23/11/09 18:42 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Università: prove di mobilitazione contro il ddl Gelmini 0

L'intervista di Pisanotizie a un ricercatore precario al ritorno dall'Assemblea nazionale di Roma

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Si è svolta venerdì 20 novembre a Roma un'assemblea nazionale che ha visto la partecipazione di studenti e precari da tutta Itali per discutere "un percorso ampio di mobilitazione che rimetta al centro la lotta contro il progetto di dismissione dell'università e che rivendichi un nuovo sistema di garanzie sociali all'altezza delle sfide poste dall'attuale mondo del lavoro. Ad un anno di distanza dall'esplosione dell'Onda, siamo ancora fermi nel nostro rifiuto della crisi economica: noi la crisi non la paghiamo, vogliamo fin da subito riappropriarci del nostro futuro e della ricchezza sociale che ci viene quotidianamente sottratta".

Pisanotizie ha intervistato Federico Oliveri, esponente dell'Assemblea dei precari della ricerca e della didattica dell'Università di Pisa, sugli esiti di questo incontro e le prospettive dei prossimi mesi

Qual è la tua valutazione dell'Assemblea nazionale di Roma?

L'Assemblea è riuscita bene, anche meglio di quanto ci aspettavamo. Non era scontato, nonostante a livello locale le mobilitazioni non siano mai cessate. In più di quattro ore ci siamo alternati in tanti a parlare: docenti e ricercatori precari di varie provenienze e affiliazioni, personale tecnico e amministrativo, insegnanti precari e strutturati delle scuole, studenti e dottorandi venuti anche loro da tutta Italia. Abbiamo ricostituito, insomma, il blocco sociale che fin da principio ha dato vita all'Onda.

Ma i risultati dell'Assemblea vanno oltre l'ampia partecipazione. Nel documento finale abbiamo detto parole chiare e, credo, di verità sul disegno di legge Gelmini, giudicandolo inemendabile e chiedendone il ritiro. Abbiamo accompagnato questa posizione con la critica impietosa dello stato delle università italiane, che questo disegno di legge peggiorerebbe ulteriormente. Abbiamo ribadito che all'università delle "razionalizzazioni", dell'"efficienza" e del cosiddetto "merito" ossia della logica manageriale, della chiusura indiscriminata dei corsi, del blocco della mobilità sociale e della competizione tra lavoratori, intendiamo contrapporre un'altra università: di massa e di qualità, democratica ed egualitaria, rispettosa del lavoro e dell'autonomia di tutti, formatrice di cittadini liberi, fonte di progresso civile. Abbiamo, infine, confermato il nostro impegno a unificare le lotte sociali che attraversano il paese, da quella della scuola a quelle delle fabbriche a rischio di chiusura, accomunate dal rifiuto di pagare la crisi del capitalismo neo-liberista.

Vasto programma, è vero. Ma credo che non abbiamo alternative se non raccogliere questa sfida. L'Assemblea apre un processo politico di lungo periodo, cui spetta innanzitutto a noi dare forza e contenuto, a partire dal livello locale. Uno studente di Palermo ci ha ammonito a non fare "filosofia politica" ma ad agire: è chiaro che solo sul terreno dell'iniziativa pratica quotidiana potremo dare gambe al movimento e alle nostre idee. I prossimi mesi potranno già dirci se saremo stati all'altezza del compito.

Per la prima volta, questo genere di appuntamento è stato convocato insieme dal sindacato (Flc-Cgil) e dalle esperienze auto-organizzate. Come giudichi questo passaggio e come hanno convissuto queste due anime all'interno dell'Assemblea?

La presenza del coordinamento precari della Flc-Cgil mi sembra un segnale importante e positivo, che rispecchia un mutamento di fase. Credo sia il risultato di un lungo processo di riconoscimento reciproco tra sindacato e movimento, cementatosi nelle lotte dell'ultimo anno, anche dopo la scelta della Cgil di non sottoscrivere la riforma del modello contrattuale. Attribuisco questo avvicinamento anche alla confutazione nei fatti del timore che il movimento potesse essere "sussunto" dai sindacati o dai partiti della sinistra, timore superato in nome di un rapporto alla pari e di un comune ruolo di opposizione da svolgere in reciproca autonomia. Non a caso il tema della "irrappresentabilità dell'Onda" non è ritornato in nessuno degli interventi. Al tempo stesso, il movimento vuole co-decidere le prossime mosse, a partire dalla piattaforma e dal percorso dello sciopero generale dell'11 dicembre indetto dalla Flc-Cgil, senza offrire "passerelle a Epifani", come ha detto chiaramente un docente precario della scuola.

Credo e spero, però, che nella convergenza in atto ci sia dell'altro. Penso al fatto che, all'interno del movimento universitario, specialmente sul fronte dei precari, stia crescendo una maggiore coscienza di essere lavoratori e dunque di avere interesse a una interlocuzione forte coi sindacati. A questa nascente coscienza, che una collega di Firenze ha osato definire "di classe", nonché alla richiesta di garanzie e di reddito che viene dai precari della conoscenza, la Flc-Cgil sarà in grado di rispondere concretamente?

La piattaforma del sindacato in materia di università ha molti aspetti interessanti, specie in materia di diritti e di tutele dei lavoratori precari e di superamento della selva contrattuale esistente. Il punto è se e come la Cgil deciderà di far sentire il proprio peso nei singoli atenei, nei confronti dei nostri datori di lavoro diretti e indiretti, ossia nei confronti dei docenti ordinari e dei presidi, nonché dello stesso rettore. Il punto è quanto forte è ancora il riflesso di tutelare innanzitutto gli strutturati o, nel caso dell'università, i tecnici-amministrativi in quanto contrattualizzati e dunque di tutela relativamente più facile. Personalmente mi aspetto che un sindacato sappia leggere le gerarchie e i conflitti complessi che attraversano l'università, disinnescando la competizione tra precari e tra lavoratori, così come la dicotomia tra lavoro manuale e intellettuale, a vantaggio di politiche redistributive dall'alto verso il basso. Anche da questo dipende la tenuta della convergenza col movimento, sia a livello nazionale che a livello locale.

Quali sono stati i principali temi discussi?

Abbiamo affrontato le implicazioni della nuova governance, con l'accentramento di competenze in mano al Rettore e al Consiglio d'amministrazione e con la presenza in quest'ultimo di almeno il 40% di "soggetti esterni", sia pubblici che privati, senza obblighi di finanziare l'università. Con queste norme siamo al di là del classico spettro della privatizzazione: siamo alla gestione privata e privatistica dei soldi pubblici, da parte delle élites accademico-politico-imprenditoriali, mentre le storture dell'autonomia richiedono una democratizzazione degli organi di governo e una auto-organizzazione reale dei processi di apprendimento e di ricerca.

Sono state denunciate le conseguenze, in termini di "selezione di classe" e di indebitamento vita natural durante, della sostituzione dell'attuale diritto allo studio con il "fondo per il merito" istituito presso il Ministero dell'Economia, gestito dalla Consap S.p.A. e finanziato da privati. Per assicurare l'accesso universale al sapere è stato rivendicato con forza un diverso sistema di welfare studentesco, non solo diretto ossia monetario ma anche indiretto sotto forma di diritti sociali, dalla casa ai trasporti, dalla sanità alla cultura.

Si è infine mostrata l'assoluta inutilità delle nuove norme in materia di concorsi, oltre che la maggiore ricattabilità e incertezza di carriera legata alla trasformazione del ricercatore da tempo indeterminato a determinato. Specie in assenza di risorse aggiuntive, e stante il blocco del turn-over, i posti da ricercatore a tempo determinato rischiano di essere merce rara, mentre continueranno a proliferare le altre forme, più precarie, di contratto e, per la docenza, l'insegnamento "a titolo gratuito".

Molti interventi sono stati poi dedicati alle future iniziative del movimento.

Quali sono le prossime scadenze che il movimento si è dato?

Sappiamo già che i tempi della mobilitazione saranno lunghi, come lungo sarà l'iter del nuovo disegno di legge. Licenziato dal Consiglio dei ministri lo scorso 28 ottobre, è ancora nel "limbo" pre-parlamentare, in attesa di essere depositato in una delle due camere. Là è destinato ad essere rimaneggiato da circa 70 parlamentari-docenti ciascuno con le proprie visioni, più o meno particolari, dell'università e infine avrà bisogno di numerosi decreti ministeriali attuativi per essere operativo.

In Assemblea abbiamo predisposto un articolato calendario di mobilitazioni da qui alla primavera. Oltre a portare avanti le vertenze specifiche di ogni ateneo, c'è l'impegno a organizzare contemporaneamente in tutta Italia varie iniziative per il prossimo 2 dicembre, e, come dicevo, si parteciperà allo sciopero generale di scuola e università e alla manifestazione nazionale dell'11 dicembre a Roma, manifestazione che si vuole far terminare al Ministero dell'Istruzione. Se i tempi di discussione della legge saranno rapidi, si pensa già a ripetere in primavera l'assedio al Parlamento dello scorso anno.

E a Pisa come intendete portare avanti la mobilitazione?

Secondo noi l'asse centrale della politica governativa restano i tagli: il nuovo disegno di legge ne costituisce la coerente messa in forma giuridica. Va bene, dunque, informare e sensibilizzare tutte le componenti dell'università sugli effetti del disegno di legge, ma non si devono mai perdere di vista gli effetti dei tagli e il modo in cui vengono gestiti localmente dal Rettore, dal Direttore amministrativo e dai Presidi. Al tempo stesso, le iniziative vanno costruite ricomponendo il blocco sociale precari-studenti che più degli altri paga il prezzo dei tagli, a fronte di chi mantiene o aumenta i propri privilegi.

In questo senso, continueremo il nostro impegno per la difesa delle biblioteche d'ateneo. E continueremo la campagna contro i contratti gratuiti d'insegnamento, cercando di sensibilizzare gli studenti sugli effetti negativi che queste forme di lavoro precario possono avere sulla qualità della didattica, oltre che sul sistema universitario in genere.

Ma la partita più importante crediamo si giocherà sul bilancio previsionale 2010, e si focalizzerà intorno al prossimo Senato accademico, il primo dicembre, e all'ultimo Consiglio di amministrazione dell'anno, il 15 dicembre. Credo che presenteremo un nostro documento al Senato in cui, oltre a chiedere nuovamente una presa di posizione ufficiale dell'Università sul disegno di legge Gelmini, avanzeremo la richiesta di un momento pubblico di confronto sul bilancio, preparatorio alla sua approvazione. Prima di blindarsi, come l'anno scorso, i Consiglieri d'amministrazione dovranno spiegare pubblicamente all'intero ateneo se e come intendono chiudere il bilancio, con quanti e quali tagli, e chi ne sopporterà il peso. Per il 2010 si annuncia una riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario più che quadruplo rispetto all'anno scorso: di fronte a un bilancio di "lacrime e sangue" contenente la riduzione dei servizi, il blocco delle assunzioni o ulteriori contratti d'insegnamento gratuiti (margini per un aumento delle tasse non ce ne dovrebbero essere), il Rettore e il Senato sapranno assumersi le proprie responsabilità?

Nel frattempo anche gli studenti proseguono un lavoro di informazione per far crescere la mobilitazione. Pubblichiamo di seguito un contributo della lista universitaria Sinistra Per riguardo ai nuovi provvedimenti governativi in materia di Università.

Alla fine, dopo una serie irritante di annunci incrociati e di bozze provvisorie, il Governo ha partorito. Il 28 ottobre il Consiglio dei Ministri ha licenziato il disegno di legge "in materia di organizzazione e qualità del sistema universitario, di personale accademico e di diritto allo studio".
La tanto attesa riforma del sistema universitario è presentata come il più esaustivo progetto normativo che sia stato concepito in materia da circa 30 anni a questa parte. Con fare tronfio, il governo annuncia la propria "rivoluzione" universitaria, capace finalmente di promuovere l'efficienza, il merito e la qualità, a discapito di logiche baronali e sprechi.

Ma cosa c'è di sostanziale, al di là del fumo della propaganda governativa?
Nel complesso, al di là di qualche correttivo, proposto già da anni negli ambienti universitari (per esempio, il potenziamento dei sistemi di valutazione del corpo docente e del reclutamento svolto), emerge da questo ddl la lampante ipocrisia del governo. Dietro i proclami, ci troviamo di fronte al coronamento di un percorso di aziendalizzazione del sistema formativo, basato su criteri contabili e non su scelte culturali.
Il quadro normativo che si va delineando rende chiaro l'indirizzo del Governo. Prima la legge 1/2009, con i suoi devastanti tagli finanziari e i blocchi del turn-over. Poi la nota ministeriale 160, che presto diventerà decreto ministeriale ed andrà a falcidiare l'offerta formativa delle università pubbliche italiane. Ora il disegno di legge. Per i ministri Gelmini e Tremonti l'università di domani non è per tutti, non è di qualità, non è più un servizio pubblico fondamentale della vita civile italiana.
Il ddl del 28 ottobre è la più chiara testimonianza di tutto ciò. Vogliamo metterne in risalto le criticità più gravi.

GOVERNANCE: il sistema di governo degli atenei verrà completamente stravolto. Il senato accademico sarà esautorato dal suo ruolo di indirizzo politico. Il Consiglio di amministrazione, che dovrà essere composto da almeno il 40% di membri esterni all'università, diventerà l'organo supremo dell'ateneo, assumendo competenze sul reclutamento, e addirittura su didattica e ricerca. Sarà, per esempio, il Cd'A a decidere sulla sorte dei corsi di studio.

DSU: il sistema del diritto allo studio verrà colpito da una vergognosa revisione. Il ddl delega il governo a rivedere la normativa di principio sul dsu. Inoltre, a fronte dei gravissimi tagli, previsti nei prossimi anni per il sistema "tradizionale", verrà istituito un "Fondo speciale per il merito", composto di buoni studio e prestiti d'onore, erogati sulla base di un test nazionale che prescinderà dalle condizioni di reddito. Si passa, quindi, da un modello di servizio pubblico, legato alle condizioni economiche degli studenti, ad un orrendo sistema di prestiti che costringerà ad indebitarsi prima ancora di entrare nel mondo del lavoro.

DOCENZA: verrà istituita la figura del ricercatore a tempo determinato. Ci sarà un contratto di tre anni, rinnovabile per altri tre. Se da una parte questo provvedimento potrebbe essere letto in modo positivo, perchè vorrebbe eliminare la figura del "ricercatore a vita", dall'altra crediamo che la mancanza di un'adeguata programmazione finirà per istituzionalizzare una gravissima forma di precariato. Inoltre, ancor più intollerabile è il fatto che un ricercatore, la cui primaria attività dovrebbe essere quella di fare ricerca, si troverà costretto ad un impegno didattico pari a quello di un docente.

UNA RIFORMA A COSTO ZERO: ogni intervento previsto "non dovrà comportare maggiori oneri per le finanze pubbliche". Eppure, nessuna riforma, che pretenda di essere strutturale, può farsi senza significativi investimenti. Il DDL, invece, interviene su un sistema universitario pubblico che sta già morendo a causa dei tagli, previsti dalla legge 1/2009 (la ex-133) e confermati nell'attuale disegno di legge finanziaria.

Tutto questo sta passando quasi sotto silenzio, complice la complessità dell'insieme dei provvedimenti. E' per questo che abbiamo avviato una campagna di informazione nel nostro ateneo, che si è sviluppata in assemblee nelle facoltà sul futuro delle stesse alla luce dell'attuale quadro, e che porterà mercoledì 25 ad un'assemblea di ateneo alle ore 10:30 al polo didattico Carmignani, che discuterà del ddl. Senza informazione non c'è consapevolezza. Senza consapevolezza non c'è partecipazione. Senza partecipazione non c'è lotta, nè futuro per l'università pubblica.

Sinistra Per...

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"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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