02/02/10 08:57 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Rossi insiste sui Cie in Toscana: "C'è un volontariato, anche di orientamento cattolico che può proporsi per la gestione di queste strutture" 2

Il candidato del Pd rilancia sulla possibile apertura di Centri di identificazione ed espulsione e chiama in causa le associazioni di orientamento cattolico per la gestione delle strutture. La rivolta del mondo antirazzista in tutta la Toscana. La lettera aperta di Moreno Biagioni a Enrico Rossi

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I Cie, Centri di identificazione ed espulsione per immigrati clandestini che il governo intende attivare anche in Toscana, potrebbero essere gestiti dalle associazioni di volontariato, "anche cattolico", attive sul territorio.

A dichiararlo è l'assessore regionale alla Salute e candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Enrico Rossi in una conferenza stampa svoltasi sabato a Firenze. Il neo candidato prosegue, quindi, sulla linea di apertura riguardo alla possibilità di aprire un Cie nella nostra Regione, smentendo di fatto la linea tenuta da Claudio Martini, nonostante le critiche ricevute dal mondo dell'associazionismo e da diverse forze politiche.

"C'é un volontariato in Toscana, anche di orientamento cattolico - ha spiegato Rossi - che può proporsi alla gestione di queste strutture". Quanto all'apertura dei Cie, profilata dal ministro dell'Interno Roberto Maroni in tutte le regioni dove ancora non sono presenti, Rossi ha chiarito che "la prima mossa tocca al governo nazionale: quando ci sarà fatta una proposta noi diremo le nostre condizioni".

"Non devono essere - prosegue il candidato del Pd - luoghi di detenzione preventiva; preferiamo che siano centri dove debbano essere rispettati i diritti umani e che siano collocati in strutture non grandi ma tendenzialmente piccole. Penso anche che bisogna fare in modo che in queste strutture non si stia per più di due mesi, e penso infine che per alcune situazioni che sono identificabili, sia possibile proporre processi di regolarizzazione, ovviamente non per chi si è fatto carico di reati gravi".

Con queste dichiarazioni Rossi riesce a raccogliere importanti consensi a destra. "Forse con questo centrosinistra - afferma in una nota il deputato del Pdl Gabriele Toccafondi - e con Rossi si può dialogare. La sua apertura sui Cie non deve cadere nel vuoto e rappresenta una novità assoluta rispetto alle chiusure di Martini e della sinistra". Plaude al candidato per la presidenza della guinta regionale toscana anche Alessandro Cresci, coordinatore provinciale di Firenze dell'Idv e consigliere provinciale fiorentino: "Bene l'apertura di Rossi. Un Cie per ogni regione che rispetti i diritti dell'uomo è un punto di programma".

Un no netto viene invece da Alessia Petraglia (Sel) che chiede a Rossi di "non inseguire la destra sulla politica per l'immigrazione". Contraria anche Sinistra per la Costituzione che "ricorda a Rossi la normativa" e gli chiede "di ritirare questa apertura nei confronti dei Cie. Se la regione vuol fare un'altra cosa lo faccia con chiarezza, legiferi autonomamente e affronti la questione come un problema sociale e non di ordine pubblico, lasciando perdere i Cie". Una ferma opposizione viene anche dalla Federazione della Sinistra contraria ai Cie: "Enrico Rossi dice di voler rispondere sì ai CIE 'se e quando' il governo glielo chiederà. Poi delinea una sua idea astratta dei CIE che non risponde a quanto impone la legge. Per quanto ci riguarda, coerentemente con quanto già votato dall'ttuale maggioranza solo pochi mesi fa, dichiariamo la nostra più totale contrarietà ai CIE".

In rivolta anche il composito e vasto mondo dell'antirazzismo in tutta la Toscana. Tra le tante voci che hanno preso parola contro le dichiarazioni di Rossi, pubblichiamo di seguito una lettera aperta di Moreno Biagioni, da molti anni consulente dell'ANCI Toscana, l'organizzazione dei Sindaci della nostra regione, che si occupa specificamente delle politiche migratorie, al candidato al Pd per la Presidenza della Regione Toscana.

"Egregio Presidente" (futuro nel suo caso), diceva Boris Vian nella canzone "Il disertore", "(...) non ce l'ho con lei"... ed io posso affermare sicuramente la stessa cosa. Anzi, sto cercando di darmi valide motivazioni per votarLa nelle elezioni di fine marzo.

Occorre, però, perché riesca a portare a buon fine questa mia intenzione, che Lei non si avventuri su terreni che evidentemente non conosce, forse perché troppo preso dai suoi impegni in campo sanitario.

Ho letto infatti su La Repubblica che sarebbe favorevole alla realizzazione di un Centro di Identificazione ed Espulsione in Toscana purché abbia regole nuove e rispetti i diritti. Ed ha aggiunto anche che i Centri dovrebbero essere in grado di offrire una regolarizzazione attraverso l'inserimento lavorativo [si tratta di frasi virgolettate].

Ebbene, verrebbe voglia di dire: ma in che mondo vive? Per caso, crede ancora alle favole?

Vi è infatti una vastissima documentazione (testimonianze, filmati, reportages giornalistici, documenti di giuristi etc.) su cosa sono e come funzionano i Centri di detenzione per immigrati irregolari (i CPT Centri di Permanenza Temporanea di un tempo, divenuti, con i recenti peggioramenti alla legge Bossi Fini, CIE Centri di Identificazione ed Espulsione -, nei quali la permanenza è sempre meno temporanea da un mese siamo ormai arrivati a 18 mesi come limite massimo di detenzione, si badi bene senza aver commesso alcun reato -). E vi è anche un'ampia relazione redatta da una Commissione istituita dal Governo Prodi durante la sua seconda breve esperienza, la Commissione De Mistura, composta da tecnici, esperti, esponenti del volontariato e dell'associazionismo, tutte persone sensate e ragionevoli, non certo pericolosi sovversivi. Ne veniva fuori un quadro dei CPT assai preoccupante (e da allora la situazione non ha fatto che peggiorare, in sintonia con i provvedimenti sempre più razzisti del Governo Berlusconi).

Recentemente, in un Convegno di giuristi tenuto significativamente a Lampedusa, Ferrajoli ha riepilogato, nell'introduzione, le aberrazioni degli attuali provvedimenti rivolti ai migranti, a partire dal reato di clandestinità e dai centri di detenzione.

Come si fa allora a considerare i Centri quali punti di passaggio per l'inserimento lavorativo ed a sostenere che siamo d'accordo a farli, i Centri, purché siano rispettati i diritti? Il primo diritto da rispettare sarebbe indubbiamente quello di non essere reclusi per una semplice irregolarità amministrativa (si tratta dell'anomalia giuridica che sta alla base dei Centri e che in effetti sancisce l'esistenza di un diritto separato per i migranti). Credere a Centri umanamente accettabili è come ritenere che si possa, in qualche modo, umanizzare la tortura.

Le chiedo quindi di documentarsi in modo adeguato e le fornisco, in sintesi, 3 buone ragioni affinché possa riflettere e ripensare tutta la questione:
i CIE rientrano appieno anzi ne sono un cardine - nelle politiche di esclusione, di respingimento, di chiusura degli attuali governanti, politiche che contribuiscono in modo determinante allo sviluppo nel Paese di un razzismo sempre più diffuso e radicato;
i CIE sono un'aberrazione giuridica (al di fuori della Costituzione, secondo molti giuristi);
i CIE sono incompatibili con l'ispirazione di fondo della legge regionale sull'immigrazione (quella legge avversata dal Governo che riconosce alcuni elementari diritti anche ai migranti irregolari).

Se la Toscana - istituzioni e società civile attiva uniti come nel passato - continuerà a dire di no ai CIE darà un segnale importante per l'intero Paese, un segnale che può fare da punto di riferimento per quanti sul territorio cercano di contrastare, con esperienze volte a tutelare i diritti, i provvedimenti governativi ed il clima razzista. Prima che si arrivi ad una deriva irreparabile (a cui siamo, del resto, molto vicini).
Spero sinceramente che non voglia mettersi sulla scia degli amministratori e purtroppo ne esistono anche fra quelli di centro-sinistra che si pongono nell'ottica degli interventi securitari (le ordinanze contro i lavavetri, i mendicanti, i giocolieri e simili), con l'intento di captare così maggiori consensi e non accorgendosi di dare soltanto basi più solide alle politiche del Governo.

Può anche darsi che nelle sue affermazioni si sia ispirato alla furbizia di Bertoldo, che non trovava mai l'albero di suo gradimento a cui avrebbero dovuto impiccarlo, e cioè che abbia voluto dire no al CIE ponendo una condizione impossibile (quella di un Centro in cui vengono rispettati i diritti).

Ebbene, Le dico comunque che non è tempo di furbizie ma di affermazioni chiare e nette, che diano il senso di un preciso impegno per una decisa inversione di rotta rispetto al degrado attuale.

La saluto cordialmente.

Moreno Biagioni

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2010/02/02 12:02:54 dubbi pisani Rapporto De Mistura: http://www.anolf.it/download/rapporto_CPT_2007.pdf

Abraham Yehoshua a Pisa per la Giornata della Memoria 2012 - di redazione

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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