"No White Christmas" è la scritta
che campeggia a lato dell'altare maggiore della chiesa di Perignano.
Al di sotto un bel presepe, "ricco" e ben illuminato ma vuoto, su
cui è stata affissa un' ordinanza del Comune di
Coccaglio (Brescia): "Si comunica alla popolazione che, in base a
quanto recentemente disposto da questa Amministrazione Comunale,
Giuseppe, Maria e Gesù, sono stati allontanati dal territorio
comunale in quanto non provvisti dei documenti necessari per il
soggiorno". La falsa ordinanza continua così: "In base alle
recenti normative nazionali, si diffida chiunque da accoglierli e
dare loro qualsiasi tipo di aiuto".
Accanto
al presepe "regolare", ce n'è un altro: un riparo improvvisato
in cui trovano rifugio Giuseppe, Maria, Gesù e i tre Re Magi. La
scena ricorda quella di tanti sbarchi dei gommoni sulle coste del
nostro paese, con vecchi vestiti e i pochi oggetti personali
accatastati all'ingresso della grotta.
Don
Armando Zappolini come nasce l'idea di realizzare un presepe
irregolare e
clandestino?
L'idea di fare questo presepe è nata
in riferimento a quanto è stato stabilito a fine novembre dal Comune
di Coccaglio, in provincia di Brescia, ovvero di effettuare prima di
Natale una "pulizia" di tutti gli stranieri irregolari presenti
sul territorio. Il progetto è stato chiamato in modo dispregiativo
White Christmas. L'idea realizzare un presepe clandestino mi è
venuta in Congo, mentre ero in viaggio con la mia associazione
Bhalobasa: leggendo
sul giornale questa notizia ho pensato che si stava superando ogni
limite nell'ondata di razzismo e cattiveria che sta attraversando il
nostro paese. Ho così immaginato questo doppio presepe, un primo
molto bello, ricco, curato ma assolutamente vuoto perché la
normativa del Comune di Coccaglio ha allontanato Giuseppe, Maria e
Gesù in quanto privi del documento di soggiorno. C'è poi una
baracca, un rifugio arrangiato, un presepe clandestino dove si può
incontrare Gesù. Non dobbiamo mai scordarci che Gesù appena nato fu
costretto a fuggire, dunque se fosse nato oggi sarebbe su un barcone
di profughi che scappano dalla Somalia o dall'Eritrea.
Non si tratta del primo presepe
"irregolare" che viene realizzato nella sua parrocchia. Negli
anni passati ce ne sono stati altri che hanno fatto ugualmente
parlare perché portavano al centro delle celebrazioni del Natale
tematiche legate profondamente a questioni di grande attualità. Ce
li può ricordare?
Il primo anno decisi di portare in
chiesa una panda perché era il momento della crisi della Fiat in
Sicilia. Decidemmo così di utilizzare la carcassa di una panda in
solidarietà con gli operai. Un altro anno portammo una barca per
ricordare tutte le stragi di uomini e donne nel mare di Lampedusa.
L'anno scorso facemmo un presepe in cui non c'era Gesù bambino, a
simboleggiare un Natale svuotato del suo significato da una cultura
della repressione, della cosidetta "sicurezza" che attraverso una
serie di ordinanze aggredisce i poveri delle nostre città. Nel
presepe c'erano un barbone, una prostituta e un "vu cumprà".
L'idea è quella di trovare il modo ogni anno di attualizzare il
messaggio cristiano del Natale, perché viviamo questa schizofrenia
un po' ipocrita, per cui da una parte c'è una levata di scudi per
difendere i valori cristiani, il presepe, il crocifisso, ma in realtà
nessuno ascolta il messaggio del vangelo, nessuno coglie il vero
messaggio del Natale. Si fa tanto rumore per le forme e si trascura
in modo grave la sostanza. Quello che vorrei fare ogni anno è dare
un piccolo contributo e fare in modo che quando si viene in chiesa
per Natale, dalla chiesa si riesca a guardare il mondo in maniera un
po' diversa.
C'è anche la partecipazione dei
fedeli nella realizzazione dei presepi?
Di solito il presepe viene allestito
con un gruppo di ragazzi. Quest'anno per rafforzare il messaggio che
volevamo dare, è stato realizzato insieme al sacerdote che mi aiuta,
Don Pascal, e la superiora delle mie suore: dunque una suora
originaria del Congo, un sacerdote della Tanzania e un prete italiano
che si sente poco italiano e molto cittadino del mondo.
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