05/02/10 10:00 | autore: danilo soscia Stampa

Protezione Civile Spa: "Governare attraverso l'emergenza" 0

L'intervista di Pisanotizie a Manuele Bonaccorsi, giornalista di "Left" e autore di "Potere assoluto. La protezione civile ai tempi di Bertolaso", in occasione del suo intervento a San Giuliano in seno all'incontro "No alla Protezione civile SPA", organizzato dalla Confederazione Cobas e dalle Rdb

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La Confederazione Cobas e l'RdB hanno promosso nella giornata di ieri (giovedì 4 febbraio) presso la sala consiliare del Comune di San Giuliano un incontro dal titolo; "No alla Protezione civile SPA". Un occasione d'incontro per discutere sui progetti di modifica che interesseranno nel presente e nel futuro del dipartimento attualmente guidato da Guido Bertolaso. Sono intervenuti molti rappresentanti del volontariato locale, Federico Meini (Vicesindaco del comune di Vecchiano), Federico Giusti (Cobas Pubblico Impiego), Paolo Catola (Rdb Vigili del fuoco), Andrea Ferrara (Sava), Manuele Bonaccorsi, giornalista di "Left" e autore del libro "Potere assoluto. La protezione civile ai tempi di Bertolaso" (Edizioni Alegre, 2009). Ed è proprio a quest'ultimo che Pisanotizie ha rivolto alcune domande a proposito della sua inchiesta sulle dinamiche che hanno modificato il senso e l'operato della Protezione Civile in Italia.

Il Dipartimento diretto da Guido Bertolaso non si occupa soltanto di soccorsi in caso di calamità naturali ma decide la ricostruzione delle città disastrate, amministrando risorse finanziarie di proporzioni rilevanti. Come opera oggi in Italia la Protezione Civile?

Partirei più che altro dalle conseguenze del modo di operare espresso dalla Protezione Civile. Non è necessario andare a ripescare episodi remoti nella storia, basta guardare a quanto accaduto a Natale lungo l'argine del Serchio. Un disastro che era possibile prevedere, forse non nella sua 'misura', ma senz'altro nella sua dimensione logistica.

La prevenzione rientra negli incarichi fondamentali?

La Protezione Civile, per sua stessa costituzione, avrebbe il compito di 'prevedere', ovvero intervenire prima che le calamità accadano. Non a caso, la legge prescrive per la Protezione Civile il compito di 'prevedere' e di 'prevenire'. Quanto sarebbe costato mettere in sicurezza gli argini del Serchio? Non sono un ingegnere, ma immagino alcuni milioni di euro. Per il G8 della Maddalena sono stati spesi oltre 300 milioni di euro per opere rimaste inutilizzate e dunque abbandonate.

La calamità in quanto tale non è contemplata forse dall'ordine di prevenzione della Protezione Civile.

Vorrei ricordare un fatto. 2007, a Messina si verifica una frana del tutto simile a quella che c'è stata nello scorso autunno. Subito dopo quell'evento, la Protezione Civile intervenne con lavori quantificati in 3 milioni di euro, un centesimo di quello investito per la Maddalena. E, infatti, la frana ha fatto 36 morti. Dovrebbe dunque sorgere un dubbio. La Protezione Civile non prevede né previene l'emergenza, gestisce appalti.

E' un caso?

Non è un caso, certo. La Protezione Civile è l'unico ente in Italia che può agire in deroga all'intero corpus normativo dello Stato. Faccio ancora riferimento alla Maddalena, dove le ovvie norme richieste dall'Europa per la gestione delle gare d'appalto non sono state rispettate, in virtù del principio che la Protezione Civile può operare secondo una legalità 'altra'.

Qual è il fine non dichiarato di questo modo di agire?

Utilizzare l'emergenza per governare. Creare uno stato d'eccezione permanente al quale Berlusconi può rispondere con interventi speciali. In ultima analisi, nelle sue mani si trova concentrato così un potere assoluto che nessun altro possiede. L'emergenza di per sé legittima questo tipo di situazione. Tuttavia, la gestione di un'emergenza può procedere secondo molti percorsi. E' chiaro: se si è verificato un terremoto, come nel caso de L'Aquila, da subito si deve installare una tendopoli e per farlo non dovrò chiedere il parere di un urbanista, perché devo offrire immediatamente un alloggio agli sfollati.

Qual è stato dunque il passaggio poco virtuoso che ha condotto la Protezione civile a diventare 'altro'?

Quando diventa 'emergenza' anche il viaggio pastorale del Papa, un vertice internazionale, una kermesse sportiva, o addirittura il traffico di una città, ecco che l'utilizzo dei poteri al di là della ratio consueta, generano un potere assoluto, un governo fuori dal rispetto delle leggi.

Con quali conseguenze?

Il potere non procede più dal basso verso l'alto, ma viene 'emanato' dall'alto verso il basso.

Dove conduce tale concorso di 'devianze'?

Siamo ormai allo 'stato d'eccezione'. Un regime autoritario si costruisce sullo 'stato d'eccezione', sull'emergenza.

Nel suo libro la gestione del terremoto aquilano è un caso-modello.

Un'analisi scientifica del modello di ricostruzione applicato a L'Aquila descrive alla perfezione l'origine e l'andamento dello scempio che si sta compiendo. La ricostruzione di una città è cosa complessa, per la quale occorrono anni. Fino a qualche tempo fa, in Italia, i passaggi seguiti in caso di terremoto sono quasi sempre stati tre: la costruzione di un alloggio di emergenza, la valutazione della medesima nel suo decorso, la ricostruzione dell'esistente là dove possibile.

Qual passaggio è mancato in questo caso?

Bertolaso ha saltato, per così dire, il passaggio intermedio. Nessuna valutazione, nessuna considerazione sull'eventualità di tirare nuovamente su quello che era crollato. Fuori da qualsiasi piano urbanistico, sono state costruite case avulse dalla pianta attuale della città. Un centro abitato è un corpo vivo e non si migliora la sua condizione se gli si modifica repentinamente il volto. Privare L'Aquila del suo centro equivale e decretarne la morte. Attraverso il piano case, Bertolaso ha urbanizzato la campagna senza affrontare il problema principale della ricostruzione, e soprattutto dello sviluppo economico del territorio.

Quale sarebbe stata l'alternativa?

Per alcune case terremotate sarebbero bastate poche migliaia di euro. Ma ormai molti dei loro abitanti potrebbero scegliere di non farvi più ritorno. A L'Aquila sono state restaurate prima le chiese e i monumenti, ma si è totalmente dimenticata l'emergenza vera e propria, ovvero quella economica. L'Aquila muore, con l'aggravante che  le scelte che l'hanno riguardata non sono mai state discusse in virtù dello statuto speciale di cui sopra.

La Protezione Civile agisce in deroga alle leggi. Ma la società si può ancora opporre.

La popolazione è stata ridotta al silenzio. La politica del controllo è realizzata scientemente con il fine di rendere il cittadino un soggetto passivo. In tal senso, il precedente più grave si è verificato in Campania, durante l'emergenza rifiuti. Emergenza risolta, infatti, a danni della popolazione. Una soluzione apparente, basata sul fatto che le norme sulla salute non contano più e, ancor più grave, sulla repressione della protesta con la previsione di una condanna fino a cinque anni di prigione per chi avesse manifestato. Tutto questo non riguarda né l'emergenza, né la soluzione dell'emergenza.

E per quanto riguarda 'Protezione Civile spa'?

Si tratta di una privatizzazione a tutti gli effetti, è inutile che lo si neghi. E non riguarda solo la proprietà, ma la logica attraverso la quale si gestisce un'azienda. Il privato è sempre di qualcuno, ha sempre un 'padrone'. E anche se in questo caso il proprietario, per così dire, sarebbe il Presidente del Consiglio, le logiche rimarrebbero pur sempre quelle del privato, fuori dal controllo degli enti locali, delle associazioni, del volontariato. Contro questa eventualità si è mobilitata non solo l'opposizione, ma anche la società civile. Non sono mancati gli appelli dall'assemblea dei terremotati aquilani per ricondurre la protezione civile alla sua condizione originaria.

- Leggi l'appello dell'Assemblea dei terremotati aquilani alla Protezione Civile

 

Abraham Yehoshua a Pisa per la Giornata della Memoria 2012 - di redazione

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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