Gent.mo sig. Enrico Rossi,
chi Le scrive è un utente della società Nettare, che per qualche anno ha fornito il collegamento ADSL in diverse aree delle province di Pisa e Livorno, nelle quali la rete Telecom non è stata adeguata al traffico dati veloce. Da quasi due mesi il collegamento tramite Nettare non esiste più ed è noto che la società è sull'orlo del fallimento. Gli utenti implicati sono circa tremila.
I "disconnessi" hanno dato vita a un comitato, che ha organizzato nell'arco di un mese tre affollatissime assemblee. Gli enti locali, sollecitati ad intervenire, hanno dato finora una risposta deludente, al pari della carta stampata locale, che non ha certo brillato per attenzione e imparzialità. La nostra vicenda rischia così di passare come uno dei tanti episodi di dissesto aziendale ai quali ci ha abituato la nostra storia nazionale: ci vanno di mezzo lavoratori, fornitori e clienti, ma sono fatti loro, privati; si arrangino!.
Ma in questo caso non è così e proprio per questo Le scrivo. Io ho firmato con Nettare un contratto che si chiama "Abita Regione Toscana", un contratto che è il frutto di un intervento politico della Regione nel campo importantissimo del potenziamento della rete telematica. Questo è un argomento che le sta a cuore, che fa parte del suo programma elettorale: giustamente, perchè l'arretratezza della rete fissa di telecomunicazioni è uno degli aspetti del ritardo complessivo che il nostro paese continua ad accumulare, uno degli ostacoli alla ripresa dalla crisi gravissima che ci attanaglia.
Dunque: qualche anno fa l'amministrazione regionale ha fatto la scelta encomiabile di intervenire sul digital divide, investendo soldi pubblici e fondi europei (il POR-CReO-FERS 2007/2013, se non erro). Il caso Nettare segna una battuta d'arresto in questo intervento politico: come intende muoversi ora la Regione? Quale "politica del fare" intende adottare? Venga a dircelo, per favore.
Le segnalo che in sede locale si prospettano soluzioni pasticciate, "gelatinose". Nell'ultima assemblea degli utenti, tenuta il 18 febbraio in una sala del municipio di San Giuliano T., i pubblici amministratori presenti hanno implicitamente appoggiato, chiamandola a sedere accanto a loro al tavolo della presidenza, una nuova società privata, che ha preso in affitto la rete Nettare. I rappresentanti della nuova società hanno detto chiaramente che sarà riattivato il collegamento solo a quegli utenti che firmeranno con loro un nuovo contratto. Ma questa è una prevaricazione, per due motivi. In primo luogo: se prenderà il via la procedura fallimentare per Nettare, com'è molto probabile, non è affatto sicuro che il contratto di affitto già stipulato verrà mantenuto. In secondo luogo: noi utenti dovremmo fidarci ciecamente della nuova società (con la firma del contratto), senza che la stessa abbia dato, prima, alcuna prova della sua efficienza. Ci chiediamo: per quale motivo la sua sorte dovrebbe essere diversa da quella di Nettare (come peraltro le auguriamo)?
Candidato Presidente intervenga, e subito! Ci dimostri che noi "disconnessi" (quasi tremila, le ripeto) potremo darle il nostro voto, tra un mese, sicuri dell'adozione da parte della Regione di una "politica del fare" completamente diversa da quella del governo nazionale: democratica, rispettosa delle regole, cristallina.
Venga a confrontarsi con noi in un'assemblea pubblica, per cominciare.
Un utente Nettare
(lettera firmata)
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