29/01/10 09:00 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Rossi, Centri di identificazione ed espulsione in Toscana? Yes we can 0

Il candidato alla presidenza della Regione apre sulla possibilità di un Cie in Toscana. Le reazioni ed i commenti delle forze politiche, delle associazioni e dei sindacati

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Timida, ma nemmeno troppo, dichiarazione del candidato alla presidenza della Regione Toscana Enrico Rossi, sull'ipotesi prospettata dal Ministro Maroni, di apertura di un CIE (Centro Identificazione ed Espulsione) in Toscana, e l'annuncio secondo cui, entro la fine del 2010, ogni regione avrà un suo CIE.

Se il presidente uscente Martini è sempre stato molto chiaro al riguardo: "No, i Cie mortificano la dignità della persona", Rossi da alcuni giorni parla di: "Piccoli centri, gestiti in collaborazione con il volontariato e l'aiuto di mediatori culturali, dove gli immigrati privi di documenti possono essere trattenuti nel rispetto della loro dignità, in attesa di essere identificati. E dove, per quelli che sono disponibili ad accogliere eventuali offerte di lavoro, possono essere avviati percorsi di regolarizzazione."

Dichiarazioni che sono state riportate da alcuni giornali come un "Sì ai CIE" e che hanno scatenato la bufera nelle varie anime del centro-sinistra e della sinistra, che in questa fase sta valutando l'appoggio a Rossi alle prossime regionali.

I commenti politici

La Federazione della Sinistra lancia un messaggio diretto: "No ai Cie, né ora né mai". In una nota congiunta dei segretari regionali di Prc, Stefano Cristiano e Pdci, Nino Frosini, si sottolinea che "Rossi dice di voler rispondere sì ai Cie 'se e quando' il governo glielo chiederà. Rossi delinea una sua idea astratta dei Cie, che non risponde a quanto impone la legge. Per quanto ci riguarda, coerentemente con quanto già votato dall'attuale maggioranza solo pochi mesi fa, dichiariamo la nostra più totale contrarietà ai Cie".

In una lettera aperta a lui indirizzata, la consigliera regionale Alessia Petraglia, di Sinistra Ecologia Libertà, chiede: "Per quanto ancora il centrosinistra dovrà inseguire la destra sui temi dell'immigrazione? In questi 15 anni di berlusconismo e leghismo, il nostro Paese è stato pervaso da un populismo becero che è penetrato nella società italiana". Petraglia poi precisa la posizione di SeL: "Siamo contro i Cie, anche se fossero rispettati i diritti umani, cosa del resto fino ad ora mai accaduta".

Sul dibattito è intervenuto anche Pieraldo Ciucchi, presidente del gruppo Psi in Consiglio regionale, secondo il quale "Rossi ha assunto sui Cie una posizione chiara e responsabile: sarebbe davvero grave se a frenare questo indirizzo fossero le sparate demagogiche e provinciali del centrodestra, che vorrebbe i Cie purché non nel proprio 'giardino', o quelle ideologiche e anacronistiche della sinistra movimentista e comunista".

Sul fronte pisano, a commentare 'a caldo' le dichiarazioni di Rossi è il consigliere comunale di Rc Maurizio Bini, secondo cui "se queste posizioni verranno confermate in altre occasioni, si pone un problema oggettivo sul nostro appoggio al candidato. Su questi temi la Federazione della Sinistra non intende fare passi indietro".

Sul web

Intanto è stata lanciata oggi dal sito web www.altracitta.org e su Facebook una petizione online per chiedere al candidato Rossi "di tornare sulle sue dichiarazioni". Nella serata di ieri inoltre, ha iniziato a circolare una lettera aperta a Rossi, scritta da quattro giornalisti e attivisti toscani - Lorenzo Guadagnucci, Beatrice Montini, Giuseppe Faso e Christian De Vito - che affermano: "Apprendiamo con amarezza la sua apertura alla reiterata volontà del governo nazionale di aprire un Cie anche in Toscana. La Regione, finora, aveva sempre respinto questa ipotesi, mostrando la volontà di svolgere un ruolo guida, a livello nazionale, nella formazione di una politica di apertura, confronto e accoglienza verso i lavoratori lavoratori stranieri residenti o le persone in arrivo nel nostro."

"La legge regionale sull'immigrazione, approvata pochi mesi fa - prosegue la lettera - costituiva un importante passo in questa direzione, perché ha dimostrato che è possibile, oltre che necessario, legiferare in questa materia con l'obiettivo di affermare la priorità dei diritti civili e umani di tutte le persone. Il no all'apertura di un Cie era ed è strettamente legato a questa visione, perché in questi centri vengono chiuse persone che non hanno commesso alcun reato e che spesso sono in condizione di "irregolarità" a causa di leggi che negano la possibilità di avere documenti regolari, creando un paradossale corto circuito. La sua apertura ai Cie è dunque un allarmante passo indietro, la cui gravità non è certo attenuata dalle precisazioni sulla necessità di rispettarvi i diritti umani o di prevedere che vi siano realizzati dei percorsi di regolarizzazione. La Toscana ha tutte le carte in regola per attuare politiche completamente alternative a quelle delle destre; le sue prese di posizione lasciano invece presagire l'intenzione di rinunciare a svolgere un ruolo di sperimentazione e proposta".

"Non le nascondiamo - conclude la nota - la nostra sorpresa e la nostra grande preoccupazione, perciò la invitiamo a un immediato e largo confronto con le forze professionali, culturali, associative e politiche che in questi anni in Toscana hanno offerto copiosi esempi di intelligente, fruttuosa e democratica relazione con le comunità, le famiglie, le persone di nazionalità non italiana che vivono e lavorano nella nostra regione. Siamo convinti che un confronto del genere potrà condurre alla formulazione di proposte innovative, lungimiranti e coerenti con le migliori tradizioni democratiche della nostra regione."

Le associazioni pisane e i sindacati

Tra i primi a esprimere le loro perplessità, i volontari di Fratelli dell'Uomo, che dichiarano: "Dopo che la Toscana si era distinta con la recente legge regionale che in qualche modo garantiva alcuni aspetti della vita dei migranti come la salute, questa dichiarazione di Rossi ci risulta del tutto inappropriata se non sconvolgente. Un partito democratico che aspira alla partecipazione della cittadinanza e che ha assistito al movimento di opposizione alla costruzione dei CPT in Toscana, non può acconsentire alle richieste del Ministro Maroni e riproporre adesso la costruzione dei CIE. Questo, ne siamo sicuri, peserà sul popolo di sinistra, soprattutto a due mesi dalle elezioni regionali."

Anche l'associazione Mezclar- ambulatorio migrante  del Progetto Rebeldìa commenta Rossi:"La teoria che stava dietro la costruzione dei CPT certo non era diversa da quella che oggi Rossi auspica per i 'tanti e piccoli CIE' che vorrebbe sparsi per la Toscana. La detenzione preventiva, per quanto l'irregolarità di presenza sul territorio sia penalmente punibile con l'approvazione del nuovo decreto, rappresenta una preventiva negazione di diritti per persone che giungono nel nostro paese. Ma Rossi fa un passo in più in questa sua dichiarazione, del tutto allineata con quanto richiesto dal Ministro Maroni. Facendosi scudo di belle parole, sicuramente politically correct, come integrazione e possibilità di lavoro, pensa ai CIE come luoghi dove il proprietario terriero, l'imprenditore del comprensorio del cuoio, o il capocantiere possa cercare braccia da lavoro. Una vera e propria fiera di schiavi, di cui quello che poi interessa è che possano essere utili alla nostra economia. Ma i fatti di Rosarno allora non hanno proprio insegnato niente?"

"E queste - conclude Mezclar - dovrebbero essere le premesse di governo di chi si candida a Presidente della nostra Regione, una regione che ricordiamo ha una storia e una sensibilità che certo si opporrà ai CIE come si è opposta in passato alla costruzione dei CPT."

Fuori dal coro la voce di Don Armando Zappolini, presidente della Onlus Bhalobasa, che invece ha dichiarato di "non voler dare eccessivo peso alle cose uscite sui giornali". Per Don Zappolini, "Rossi sicuramente non voleva esprimere un'apertura ai Cie 'tout court'. Lui è l'assessore che ha dato la sanità agli irregolari qui in Toscana, dubito proprio che ci sia un'impostazione diversa da quella che ha espresso in tutti questi anni. Personalmente ho piena fiducia nel suo operato e sulla buona fede delle sue proposte".

Più cauto è anche il segretario generale della Cgil Gianfranco Francese, che ricordando la campagna sui diritti dei migranti promossa dal suo sindacato, ha espresso dubbi sulle dichiarazioni riportate sui giornali: "Non credo che Rossi abbia voluto intendere una reale apertura ai Cie, ma formulare una proposta ben diversa che non è stata recepita come tale. E' risaputo che i Cie sono luoghi inumani che non risolvono i problemi. Mi sembra che Rossi invece abbia parlati di centri nei quali sarebbe previsto anche l'inserimento nel lavoro, che sono tutt'altra cosa".

A chiudere in perplessità invece è Africa Insieme, secondo la quale "sono principalmente due gli elementi che saltano all'occhio. Il primo è che c'è stata una rottura rispetto alla storia della Toscana, fatta di accoglienza e apertura. Il secondo è che evidentemente Rossi non sa cosa siano esattamente il Cie, visto che da dieci anni ormai si parla della loro inutilità e della loro disumanità. Sembra infatti che lui confonda i Centri di Espulsione con i centri di accoglienza, visto che parla di mediazione culturale e inserimento lavorativo. Terremmo comunque alta la guardia".

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