Guerra di ricorsi tra Regione Toscana e governo. Nel giro di una settimana, prima il governo ha impugnato la legge regionale sull'energia, poi la Regione Toscana ha deciso di far ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge del governo sull'affidamento in gestione dei servizi idrici.
«Un ricorso assurdo e incomprensibile». Replica così il presidente Claudio Martini alla notizia che il Governo ha impugnato la legge 71 del novembre 2009 della Regione Toscana (‘Disposizioni in materia di energia'). «La Regione - sottolinea Martini - ha fatto una legge sull'energia che semplifica e velocizza le procedure per la realizzazione di impianti alimentati con energie rinnovabili. In Toscana con una Dia si possono realizzare impianti fotovoltaici fino a 200 Kw (mentre le normative nazionali fissano questo tetto a 20 kw) ma il Governo la blocca con un ricorso alla Corte Costituzionale. Un comportamento a dir poco contraddittorio: da una parte a parole si vuole sburocratizzare, dall'altra si ricorre contro le leggi che vanno proprio in quella direzione».
Nel corso del Consiglio dei Ministri di venerdì scorso, il Governo ha motivato l'impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale, sostenendo che "alcune disposizioni si pongono in contrasto con la legislazione statale di principio in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale di energia, e con la competenza statale in materia di tutela della concorrenza".
Ad essere contestata dal governo, dunque, la legge regionale n. 71/2009 della Regione Toscana, recante "Modifiche alla legge regionale 24 febbraio 2005, n. 39 (Disposizioni in materia di energia)" approvata lo scorso novembre.
In particolare, la norma contestata è quella che modifica le soglie oltre le quali è richiesta la DIA per gli impianti fotovoltaici ed eolici, l'attribuzione alla Regione Toscana del rilascio delle autorizzazioni per le linee elettriche e gli impianti di trasmissione, infine l'esclusione dal procedimento autorizzatorio di alcune tipologie di impianti fotovoltaici o eolici o a fonte idraulica, nel caso in cui i soggetti responsabili dell'impianto siano la Regione o gli enti locali.
Una disposizione, quest'ultima, che secondo il governo determinerebbe "un ingiustificato privilegio a favore di tali soggetti pubblici in violazione dei principi costituzionali e comunitari in materia di uguaglianza e concorrenza". Inoltre, la norma che prevede sia la Regione a rilasciare le autorizzazioni per le linee sarebbe "in contrasto con la competenza dello Stato a rilasciare le autorizzazioni alla costruzione e all'esercizio degli elettrodotti facenti parte della rete di trasmissione nazionale".
Da parte sua la Regione Toscana ha invece presentato ricorso contro l'articolo 15 della legge 166 sull'acqua, motivandolo con l'invasività di tale norma rispetto alle competenze regionali in materia di organizzazione dei servizi pubblici locali. In sostanza, sostiene l'Avvocatura della Regione che ha redatto il ricorso, viene violato l'articolo 117, quarto comma, della Costituzione che riconosce alla Regioni una competenza legislativa "residuale" in questo ambito.
«Non abbiamo ricorso per partito preso, né per una questione ideologica - precisa il presidente Martini - Ci siamo rivolti alla Corte Costituzionale, come altre volte in questi anni, perché riteniamo che siano state lese le competenze della Regione. Con il Governo abbiamo un rapporto di collaborazione senza però rinunciare alla nostra autonomia, che vogliamo invece tutelare».
Violando le competenze regionali, la norma impugnata detta nuove regole sulle modalità di conferimento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, con lo scopo di liberalizzare il settore e di affidarne la gestione a una società privata (o mista pubblico-privata) tramite gara. «Non ricorriamo - spiega ancora il presidente - perché contrari alla privatizzazione del settore idrico o perché sostenitori della sua gestione pubblica. Ricorriamo perché a nostro giudizio, se deve essere l'una o l'altra, lo devono decidere i toscani e non il governo. In questo settore la norma nazionale non può già decidere tutto, fino al dettaglio».
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