Iniziano ad avere pesanti effetti le decisioni prese dall'Università di Pisa in merito ai tagli al sistema bibliotecario di ateneo: riduzione degli orari di apertura nelle ore diurne, sospensione dell'apertura serale, riduzione dei salari per i lavoratori esternalizzati.
A denunciarlo nuovamente sono proprio i lavoratori esternalizzati che da oltre un anno, insieme con studenti, ricercatori precari e personale strutturato delle biblioteche, conducono una battaglia per difendere questo patrimonio culturale e sociale, con i servizi ed i posti di lavoro ad esso connesso.
In una lettera inviata al Direttore amministrativo dell'Università di Pisa, e ai dirigenti del sistema bibliotecario, i lavoratori delle cooperative chiedono chiarimenti e spiegazioni in merito alla decisione assunta dall'Ateneo di investire per il 2010 "soltanto 100.000 euro, invece dei 239.000 spesi nel 2009, nei servizi integrativi delle biblioteche".
"A causa di questo taglio - spiegano i bibliotecari esternalizzati - le biblioteche più frequentate dell'Università non effettueranno più l'apertura serale fino alle 23.00, mentre le altre addirittura ridurranno gli orari del tardo pomeriggio, chiudendo alle 18.00 o alle 19.00. Inoltre le biblioteche dovranno rinunciare ad aprire il venerdì pomeriggio o il sabato. Infine durante la settimana verrà dedicato pochissimo tempo alla ricollocazione dei libri sugli scaffali, creando non pochi disagi sia ai bibliotecari che agli studenti".
Questa decisione colpisce direttamente ed in modo drammatico le condizioni di questi stessi lavoratori: "Dalla prossima settimana perderemo il 50% del monte orario settimanale. Dal momento che le nostre ore di lavoro sono già poche, con salari al limite della sopravvivenza, molti di noi saranno costretti ad ingrossare le file dell'esercito dei disoccupati. Per i più fortunati invece sarà difficile, nonché impossibile, vivere con nemmeno 300 euro al mese. Tra di noi alcuni lavorano nelle biblioteche dell'università da più di 6 anni e hanno saputo di stare per finire sul lastrico con nemmeno dieci giorni d'anticipo. L'atmosfera è surreale dal nostro punto di vista, poiché poco più di un anno fa abbiamo firmato un contratto legato ad un appalto di durata triennale, che ora sembra non valere più".
La questione della difesa dei posti di lavoro è strettamente connessa ad un discorso più ampio sull'accesso alla cultura e le possibilità di ricerca: "Se la perdita del lavoro di 18 persone - scrivono ancora gli esternalizzati delle biblioteche - può sembrare poco, sembra giusto sottolineare che il problema non è soltanto nostro e che vengono colpite nuovamente le biblioteche d'Ateneo, dopo che l'anno passato hanno subito ingenti tagli ai propri fondi. Non si tratta di difendere soltanto i nostri posti di lavoro, ma anche il diritto alla cultura e all'istruzione, che si formano attraverso la frequentazione delle biblioteche dove è possibile consultare materiale di studio ed essere aiutati nelle ricerche da personale qualificato. Il patrimonio culturale che racchiude in sé una biblioteca non può essere sostituito da anonime aule studio, come si vuole talvolta lasciar credere".
Da qui la richiesta di chiarimenti al Direttore Amministrativo ed ai dirigenti del settore: "Siamo a chiedere delle spiegazioni a voi, che avete deciso la fine del nostro lavoro e non solo. Qualcuno di voi si è chiesto cosa ne pensano gli studenti di questa iniziativa, dopo aver pagato quasi 2000 euro di tasse? Oppure che cosa significa questo per le 18 persone che da anni si impegnano nel loro lavoro mettendo a disposizione dell'Università le loro capacità e la loro professionalità ?"
Spetta ora all'Università dare risposte sul futuro di questi lavoratori ma anche del sistema bibliotecario del nostro ateneo.
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