Via libera alla realizzazione del rigassificatore off shore della Olt al largo della costa tra Pisa e Livorno. Il Consiglio di Stato ha infatti definitivamente respinto, con due distinte sentenze pubblicate ieri, i ricorsi presentati da Greenpeace e dal comitato di cittadini contro il decreto autorizzativo dell'impianto del 2006 e ha bocciato i ricorsi che erano invece stati parzialmente accolti dal Tar della Toscana.
Il Consiglio di Stato ha dato ragione a Olt rilevando che il ricorso di Greenpeace era "irricevibile o, comunque, improcedibile" perché presentato oltre un anno dopo il decreto autorizzativo dell'impianto e non nei 20 giorni previsti dalla legge.
Relativamente invece al ricorso presentato dal comitato degli anti-off shore, il Consiglio di Stato ha rilevato che i ricorrenti non erano sufficientemente legittimati a intentare un'azione contro il progetto, in assenza della cosiddetta "vicinitas", ovvero "stabile collegamento" con l'area interessata dall'azione amministrativa.
In sostanza, secondo i giudici del Consiglio di Stato le associazioni (Medicina democratica e Forum ambientale), oltre ai circa 200 singoli cittadini ricorrenti, non sono legittimati a chiederne lo stop perché, scrivono i giudici, "riconoscere la legittimazione ad impugnare le autorizzazioni amministrative per la realizzazione di un simile impianto a qualsiasi cittadino residente nei Comuni limitrofi allo specchio di mare o al territorio interessato dal progetto significa, in definitiva, dare ingresso ad un'azione popolare, il che sarebbe in contrasto con le basilari regole del processo amministrativo.
Non si è fatta attendere la risposta del Comitato contro il Rigassificatore Offshore che non esita a parlare di "sentenza politica, che ha evitato di entrare nel merito delle argomentazioni che avevano spinto il TAR Toscana ad accogliere il ricorso dei cittadini: il problema è stato risolto alla radice semplicemente ignorandolo".
"Siamo allibiti e sconcertati - si legge in una nota - dopo aver letto le poche e striminzite paginette con cui il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della OLT contro la sentenza del TAR Toscana che aveva annullato l'autorizzazione alla realizzazione del rigassificatore offshore al largo delle coste livornesi".
Dal Comitato viene messa in evidenza la contraddittorietà delle argomentazioni addotte: "Il ricorso dei cittadini viene ritenuto irricevibile in quanto erano passati più di 60 giorni fra la data di autorizzazione e la presentazione del ricorso popolare, evidentemente il TAR Toscana è composto da giudici talmente sprovveduti da non saper neppure fare due conti. Peccato che i 60 giorni non partono dal 26 febbraio ma dal 16 marzo, data di pubblicazione dell'autorizzazione sulla Gazzetta Ufficiale, come gli stessi giudici della Consiglio di Stato hanno fatto rilevare nella sentenza parallela riguardo il ricorso della OLT contro Greenpeace. Ma allora i 60 giorni partono dal 26 febbraio (sentenza dei cittadini livornesi) o dal 16 marzo (sentenza Greenpeace)?"
"Il ricorso non sarebbe stato comunque neppure presentabile - proseguono i No off-shore - perché i cittadini non hanno nessun stabile collegamento con l'impianto contestato. Questo vuol dire che poiché il rigassificatore si trova in alto mare, l'iter autorizzativo avrebbe potuto essere anche pieno di pecche e vizi sostanziali e formali ma nessun cittadino avrebbe comunque potuto opporsi. Evidentemente gli eccellenti giudici del Consiglio di Stato pensano che il ricorso avrebbero dovuto farlo le stelle marine che campeggiano nelle bandiere del nostro Comitato.
O forse le balene che dovrebbero trovare anche in quelle acque il loro santuario".
Due sono, quindi, le considerazioni generali che il Comitato tiene a sottolineare: "La prima lezione di questa sconcertante sentenza è che in mare, cioè in uno spazio che è di tutti, i soliti eccellenti possono fare quello che vogliono, mentre i cittadini non hanno alcuna possibilità di far valere i loro diritti né di far rilevare errori ed omissioni (proprio quello che accaduto per l'impianto della OLT, come aveva fatto rilevare il TAR Toscana). La seconda è che le popolazioni che si battono per la salvaguardia della propria salute e dell'ambiente non devono aver voce negli iter autorizzativi. Questo punto di vista riecheggia quello di tanti politici e imprenditori infastiditi dalle battaglie delle popolazioni".
Nel frattempo prosegue la discussione sulla possibile realizzazione di un secondo rigassificatore nella zona di Rosignano. Infatti nella giornata di ieri si è svolto un incontro tra il Presidente della Regione, Claudio Martini, e una delegazione dei gruppi e partiti contrari al progetto di Edison per l'installazione di questa nuova struttura sulla costa livornese.
"Sul progetto del rigassificatore di Rosignano - ha detto Martini al termine dell'incontro - siamo disponibili a ragionare, ma senza smarrire la rotta e senza dimenticare la bussola rappresentata dal Piano energetico regionale. Il nostro obiettivo è riuscire a trovare un punto di equilibrio virtuoso, e al tempo stesso dinamico, tra assetto industriale intorno al polo Solvay e sviluppo turistico dell'area".
"Le divisioni sono anche indice di democrazia, ma occorre ricomporre la frattura - ha aggiunto il presidente della Regione - esistente oggi all'interno di una comunità locale spaccata verticalmente. Credo che da questo punto di vista la legge regionale sulla partecipazione possa dare un contributo notevole, guidando la discussione e giungendo ad un pronunciamento vero su un progetto compiutamente definito".
Alla riunione erano presenti, tra gli altri, spiega una nota, i due portavoce del comitato dei contari, Monica Ciucchi e Augusto Menconi, Giovanni Guidi di Confcommercio, Paolo Biasci di Confesercenti, Simone Ferri Graziani di Coldiretti, Giovanni Conte di Confartigianato, e i rappresentanti di Pdci, Prc e Sinistra ecologia e libertà e Verdi. Al presidente regionale è stato anche consegnato un documento redatto dal gruppo consiliare "A sinistra per Rosignano" hanno consegnato al presidente un documento in cui hanno sintetizzato le ragioni del loro "no". Martini ha detto che lo consegnerà sia all'assessore regionale all'ambiente che al comitato tecnico regionale che aveva espresso un parere positivo, accompagnandolo da una sessantina di prescrizioni.
«In Toscana - ha concluso Martini, che ha ricordato come sia pur in presenza di un via libera tecnico si è assunto l'onere di esprimere il "no" della Giunta regionale - così come in politica, c'è bisogno di rigore, anche se di fronte ad elementi nuovi e finora non ancora valutati siamo pronti a riaprire la discussione".
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