03/03/10 08:07 | autore: la redazione Stampa

Via libera della Comunità Europea alla patata ogm, la Toscana dice: "NO" 0

Dopo 12 anni di moratoria, per la prima volta l'Europa autorizza la coltivazione di un organismo Ogm. Dure le reazioni delle istituzioni locali e delle associazioni di categoria. Il presidente della Regione Martini: "Decisioni di questa importanza, che hanno ricadute concrete sulla salute delle persone, sul lavoro, sulle tradizioni e sull'economia, non possono essere assunte senza il consenso informato dei cittadini. E questo consenso non c'è"

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La notizia ha sconcertato molti. Dopo dodici anni di moratoria, la Comunità Europea ha pronunciato il suo primo clamoroso assenso alle coltivazioni ogm e ha autorizzato il gruppo tedesco Basf a produrre in Europa la patata transgenica Amflora per due usi specifici: quello industriale (escludendo per adesso l'industria allimentare) e quello zootecnico.

Ma non è stata solo l'Amflora a ricevere il nulla osta europeo per diventare alimento per allevamenti. Insieme alla patata ogm fanno la loro comparsa anche tre nuove varietà di mais ogm, anch'esse 'programmate' per costituire mangimi animali.

La caratteristica peculiare della Amflora è un alto contenuto di amido (maggiore rispetto alle qualità attualmente presenti sul mercato) e quindi di amilopectina, un componente dell'amido stesso, fondamentale nella produzione di carta, calcestruzzo e materiali adesivi.

Ma al di là delle sue peculiarità la patata ogm è, prima ancora di arrivare nelle industrie e negli allevamenti di mezzo mondo, un caso giuridico. L'Amflora è stata oggetto di una controversia tra l'Efsa (Autoritè Ue di Sicurezza Alimentare), che ha sede nella città di Parma, e le due maggiori autorità sanitarie, l'una europea l'altra mondiale, ovvero l'Emea (Agenzia Ue del Farmaco) e l'Oms. La ragione? L'Amflora è resistente a un antibiotico fondamentale per la salute umana. L'Efsa avrebbe espresso il suo via libera contraddicendo, dunque, la direttiva Ue 2000/18 (Rilascio deliberato di Ogm nell'ambiente) che proibisce senza ombra di equivoco l'autorizzazione, e quindi l'immissione sul mercato, di quegli organismi geneticamente modificati che hanno mostrato una resistenza verso antibiotici fondamentali per la sopravvivenza dell'uomo.

Tuttavia, l'attuale esecutivo comunitario, per mano del commissario all'ambiente John Dalli, succeduto a Staros Dimas (che aveva più volte bloccato la proposta di autorizzare l'uso dell'Amflora), ha dato il suo benestare. La produzione del tubero modificato comincerà già nel corso del 2010 per mezzo della Basf che ha tenuto a precisare, intanto, che non è previsto alcun uso alimentare destinato agli uomini. Peccato, però, che questa sia una posizione alquanto controversa. E' stato ampiamente dimostrato che, presenti in mangimi e farine alimentari, gli ogm raggiungono l'uomo attraverso la carne e il latte di origine animale che nel mondo quotidianamente vengono mangiati e bevuti. E l'Amflora, proprio come altri organismi ogm, è destinata a costituire un componente dei futuri mangimi animali.

Oltre alle istituzioni nazionali, la notizia ha raggiunto subito anche quelle locali e le associazioni di categoria. Duro il Presidente della Regione Toscana (quest'ultima, tra le altre cose, co-fondatrice con l'Alta Austria della rete Ue delle Regioni ogm free nata nel 2003) Claudio Martini: "Un brutto segnale che ribalta la politica finora seguita dall'Unione europea, dove la coltivazione di Ogm era al bando dal 1998".

"Ancor più grave è il fatto che questa decisione è arrivata attraverso una forzatura, visto che in passato più volte la Commissione aveva cercato di ottenere il consenso degli Stati membri per autorizzare questo tipo di colture, senza mai ottenerlo", ha aggiunto il presidente della Toscana, che ha proseguito: "Io credo che decisioni di questa importanza, che hanno ricadute concrete sulla salute delle persone, sul lavoro, sulle tradizioni e sull'economia dei paesi, non possano e non debbano essere assunte senza il consenso informato dei cittadini. E questo consenso non c'è".

Secondo il presidente della Toscana, inoltre "al problema della tutela della salute dei cittadini, si somma quello della contaminazione da parte delle colture ogm a danno di quelle convenzionali. Contaminazioni - ha sottolineato Martini - che minacciano la sopravvivenza delle specie autoctone e delle coltivazioni tipiche". La Toscana, che dal 2000 ha una legge che vieta la coltivazione di ogm su tutto il territorio regionale, con il network Ue di regioni ogm free a cui hanno aderito circa 50 regioni, si è battuta anche in Europa per impedire la diffusione di colture ogm e per avere regole "certe e chiare" nell'utilizzo di prodotti geneticamente modificati.

"Sono certo - ha detto Martini, a Bruxelles per una serie di incontri al Comitato delle regioni Ue - che il network si mobiliterà anche contro questa decisione che, oltre alla coltivazione e all'utilizzo per fini industriali della patata arricchita, consente la commercializzazione nell'Ue di tre mais biotech". "Le parole del ministro Zaia, che si è detto contrario a questa decisione, sono da accogliere positivamente", ha quindi rilevato Martini. "Ma per essere credibili, alle parole devono seguire atti concreti. Troppe volte infatti, in passato, il governo italiano ha avuto posizioni ambigue in materia".

"L'agricoltura toscana che si fonda su biodiversità e qualità è a rischio, dopo il sì di Bruxelles alla patata ogm". E' quanto afferma, in una nota, la sezione Toscana della Cia (Confederazione italiana agricoltori) "Sarebbe stato molto più opportuno - spiega il presidente della Cia Toscana Giordano Pascucci - attendere le linee-guida annunciate dal presidente José Manuel Barroso, il quale ha rilevato, nelle scorse settimane, di non voler imporre la coltura degli Ogm ai singoli paesi Ue. Invece, la commissione di Bruxelles, con il via libera alla patata transgenica Amflora e a tre nuovi mais biotech, ha praticamente messo la parola fine alla moratoria sulla coltivazione di organismi geneticamente modificati in Europa".

Per Pascucci, inoltre, "queste decisioni dell'esecutivo comunitario vanno in netto contrasto con l'orientamento espresso dai consumatori europei per nulla favorevoli a produzioni agricole frutto di manipolazioni genetiche". "Esprimiamo tutto il nostro fermo dissenso - conclude il presidente della Cia Toscana - nei confronti di decisioni che riteniamo gravi, pericolose, dannose e frettolose, delle quali non c'era alcun bisogno. Su una materia così rilevante e che investe tutta la società, dagli agricoltori ai consumatori, non servono imposizioni drastiche, ma vanno riconosciute e garantite - come, del resto, aveva sostenuto il presidente della commissione Ue - la sovranità e l'autonomia dei singoli Stati. Ci deve essere la libera scelta dei cittadini".

"Con la pericolosa fine della moratoria in pieno contrasto con la volontà dei cittadini, la Commissione Europea ha anche annunciato la storica intenzione di presentare entro l'estate una proposta per far decidere liberamente ai singoli Stati membri se coltivare o meno Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) sul proprio territorio, invertendo l'attuale quadro normativo". E' quanto afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che questo darà finalmente la possibilità all'Italia e alle già sedici regioni che si sono dichiarate ogm free di vietare la coltivazione nei loro territori. "Stando cosi le cose - precisa Marini - l'Europa autorizzi pure quello che vuole tanto in Italia continueremo a non coltivarli".

"I cittadini italiani potranno infatti dire no anche alle patatine biotech nei campi o sugli scaffali dei supermercati mentre fino ad oggi - spiega Marini - l'Unione Europea ha sempre contrastato la decisione di Paesi e regioni di vietare la coltivazione sui propri territori chiedendo al contrario la definizione di un quadro per la coesistenza tra colture ogm e tradizionali, da cui è scaturita in Italia la decisione del Consiglio di Stato del 19 gennaio scorso con la quale si è richiesto al Ministero delle Politiche Agricole di concludere il procedimento di istruzione e autorizzazione alla coltivazione di mais geneticamente modificato".

 

 

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