24/12/09 08:57 | autore: Chiara Martina foto video Stampa

No White Christmas. Il presepe irregolare clandestino di Don Armando Zappolini 0

Iniziativa in risposta all'ordinanza del Comune di Coccaglio (Brescia)grazie alla quale la polizia municipale del comune lombardo effettuerà controlli nelle case degli immigrati che hanno il permesso di soggiorno in scadenza. Don Armando: "Se Gesù fosse nato oggi sarebbe su un barcone di profughi che scappano dalla Somalia o dall'Eritrea".

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"No White Christmas" è la scritta che campeggia a lato dell'altare maggiore della chiesa di Perignano. Al di sotto un bel presepe, "ricco" e ben illuminato ma vuoto, su cui è stata affissa un' ordinanza del Comune di Coccaglio (Brescia): "Si comunica alla popolazione che, in base a quanto recentemente disposto da questa Amministrazione Comunale, Giuseppe, Maria e Gesù, sono stati allontanati dal territorio comunale in quanto non provvisti dei documenti necessari per il soggiorno". La falsa ordinanza continua così: "In base alle recenti normative nazionali, si diffida chiunque da accoglierli e dare loro qualsiasi tipo di aiuto".

Accanto al presepe "regolare", ce n'è un altro: un riparo improvvisato in cui trovano rifugio Giuseppe, Maria, Gesù e i tre Re Magi. La scena ricorda quella di tanti sbarchi dei gommoni sulle coste del nostro paese, con vecchi vestiti e i pochi oggetti personali accatastati all'ingresso della grotta.

Don Armando Zappolini come nasce l'idea di realizzare un presepe irregolare e clandestino?

L'idea di fare questo presepe è nata in riferimento a quanto è stato stabilito a fine novembre dal Comune di Coccaglio, in provincia di Brescia, ovvero di effettuare prima di Natale una "pulizia" di tutti gli stranieri irregolari presenti sul territorio. Il progetto è stato chiamato in modo dispregiativo White Christmas. L'idea realizzare un presepe clandestino mi è venuta in Congo, mentre ero in viaggio con la mia associazione Bhalobasa: leggendo sul giornale questa notizia ho pensato che si stava superando ogni limite nell'ondata di razzismo e cattiveria che sta attraversando il nostro paese. Ho così immaginato questo doppio presepe, un primo molto bello, ricco, curato ma assolutamente vuoto perché la normativa del Comune di Coccaglio ha allontanato Giuseppe, Maria e Gesù in quanto privi del documento di soggiorno. C'è poi una baracca, un rifugio arrangiato, un presepe clandestino dove si può incontrare Gesù. Non dobbiamo mai scordarci che Gesù appena nato fu costretto a fuggire, dunque se fosse nato oggi sarebbe su un barcone di profughi che scappano dalla Somalia o dall'Eritrea.

Non si tratta del primo presepe "irregolare" che viene realizzato nella sua parrocchia. Negli anni passati ce ne sono stati altri che hanno fatto ugualmente parlare perché portavano al centro delle celebrazioni del Natale tematiche legate profondamente a questioni di grande attualità. Ce li può ricordare?

Il primo anno decisi di portare in chiesa una panda perché era il momento della crisi della Fiat in Sicilia. Decidemmo così di utilizzare la carcassa di una panda in solidarietà con gli operai. Un altro anno portammo una barca per ricordare tutte le stragi di uomini e donne nel mare di Lampedusa. L'anno scorso facemmo un presepe in cui non c'era Gesù bambino, a simboleggiare un Natale svuotato del suo significato da una cultura della repressione, della cosidetta "sicurezza" che attraverso una serie di ordinanze aggredisce i poveri delle nostre città. Nel presepe c'erano un barbone, una prostituta e un "vu cumprà". L'idea è quella di trovare il modo ogni anno di attualizzare il messaggio cristiano del Natale, perché viviamo questa schizofrenia un po' ipocrita, per cui da una parte c'è una levata di scudi per difendere i valori cristiani, il presepe, il crocifisso, ma in realtà nessuno ascolta il messaggio del vangelo, nessuno coglie il vero messaggio del Natale. Si fa tanto rumore per le forme e si trascura in modo grave la sostanza. Quello che vorrei fare ogni anno è dare un piccolo contributo e fare in modo che quando si viene in chiesa per Natale, dalla chiesa si riesca a guardare il mondo in maniera un po' diversa.

C'è anche la partecipazione dei fedeli nella realizzazione dei presepi?

Di solito il presepe viene allestito con un gruppo di ragazzi. Quest'anno per rafforzare il messaggio che volevamo dare, è stato realizzato insieme al sacerdote che mi aiuta, Don Pascal, e la superiora delle mie suore: dunque una suora originaria del Congo, un sacerdote della Tanzania e un prete italiano che si sente poco italiano e molto cittadino del mondo.

Il presepe irregolare clandestino - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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