Ieri mattina una quindicina di studenti dell'Assemblea di Scienze in Agitazione sono saliti sul tetto della Marzotto in via Buonarotti per protestare contro la riforma Gelmini. Qui è stato calato uno striscione con sopra scritto: "Il diritto al sapere è per tutti. No ai mutui per lo studio".
Gli studenti che già l'anno scorso si sono mobilitati contro la 133 hanno distribuito un volantino per spiegare la loro contestazione ai nuovi provvedimenti ministeriali in materia di governance universitaria, di ricerca e risorse economiche.
"Il potere decisionale - spiegano gli studenti in agitazione della Facoltà di Scienze - del consiglio di amministrazione crescerà vertiginosamente a discapito di quello del senato che fondamentalmente potrà solo formulare pareri su didattica e ricerca. L'aspetto più assurdo della faccenda è che la riforma impone che il 40 % dei membri del CDA sia personale esterno come ad esempio manager di aziende. In sintesi la gestione dell'università sarà aperta completamente ai privati che potranno fare i loro porci comodi senza versare un euro".
La critica riguarda però, anche il tema del finanziamento pubblico all'università e dei pesanti tagliati decisi dal Governo: "Già dall'inizio della riforma la Gelmini annuncia che sarà ripetuto ciò che è stato fatto quest'estate, cioè tagliare fondi agli atenei ritenuti non meritevoli e versarli a chi invece è ritenuto meritevole. Logicamente per meritevole si intende qualcosa di completamente disconnesso dalla qualità della didattica, della ricerca ed in generale dei servizi offerti da ogni singolo ateneo, bensì si riferisce esclusivamente al rientro dei bilanci in parametri prestabiliti".
"Un'altra novità riguarda - proseguono gli studenti - lo sconvolgimento del diritto allo studio: infatti verrà istituito il cosiddetto fondo per il merito al quale però non si accederà secondo criteri di reddito ma semplicemente grazie ad un test elaborato da una società che non possiede alcuna esperienza in materia di formazione. Gli studenti effettivamente non provvisti di mezzi per permettersi l'università dovranno limitarsi a chiedere un mutuo ad una banca e saldarlo dopo la laurea".
Per quanto concerne la ricerca, infine, i rilievi si incentrano sulle nuove modalità di assunzione per i ricercatori: "scomparirà la figura del ricercatore a tempo indeterminato ma verranno stipulati dei contratti di 6 anni, al termine dei quali il ricercatore sarà valutato dall'università. Se la valutazione sarà positiva diventerà professore ordinario, se la valutazione sarà negativa la sua carriera universitaria finirà per sempre. Logicamente, prendendo in considerazione il blocco del turn over, si può prevedere facilmente quale sarà la risposta in moltissimi casi".
Questa iniziativa presa dall'Assemblea degli studenti di Scienze in agitazione vuole essere anche uno strumento per rilanciare la mobilitazione in tutto l'ateneo: "Se ricordiamo bene, già l'anno scorso si iniziò a parlare di riforma ma la potenza dell'Onda indusse il governo a ritirare le varie proposte pur mantenendo la legge 133. Anche quest'anno non ci tireremo indietro: non pagheremo un mutuo per permetterci un'istruzione nè tantomeno per quest'istruzione! Noi non meritiamo questa riforma ma soprattutto è la Gelmini che non merita noi".
Proprio a Scienze si terrà domattina un'assemblea di Facoltà alle ore 10 nell'aula E della Marzotto. Già negli scorsi scorsi, esattamente giovedì 12 novembre, si era svolta un'altra assemblea alla Facoltà di Lettere e Filosofia. In quell'occasione gli studenti hanno approvato un documento in cui esprimono il loro dissenso al Ddl della Gelmini "che introduce una forte ingerenza di enti esterni negli organi decisionali degli atenei, mina il diritto allo studio attraverso l'introduzione di borse di studio indipendenti dal reddito e legate ad un modello di meritocrazia perverso e controproducente, infine introduce un concorso per l'accesso all'insegnamento universitario su base nazionale, ma che nella sostanza non intacca l'attuale potere baronale". Inoltre vengono espresse critiche in merito alla decisione di avviare una nuova riforma "senza ulteriori oneri per la finanza pubblica". Gli studendi di Lettere chiedono, infine,"la convocazione a breve di un Consiglio di Facoltà aperto che ponga all'ordine del giorno la discussione sul DdL Gelmini".
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