Ancora nessuna risposta dal governo
sulla firma dell'ordinanza della Protezione Civile per lo
stanziamento dei primi 20 milioni di euro. Quello che doveva essere
un primo slittamento di 48 ore, si sta rivelando in realtà un
ritardo a tutti gli effetti.
Il comitato delle aziende dà
come termine ultimo il 12 febbraio prossimo prima di procedere con forme di protesta più incisive, mentre il comitato degli
agricoltori è davvero agguerrito per l'esclusione da tutte le
riunioni con la protezione civile, e dall'incontro con Bertolaso
dello scorso 31 gennaio.
Si sfoga infatti Alessandro Banti,
portavoce del comitato agricoltori: "Siamo innanzitutto
indispettiti, perchè nessuno ci ha invitati alla riunione con
Bertolaso della settimana scorsa."
"La nostra prima grossa
preoccupazione - spiega Banti - riguarda proprio il fatto di essere
stati esclusi dai processi di ritorno alla normalità: ci
sentiamo considerati come figli meno importanti, e non lo
troviamo giusto."
"Nel nostro caso ci sono tempi di lavoro
che non possono essere ulteriormente rimandati - prosegue il portavoce degli agrcoltori - si tratta di ritardi
che comprometterebbero l'intera stagione a venire. Un disastro.
Dobbiamo non solo bonificare i terreni, quindi pulirli, togliere i
detriti, i rami, la sabbia che è rimasta depositata, ma
occorre anche prepararli alla primavera, quindi procedere con gli
antiparassitari e così via. Se solo ci mettessero a
disposizione un sito nel quale poter trasferire i rifiuti, lo faremmo
anche da soli. Il problema è che nessuno ci fa sapere nulla, e
i nostri terreni sono ancora invasi e inagibili."
Continua Banti "Se ci dessero facoltà di
liberare i nostri terreni, in una settimana potremmo sgomberarli, ma al momento le istituzioni non ci consentono di farlo perchè, dicono che non ci sono luoghi adatti per scaricare i rifiuti".
Sono una cinquantina le aziende
agricole colpite dall'alluvione, "Ma per noi è molto difficile
fare una stima dei danni, perchè intanto ci vorrebbero degli
agronomi in grado di supportarci in questo calcolo, e poi perchè
per il nostro settore, le conseguenze di quello che è successo
si possono quantificare solo dopo un po' di tempo. Per esempio, chi
aveva dei frutteti sa già che ha perso il raccolto di 5/6
mesi, e non sa quanto il sale abbia danneggiato il terreno e le piante per le
prossime coltivazioni. I danni insomma, sono tutti da quantificare, e occorrono esperti che sappiano farlo."
"Non vogliamo più rimanere in
disparte rispetto alle industrie o agli altri cittadini colpiti - conclude senza mezzi termini Banti. La
prossima riunione sarà l'8 febbraio con il comitato degli
agricoltori della zona lucchese, e a quel punto valuteremo anche
insieme a loro quali saranno le forme di protesta più
opportune".
Anche sul fronte delle industrie le cose non vanno meglio. Abbiamo contattato Valterio Castelli,
portavoce del comitato aziende alluvionate, che ha confermato
l'assenza di novità rispetto all'ordinanza della Protezione
Civile: "Nessuno sa ancora nulla. Abbiamo chiamato la Provincia, la
Regione, stiamo scrivendo in questo momento una lettera alla
Protezione Civile, ma non ci sono risposte. Avrebbero dovuto firmare
l'ordinanza già tre giorni fa, e invece continuano a rimandare
di 24 ore in 24 ore la discussione. Così, come sul fronte del
blocco per i tributi, non ci sono ancora decisioni ufficiali".
"Abbiamo scritto a Bertolaso -
prosegue Castelli - in merito alla nostra perplessità, che è
principalmente quella di non essere sufficientemente informati di
quello che viene deciso sul nostro futuro prossimo. Per questo
abbiamo deciso di dare come termine ultimo il 12 febbraio, dopo di
che certamente ci presenteremo con le forme di protesta che riterremo
più opportune."
La cosa che proprio non va giù
sono i tempi di reazione: "Quaranta giorni per provvedimenti
d'urgenza sono davvero troppi - dichiara Castelli. Noi in
quaranta giorni abbiamo cercato di tornare alla normalità,
attivando tutto ciò che era possibile, e il governo in
quaranta giorni non è stato in grado di far approvare un
decreto. Siamo stati fin troppo corretti nonostante i problemi, e le
carenze di risposte".
Dal punto di vista regionale il
comitato si ritiene soddisfatto del decreto approvato: "Si tratta
adesso di valutare il modo in cui verrà stilato il
regolamento. Speriamo principalmente due cose: primo, che il
regolamento sia scritto in tempi brevi; secondo, che vengano recepite
le nostre osservazioni, altrimenti ci saranno troppi fattori di
rallentamento.
Sul regolamento infatti, verranno
inseriti i parametri di accesso agli aiuti: se fra questi verranno
inseriti dei massimali, oppure clausole sulla regolarità dei
tributi è chiaro che non potremo accettare. Questo dev'essere
chiaro".
Nel frattempo ieri, in Commissione Territorio e Ambiente del Consiglio regionale della Toscana, è iniziata l'analisi di un corposo fascicolo del gruppo di lavoro istituito dalla Giunta toscana sulle alluvioni di Natale. Alla commissione, incaricata dal Consiglio regionale di svolgere un'indagine per individuare le cause di rottura degli argini, gli interventi di emergenza a breve termine e gli investimenti strutturali sul lungo periodo, i tecnici hanno relazionato su cosa è stato fatto, quello che si sta facendo e ciò che sarà necessario fare. Vista la mole di informazioni date, le primissime valutazioni e l'intervento del Governo nazionale ancora da determinare, secondo il presidente della commissione Rosanna Pugnalini (Pd) una relazione "conclusiva ed esaustiva non è possibile". Sarà dunque compito della prossima legislatura approfondire la questione e magari continuare l'indagine. I dati forniti stimano in 350 milioni le risorse che sarebbero necessarie alle province alluvionate, ma si stanno ancora acquisendo informazioni. Una ricognizione a tutto tondo é stata fatta per risalire alle cause di un disastro scaturito da eventi straordinari, ripetibili vista la stagione, e sui quali é necessario attivare ragionamenti e approcci diversi. Secondo i tecnici regionali "la struttura di allertamento è da rivedere" è "servono nuovi parametri calibrati su limiti più bassi rispetto agli attuali".
In sintesi, la commissione ha rilevato "una fragilità arginale nota", "sottolineata più volte" in passato, e dovuta anche al fatto che gli eventi meteorologici, dal 1996 ad oggi, si presentano "in maniera diversa" per intensità e frequenza, con un rischio alluvione tutt'altro che scongiurato almeno fino all'arrivo di una stagione naturalmente meno piovosa, a cui si unisce un sistema di allertamento da rivedere e una struttura, quella della protezione civile, che necessita di aggiornamenti.
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