16/11/09 08:43 | autore: Francesco Auletta Stampa

"Il Progetto Città sottili verso la chiusura. Centinaia di Rom rischiano lo sfratto" 1

In un'intervista a Pisanotizie il segretario provinciale di Rifondazione Comunista, rivela: "Dal Comune di Pisa nessuna richiesta di finanziamento del progetto alla Regione Toscana. Vogliamo chiarimenti da parte di tutte le istituzioni coinvolte"

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"Il Progetto "Città Sottili" va verso al chiusura". E ' questa la notizia schock che il segretario provinciale di Rifondazione Comunista, Luca Barbuti, dà in anteprima al nostro giornale. Da settimane giravano voci non confermate al riguardo, ma ora il ghiaccio viene rotto ed è il dirigente del PRC a prendere la parola e a chiedere ufficialmente chiarimenti alle istituzioni locali a partire dal Comune di Pisa.

"Diversi erano i segnali - ci racconta Barbuti - che avevamo avuto negli ultimi mesi di un disimpegno della Società della Salute sul Progetto Città Sottili. Per questo ho avviato personalmente in queste settimane una serie di verifiche con i il gruppo regionale e con l' assessore al sociale che come Rifondazione abbiamo nella zona Pisana, e la chiara sensazione è quella di uno smantellamento di questo progetto".

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di ricostruire tutti i tasselli di quello che si potrebbe configurare come un clamoroso cambio di linea politica in materia sociale da parte del Comune di Pisa trascinando anche i comuni limitrofi.
Incontriamo il segretario del Prc al circolo Alberone a san Giusto. Luca Barbuti è stato anche assessore al sociale dal 2004 al 2007 presso il Comune di San Giuliano, con delega all'immigrazione nella Società della Salute (SdS) ed ha seguito personalmente, quando ha ricoperto questa carica, il Progetto "Città Sottili", che conosce molto bene e che ha contributo a costruire anche non risparmiando critiche.

Segretario Barbuti, cosa sta succedendo in merito al Progetto "Città Sottili"?

Vorrei fare una premessa prima di rispondere a questa domanda. Quando sono diventato assessore al sociale nel 2004 per il Comune di San Giuliano e mi sono occupato di questo progetto, ne ho evidenziato sin da subito alcuni difetti per alcuni versi paradossali. Chi era inserito all'interno di "Città Sottili" veniva seguito in tutto e per tutto, si è anche arrivati a definire la possibilità di accedere a prestiti di micro-credito per l'avvio di attività commerciali, mentre coloro che erano esclusi era come se non esistessero. Tutte le famiglie rom escluse dal censimento iniziale erano invisibili, per questo ho sempre lavorato perché venisse allargato il numero di famiglie che potessero accedere perlomeno a servizi cosiddetti di bassa soglia (scolarizzazione dei minori, assistenza sanitaria, miglioramento delle condizioni nei campi) . Ma ciò che mi colpì subito è che del progetto "Città Sottili", pur con questi limiti e difficoltà, non venissero valorizzati pubblicamente i suoi buoni risultati, compromettendo anche la possibilità di implementare i finanziamenti necessari .

Può essere più chiaro?

Diciamo che essendo consapevoli che il progetto aveva la necessità di maggior investimenti, ci si è posti il problema di accedere a finanziamenti nazionali ed europei e lì gioco forza occorreva dargli visibilità. In quest'ottica non potrò dimenticare l'incontro che io, l'allora assessore Macaluso e il dottor Cecchi facemmo nell'estate del 2006 al binario 1 della stazione di Livorno con l'allora ministro alle politiche sociali del Prc, Paolo Ferrero, prima di una sua iniziativa nella città labronica, ed in cui gli spiegammo il progetto e che sarebbe stato molto utile sia che venisse sostenuto con finanziamenti a livello ministeriale, sia che venisse esportato in altre realtà. Così dopo che Ferrero citò "l'esempio pisano" in numerosi interventi a livello nazionale come progetto di avanguardia, "Città Sottili" ebbe una grandissima visibilità. Lo stesso ex-sindaco di Pisa Paolo Fontanelli e l'ex-assessore Macaluso andarono in giro per l'Italia a presentarlo, raccogliendo numerosi consensi.

E poi cosa è successo?

Oggi dopo un anno e mezzo di governo Filippeschi, si sta procedendo di fatto allo smantellamento del progetto, tassello dopo tassello. Quando ero ancora assessore partecipai alla prima giunta della Società della Salute presieduta dal nuovo sindaco e già in quell'occasione ebbi delle percezioni non positive dal suo discorso di insediamento. Filippeschi ripeté più volte che il progetto "Città Sottili" non poteva andare avanti così vista la scarsezza di risorse, che non si potevano più fare certi investimenti, ma non citò mai la necessità di fare un lavoro per trovare i finanziamenti necessari a partire dal coinvolgimento regionale, fino ad arrivare al livello nazionale ed europeo. Poi da allora sono successe tante cose che vanno nella direzione di un chiaro disinvestimento politico dell'amministrazione su questo progetto.

Ci può fare degli esempi?

I più visibili sono i continui sgomberi dei campi fatti in questi 18 mesi. Ma non solo, per chi conosce la Sds sa che anche lo smantellamento, ad esempio, di parte della segreteria tecnica avvenuto in questi mesi sta incidendo profondamente sul futuro dell'erogazione dei servizi. Una delle funzioni chiave della segreteria tecnica era quella di reperire risorse e finanziamenti. Tra l'altro qui si è disperso anche un patrimonio di competenze e professionalità, forse non usate al meglio, ma preziose. La stessa vicenda poi dell'assessora Valentina Settimelli, per come l'ho letta, parla chiaro: nei primi mesi l'assessora era molto vicina alle posizioni del sindaco, poi dovendo affrontare i problemi quotidiani, ha provato a seguire un propria linea autonoma, e allora è stata subito sostituita con l'assessora attuale. Infine, come non vedere l'assenza di Carlo Macaluso in questa fase? È possibile che in un momento cosi importante e difficile per le politiche di integrazione, non siano create le condizioni per raccogliere il contributo di chi ha lavorato in maniera così determinante, non solo in SdS ma anche alla legge regionale sull'immigrazione?

Ha cominciato parlando degli sgomberi ma quelli però avvenivano anche prima...

E' vero ma se guardiamo al numero, alla modalità e al contesto politico con cui vengono realizzati ora non c'è paragone. Sotto la precedente amministrazione sono stati fatti diversi sgomberi, ma sicuramente in quantità minore che nell'ultimo anno e mezzo e soprattutto c'era un lavoro capillare e preventivo degli operatori e degli assistenti sociali, per cui questa era l'extrema ratio e comunque venivano fatti cercando prima delle soluzioni alternative, che in alcuni casi venivano trovate. Oggi siamo sempre di fronte a sgomberi al buio, in cui a queste famiglia a cui viene distrutto tutto non si offre mai nulla.

Questi i segnali che lei ha ricostruito lungo un'unica linea interpretativa, ma oggi cosa sta accadendo?

Come Prc siamo in maggioranza al governo della Regione e così mi sono informato su quali fossero i segnali che la SdS stava inviando in merito al progetto "Città Sottili" all'ente regionale. La risposta che ho raccolto si può così riassumere: "in un periodo di crisi, se non c'è un forte interesse da parte dei territori a portare avanti alcuni progetti e chiedere che siano sostenuti, i soldi non si stanziano". In altre parole, se da Pisa non arrivano sollecitazioni chiare a voler proseguire questa esperienza, la Regione non destinerà risorse.

Ma da Pisa non arriva quindi nessuna richiesta?

Per quanto ho verificato il Comune di Pisa non chiede più soldi per implementare "Città Sottili" ma solo per i rimpatri assistiti, ma la Regione non ha un fondo ad hoc per questo. Il dato che quindi emerge è un cambio chiaro di indirizzo delle politiche sociali, che mette al centro non un percorso di integrazione ma i rimpatri. Rimpatri assistiti che in forma sperimentale sono già stati messi in pratica con alcune famiglie. Su questo cambio di impostazione - dall'accoglienza all'esclusione - mi torna in mente una riunione a cui partecipai poco prima delle mie dimissioni, in cui si cercò di mettere in discussione i contratti di affitto delle famiglie.

Può spiegare meglio questo aspetto?

Per come è organizzato "Città Sottili", è il terzo settore, cooperative e associazioni, che prendono in affitto le case per i rom e che con i finanziamenti messi a disposizione dall'istituzione, cosi come avviene per coloro che non ce la fanno a pagare affitti liberalizzati e a prezzi esorbitanti, procedono ad integrare l'affitto. Se la Società della Salute, dietro la motivazione della scarsezza di risorse, non intende più rimborsare al terzo settore questi soldi per pagare parte degli affitti, cosi come venne discusso in quella riunione, si potrebbe determinare uno sfratto di massa.

Si tratta di un rischio reale?

Se la SdS confermerà questa sciagurata scelta si arriverà a decine di sfratti per le famiglie rom che vivono in affitto. Già oggi la situazione è difficile, poichè anche i rom subiscono pesantemente la crisi economica e le loro possibilità di pagare un affitto integralmente diminuiscono: se viene meno anche questo sostegno, saranno centinaia gli uomini, le donne ed i bambini che verranno messi dall'oggi al domani in mezzo alla strada. Se mettiamo tutti questi tasselli insieme è evidente che la scelta di chi governa a Pisa è quella di lasciar morire "Città Sottili".

Cosa intendete fare di fronte a questa situazione che si sta venendo a delineare?

In primo luogo chiediamo chiarezza. Vogliamo che di ciò che sta avvenendo si parli in tutti i consigli comunali della zona Pisana. Inoltre il Sindaco di Pisa ed il Partito Democratico devono accettare di aprire un confronto. Capisco che la situazione degli enti locali è di forte difficoltà visti i tagli del governo e la crisi economica, ma la soluzione non è tagliare questo progetto, annullando tutto ciò che si è costruito in questi anni, un lavoro che ha la paternità di un loro attuale deputato, Paolo Fontanelli.

A suo giudizio manca, quindi, un confronto?

Nei momenti di difficoltà credo che la prima cosa che serve sia la discussione e l'analisi dei problemi. La stessa lettera di Floriani e Fioravanti, che portava all'attenzione pubblica la vicenda degli sgomberi, pone esattamente questa esigenza.

Ma esistono altre strade per salvaguardare questo progetto?

Innanzitutto la volontà politica; crederci sarebbe la conseguenza naturale ora che la legge regionale sull'immigrazione appena approvata offre tutte le coperture politico istituzionali.
Penso che il primo passaggio urgentissimo sia quello di coinvolgere quei soggetti che in questi anni hanno animato e sostenuto con il lavoro questo progetto e che oggi sono tenuti fuori dalla discussione, mentre sarebbero sicuramente in grado di suggerire la strada per adeguarlo alla crisi degli enti. A partire dalla stessa comunità rom, recuperando con loro un rapporto positivo. Poi penso al terzo settore, che è stato escluso, cosi come i volontari delle associazioni e poi ancora alle maestre, ai dirigenti scolastici che hanno lavorato in questi anni e che ora potrebbero veder vanificato tutto l'impegno con la perdita dei tanti alunni inseriti nelle classi. Questa esclusione dalla "partecipazione" penso che sia un altro segnale negativo che si ripercuote sul progetto e segna la non volontà di avviare un dibattito collettivo per individuare le soluzioni più opportune.

Quali saranno le azioni che intraprenderete nel breve periodo?

Qui il rischio è veramente quello di buttare il bambino con l'acqua sporca. Porteremo questa discussione all'interno dei consiglio comunale a Pisa. E' paradossale che su questa vicenda non vi sia un dibattito pubblico. Si può determinare una situazione esplosiva con 300 persone in mezzo alla strada. A chi giova tutto questo? Certamente non alle centinaia di persone che ne saranno incolpevoli vittime. Ma nemmeno alla cittadinanza italiana, agli abitanti di questa città e di questo territorio. Serve chiarezza da parte della Società della Salute, immediatamente.
Una simile politica nella nostra provincia serve solo a fare il gioco della destra.

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