16/02/10 08:30 | autore: Luca Motta Stampa

Riforma della scuola: "riordino" o caos? 0

L’ufficio scolastico regionale rende noti numeri e tempi della riforma ed è polemica. Oggi alle 16 a Pisa assemblea pubblica

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Secondo quanto è stato comunicato da Cesare Angotti, direttore dell'Ufficio scolastico regionale per la Toscana, che ieri ha spiegato le linee guida contenute nella nuova riforma dell'istruzione, "nella regione la riforma della scuola secondaria superiore riguarderà 30 mila ragazzi che dal prossimo settembre frequenteranno le prime classi di licei, istituti tecnici e professionali". Infatti ha precisato Angotti , "la riforma non riguarderà tutti gli attuali 145 mila studenti, ma solo i circa 30 mila alunni che ora frequentano la terza media e che si iscriveranno alla scuola superiore. I ragazzi avranno una maggiore semplicità nella scelta e inoltre i nuovi percorsi sono destinati a migliorare gli apprendimenti!". Angotti ha assicurato che "dopo 40 anni che si rinviava, questa riforma ha escluso tagli al personale docente. I nostri docenti ritroveranno posto sicuramente". Il provvidimenti rappresentano nel complesso un "auspicato riordino" del sistema scuola che andrà a creare "finalmente una effettiva corrispondenza fra ciò che studieranno i nostri alunni e ciò che verrà loro richiesto dal mondo del lavoro".

Immediata la replica dell'assessore regionale alla Pubblica Istruzione Gianfranco Simoncini al referente territoriale del Governo, che accusa la Regione di ritardi nella emanazione di direttive che dovrebbero chiarire l'entrata in vigore dei nuovi percorsi formativi nella scuola. Per l'Assessore il rischio che famiglie e studenti non conoscano in tempo gli indirizzi dei Licei e degli Istituti tecnici e professionali cui dovranno decidere di iscriversi entro il 27 marzo è dovuto alla "mancanza della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale", in sostanza della controfirma del Presidente della Repubblica. Dura la risposta di Simonicini: "Sono solo sciocchezze. E' grave che si cerchi di scaricare sulla Regione responsabilità precise appartenenti al Governo. Noi avevamo auspicato tempi più larghi per l'entrata in vigore della riforma, che non sono stati rispettati per la fretta di mandare a casa 7500 precari a livello nazionale già a partire dal settembre prossimo". Simoncini poi aggiunge: "Noi provvederemo non appena i regolamenti diverranno effettivamente legge, recependo laddove possibile proposte di nuovi indirizzi provenienti dalle provincie". Emerge così un giudizio fortemente negativo verso una riforma che "mette a serio rischio l'offerta qualitativa soprattutto in licei ed istituti professionali".

Nel dibattito se la riforma rappresenti un "riordino" del sistema o il principio del caos, si inserisce la riflessione degli operatori della scuola e del mondo della formazione. Il movimento, che fin dall'approvazione della riforma Gelmini da parte del Consiglio dei Ministri ha osteggiato i provvedimenti previsti, non interrompe i percorsi di mobilitazione contro un provvedimento che viene considerato di fatto il "via libera" a consistenti "tagli di ore di lezione, di insegnanti e di risorse".
La "Rete precari della scuola", il "Comitato genitori insegnanti per la difesa della scuola pubblica", il "Coordinamento Collettivi medi" e il "Collettivo Universitario Autonomo"di Pisa propongono per la settimana in corso un programma di iniziative e un percorso di riflessione e di protesta contro la scuola dei tagli e della precarieta', per il diritto di tutti ad una scuola pubblica statale di qualita'. Si comincia oggi martedi' 16 febbraio alle ore 16 presso il "saloncino" del complesso Concetto Marchesi con una assemblea pubblica del mondo della formazione. L'assemblea servirà a preparare le iniziative dei prossimi giorni che vedranno il movimento contro la riforma impegnato in un presidio di protesta di fronte agli uffici del CSA (Centro Servizi Amministrativi, ex Provveditorato agli Studi) programmato per giovedì 18 febbraio alle ore 15, venerdì 19 febbraio alle ore 8,30 si terrà il corteo degli studenti medi che partirà da Piazza S. Antonio.

Comitati e collettivi di operatori e studenti vogliono denunciare gli effetti collaterali di una riforma costruita attorno a due parole d'ordine, riduzione e semplificazione: "Meno ore di scuola, meno materie, meno insegnanti, meno personale non docente, più alunni per classi, disagio crescente per bambini e ragazzi che vivono in aree periferiche del Paese, non sostituzione dei docenti assenti, cancellazione nei fatti dell'insegnamento alternativo alla religione cattolica, e una diminuzione del sostegno per i bambini e ragazzi diversamente abili".
Da un lato il sospetto degli operatori del mondo della formazione, dalla scuola all'università, è che tutto ciò venga sacrificato sull'altare del "risparmio economico", che è uno degli obbiettivi dichiarati della riforma Gelmini-Tremonti. Dall'altro il mondo della scuola teme e denuncia alcuni obbiettivi non dichiarati di questi provvedimenti. Questi obbiettivi vengono riassunti nel tentativo di "cancellare la scuola come luogo del sapere critico, per sostituirla con una sottoscuola che dia la formazione minima necessaria per inserirsi nell'apparato produttivo". Queste voci di dissenso sostengono che se in sostanza l'industria ha bisogno di una manodopera capace di adattarsi ai mutevoli e rapidi cambiamenti in atto, si vuole rispondere a questi bisogni proprio attraverso "una scuola che deve esclusivamente formare questo tipo di manodopera flessibile e precaria".

Secondo tale prospettiva dunque vengono interpretati i recenti progetti di riforma che vogliono agire "scardinando" la scuola pubblica italiana con la riduzione delle ore, il taglio delle attività didattiche di indirizzo e laboratoriali, "l'apprendistato in fabbrica al posto dell'obbligo scolastico, la standardizzazione dell'insegnamento e dell'apprendimento, e la precoce e definitiva divisione dei percorsi formativi con la banalizzazione degli istituti tecnici e professionali a scuole che insegnano la flessibilità".

Dunque i comitati e le associazioni che gravitano attorno al mondo della scuola e dell'università considerano la riforma più che una "riforma epocale semplicemente un passo indietro di 80 anni" e invitano i cittadini pisani e di tutta la provincia a partecipare alle iniziative dei prossimi giorni contro il progetto di "una scuola fatta di precari che abitui alla precarietà".

 

 

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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