03/03/10 09:02 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Polemiche per il progetto dell'impianto a biomasse a Ospedaletto 0

Il comitato "NonBruciamociPisa" lancia l'allarme e denuncia la pericolosità dell'impianto per l'inquinamento dell'aria

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Si avvia verso la conclusione il processo di autorizzazione per la costruzione di un impianto a biomassa legnosa da installare nella zona di Ospedaletto (in via Ragghianti 12), il cui progetto è stato presentato dalla TESECO S.p.a. La richiesta di autorizzazione, presentata dall'azienda alla Provincia di Pisa e protocollata a maggio del 2009, ha portato a una prima consultazione della Conferenza dei Servizi che nella riunione istruttoria del 16 luglio ha richiesto alla TESECO di fornire un'integrazione alla documentazione originaria, la quale è stata dunque presentata il 24 dicembre. A questo punto la Conferenza dovrà tornare a riunirsi per concedere o negare l'autorizzazione entro il 9 aprile. L'avviarsi a conclusione di questo iter ha nuovamente destato la preoccupazione del Comitato Non Bruciamoci Pisa, allarmato dalla prospettiva della realizzazione di un impianto a biomassa legnosa da 2.5MWe, che nella nota pubblicata di seguito spiega le ragioni della propria contrarietà.

Apprendiamo con preoccupazione e allarme che l'iter di autorizzazione per un progetto presentato ad aprile scorso da TESECO per realizzare un impianto a biomasse, da localizzarsi nuovamente nella relativa area di Ospedaletto, è vicino alla sua conclusione definitiva.

Parliamo nuovamente di allarme perché la consapevole protesta dei cittadini della zona sud-est di Pisa, all'epoca del progetto Teseco per il trattamento di rifiuti pericolosi previsto nella stessa area di 10 anni fa, produsse una indagine epidemiologica condotta dal CNR di Pisa dai risultati chiarissimi: le emissioni in 30 anni di funzionamento dell'inceneritore GEOFOR avevano incrementato il contrarsi di linfomi nell'area di ricaduta delle sostanze nocive emesse dalla combustione di rifiuti.

L'impianto a biomasse, che brucerebbe cippato di legno per produrre energia elettrica, assommerebbe un'altra sorgente di inquinamento a quella già esistente. La nostra preoccupazione è inoltre giustificata dai dati pubblicati ultimamente sui giornali relativamente alla qualità dell'aria rilevata nella centralina di Oratoio, uno dei siti più inquinati da polveri fini della Toscana, con niente da invidiare ai livelli che si raggiungono a Milano.

In questo quadro, e leggendo il resoconto della Conferenza dei Servizi del luglio scorso, ci chiediamo come sia possibile che l'unica preoccupazione della ASL Pisana sia relativa all'impatto acustico dell'impianto, e non all'aggiungersi di nuove emissioni in una zona già fortemente compromessa.

Come è possibile leggere nel resoconto sopra citato, polveri, HCl, SOx, diossine e furani sarebbero i parametri da tenere sotto controllo nei fumi dell'impianto a biomasse, oltre a quelli delle acque di lavaggio che si riverserebbero nel Fosso Ceria.

Avanziamo il dubbio che la salute dei cittadini sia un valore più importante degli interessi dell'Azienda Teseco, che con questo impianto vuole accedere ai finanziamenti dei Certificati Verdi (ex CIP6) derivanti dalle tasse che paghiamo in bolletta ENEL destinati alle fonti di energia rinnovabile.

Insieme agli altri Comitati toscani, con i quali siamo impegnati a fronteggiare una prolificazione indiscriminata di impianti a biomasse, riteniamo che definire questa una fonte rinnovabile sia una vera e propria mistificazione, se non un ritorno all'indietro, e , per usare una metafora, un vero e proprio fumo negli occhi che maschera quello di cui si tratta, ovvero sempre e comunque incenerimento ! Secondo noi l'uso razionale delle risorse derivanti dai Certificati verdi risiede nel risparmio energetico, a partire dalle strutture pubbliche, nell'incentivazione alle architetture e edilizia meno dispersiva, e nelle fonti rinnovabili prive di impatto ambientale sul territorio!

Infatti noi non siamo quelli del NO a tutti i costi, ma intendiamo richiamare gli attori principali di questa vicenda a non nascondere i problemi ed i rischi reali, magari tramite un confronto pubblico, confronto che non manca per esempio per i sottopassi ferroviari, ma risulta completamente assente per i temi di salute pubblica; chissà cosa potrebbe emergere se nella stessa zona dell'indagine CNR venissero accertate le quantità di diossina nel latte materno, come è stato fatto nei pressi dell'inceneritore di Montale-PT, riscontrando valori inquietanti.......forse converrà indagare di più e meglio prima di autorizzare tali tipi di impianto?!?

Comitato NonBruciamociPisa

 

 

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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