Ribolliva l'assemblea degli utenti Nettare ieri sera a Molina di Quosa. La saletta della tombola nel Circolino dell'Arci era piena zeppa e si faceva fatica a parlare, sia per l'esasperazione che per la quantità delle persone convenute. Arrivavano da Cascina, Latignano, Pugnano, Navacchio, Ripafratta, Crespina e da molte altre frazioni i "fregati" di Nettare, che cercavano ieri sera informazioni, indicazioni sul da farsi e avevano anche parecchie rimostranze da fare ai rappresentanti delle istituzioni.
Per rispondere all'assemblea, con una mappa dettagliata del territorio del Comune di San Giuliano Terme aperta sul tavolo, c'era Enzo Pannilunghi dell'Italia dei Valori (Idv) neo eletto assessore (con deleghe alla partecipazione - informatizzazione e diffusione delle tecnologie digitali - fondi europei - edilizia privata).
La storia di Nettare è conosciuta per chi legge Pisanotizie che è stata la prima a seguirla, ma vale la pena di ricordare che questa piccola Srl che ha sede nel Polo Tecnologico di Navacchio, ha vinto due bandi della Regione Toscana, nel 2007 e nel 2008, per fornire internet in banda larga nelle zone di Pisa e Livorno. Per coprire cioè parte di quel digital divide che interessa 415 mila cittadini e 30 mila imprese in tutta la Toscana. Un problema che la Regione ha voluto risolvere facendo piovere su imprese private, oltre 20 milioni di euro nel giro di tre anni. Imprese sulle quali si stanno addensando sempre più dubbi, visto che la seconda classificata nell'ultimo bando vinto da Nettare è stata Eutelia, quella che sta mettendo alla fame migliaia di lavoratori in tutta Italia.
"È un problema tecnico o un problema politico il fatto che a Molina di Quosa la Telecom abbia sempre dichiarato che non avrebbe fatto arrivare l'ADSL?" è stata la prima fulminante domanda partita da un residente della parte panoramica di Molina di Quosa, e questo è stato il filo conduttore di tutta la serata. "Perché la Regione ha affidato un servizio che deve essere considerato universale, come l'acqua e l'elettricità ad una società già in crisi economica?". "Perché non possiamo noi diventare i proprietari della rete, visto il denaro pubblico già speso e visto che si stima siamo più di 2500?", "Cerchiamo di pensare a un sistema più efficiente del wireless, visto che tutta Europa sta cablando e che dalla banda larga passano possibilità di lavoro, di servizi sanitari, di comunicazione e di sviluppo del territorio".
E poi ci sono le preoccupazioni di chi ha sottoscritto con Nettare abbonamenti triennali con la formula del finanziamento e che, quindi, devono risolvere il problema di interrompere i versamenti in caso di mancata erogazione del servizio, senza diventare dei "cattivi pagatori" segnalati sulle centrali di rischio interbancario, cosa che poi gli negherebbe per anni la possibilità di accedere a prestiti bancari o piccoli finanziamenti per gli acquisti.
Dall'assessore Pannilunghi la risposta è stata praticamente unica: "La Regione e la Provincia si incontreranno il 5 di febbraio e stanno trattando". Traducendo dal politichese questo dovrebbe voler dire che ci sono delle aziende disposte a subentrare per fornire il servizio al posto di Nettare e che la Regione sta facendo da intermediario in modo che gli utenti non subiscano danni.
Ma la questione resta delicatissima. Perché Nettare ha già dimostrato di agire in modo molto spregiudicato, ignorando per esempio le raccomandate inviate dagli utenti che richiedono la rescissione del contratto. Un documento necessario per dimostrare alle finanziarie che si interrompono i pagamenti per giustificati motivi, e che è possibile ottenere solo andando alla sede di Navacchio e "armandosi" di molta determinazione.
Allo stesso modo Nettare ha ignorato le richieste di pagamento dei suoi fornitori, degli installatori che hanno lavorato per costruire la rete, dei dipendenti che si sono licenziati dopo mesi senza stipendio e di quelli che ancora sono all'interno della sede, ma non vengono retribuiti da mesi.
Un "buco" che sembra sia oltre i tre milioni di euro, che rimette al centro del dibattito la scelleratezza delle privatizzazioni che non garantiscono servizi essenziali e affidano danaro pubblico a privati pronti a sparire con la cassa.
Quello che ora i cittadini stanno subendo con Nettare potrebbe verificarsi a breve con l'acqua, il gas e l'elettricità, oggetto del Decreto legge 112 che prevede la cessione da parte delle amministrazioni locali delle attività di "interesse economico". Decreto votato in Parlamento dal Pdl con l'appoggio del Pd, e che ora nei Comuni, come San Giuliano Terme, torna a vedere l'alleanza Pd con Pdl, ma nei ruoli scambiati di maggioranza e opposizione.
L'assemblea si è conclusa con la mappatura della copertura di Nettare nel Comune di San Giuliano (strano che il Comune non la possedesse), con la raccolta delle firme per un'iniziativa collettiva contro la società e l'appuntamento dopo il 5 di febbraio per gli aggiornamenti.
Intanto l'allarme più forte è sulle operazioni che Nettare potrebbe avere in corso per vendere la rete prima di fallire, lasciando un monte di debiti da pagare a chi ha già pagato per avere il servizio.
E anche su questo l'assemblea ha chiesto la vigilanza della Regione.
Paola Baiocchi del mensile "Valori"
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