problemi di ordine pubblico, di sicurezza. Non condividiamo e ci batteremo contro il Pacchetto Sicurezza emanato dal Governo così come non condividiamo le ordinanze emesse dalla giunta Filippeschi, perchè al contrario crediamo nel bisogno di privilegiare politiche di accoglienza e solidarietà, di prevenzione e riduzione del danno, di sostegno a famiglie e persone in difficoltà".
Gli operatori delle cooperative mettono anche in evidenza i rischi concreti che numerosi progetti chiudano dall'oggi al domani: "Ci chiediamo cosa risponde "la committenza" alle operatrici ed agli operatori che da anni lavorano con professionalità in quei servizi a sostegno delle fasce deboli ed emarginate in centro come in periferia. Vi sono progetti con più di dieci anni di lavoro e conoscenza del territorio, che dall'anno nuovo rischiano di scomparire senza tenere conto delle conseguenze che ricadranno in toto non solo sull'utenza ma sulla collettività tutta. Parole come partecipazione, promozione, inclusione integrazione e cittadinanza attiva si ripetono dalle carte dei diritti e dei servizi alle dichiarazioni in pompa magna delle amministrazioni locali, della Regione e del Governo, ma, di fatto, le scelte operative evidenziano la tendenza all'uso di politiche sociali sempre meno tolleranti e aperte all'accoglienza e sempre più decise ad assecondare le fobie di una società di orwelliana memoria in preda alla paura del diverso".
La denuncia degli operatori sociali riguarda, però, anche le condizioni economiche e contrattuali in cui la maggior parte è costretta a lavorare: "Come lavoratrici e lavoratori sentiamo mortificata la nostra professionalità educativa. Una professionalità che integra le parti, fa da anello conduttore con tutti quei segmenti sociali che questa fase economica ha espulso dal sistema. Colleghe e colleghi che si sono formati accademicamente e sul campo, che hanno costruito tramite lavoro duro e frontale solidarietà, sostegno a chi aveva bisogno. Operatrici e operatori precari che lavorano appesi ad un filo, con poche risorse e tante richieste d'aiuto. Precari con un contratto nazionale ridicolo, al di sotto di circa duecento euro al contratto (eguale mansione) del pubblico impiego, attanagliati dalle più svariate e fantasiose tipologie contrattuali".
Da qui l'appello conclusivo che in un documento gli operatori rivolgono alle istituzioni: "In questo contesto chiediamo un'assunzione di responsabilità delle istituzioni competenti per far sì che vengano finanziati tutti i progetti e garantiti tutti i posti di lavoro con uno sforzo economico ed una volontà politica maggiore di enti locali dell'area pisana e della Regione Toscana".
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